

C’è qualcosa di profondamente buffo e simbolico nel fatto che l’ultima giornata di campionato si apra con il ritorno di Raffaele Palladino a Firenze mentre è con un piede e mezzo fuori pure dall’Atalanta. Succede nel turno in cui la Roma è a un passo dal ritorno in Champions dopo otto anni sotto la guida di Gian Piero Gasperini, mentre tutt’intorno il gasperinismo raccontato come un vanto del calcio italiano e un modello internazionale tende a ripiegare.
I suoi discepoli non se la stanno passando bene. Proprio come a Firenze, la nuova esperienza di Palladino si sta consumando in un tempo piccolo. Palladino porta un’idea intensa di calcio, ma non ha ancora un’autorità così grande da imporla quando le cose prendono una piega confusa, dopo una semifinale di Coppa persa con la Lazio. È giovane, preparato, serio, ma quando un ambiente chiede risposte immediate e gioco, la sua gestione del malcontento, il rapporto con tifosi e dirigenti, pare che vacilli.
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