
Il ragazzo del poster è Jalen Brunson, perché gara-3 l’ha presa con il tipo di partita che i Knicks gli chiedono nei playoff: 33 punti, nove assist, cinque rimbalzi e la gestione dei possessi in cui Philadelphia provava a rientrare. Senza OG Anunoby, uno dei giocatori più importanti di New York in questa postseason, serviva un Brunson più presente nel controllo della gara. È arrivato lui, e ora i Knicks sono avanti 3-0 nella serie, a una sola vittoria dalla finale di Conference.
Philadelphia è entrata nei playoff dopo una stagione molto irregolare, chiusa al settimo posto con 45 vittorie e 37 sconfitte. Ha battuto Orlando nel play-in, poi contro Boston ha fatto una cosa enorme: sotto 3-1, ha vinto tre partite di fila ed è diventata solo la quattordicesima squadra nella storia NBA a ribaltare una serie da quella situazione. Quel salto, però, non si è visto contro New York. I 76ers hanno perso gara-1 di 39 punti, 137-98, hanno retto meglio in gara-2 ma sono caduti 108-102, poi in casa hanno mancato la risposta che serviva: 108-94 per i Knicks, senza mai dare davvero l’impressione di poter cambiare la serie.
Il problema di gara-3 è stato soprattutto l’ordine offensivo. Kelly Oubre Jr. è stato il miglior realizzatore con 22 punti, ma il fatto che abbia tirato quattro volte più di Tyrese Maxey dice molto della confusione di Philadelphia. Maxey si è fermato a 17 punti, Joel Embiid ne ha segnati 18 con 7/17 dal campo, Paul George ne ha aggiunti 15 e VJ Edgecombe 11. Sono numeri troppo normali per una squadra che doveva giocare come se la serie fosse già sull’orlo. I 76ers hanno provato a rientrare più volte, ma ogni volta i Knicks hanno trovato una risposta, fino al parziale tra la fine del terzo quarto e l’inizio del quarto che ha portato New York in doppia cifra.
Embiid resta il nodo più grande. Se è in campo ma non riesce a dominare il centro della partita, Philadelphia perde il vantaggio teorico più evidente della serie. Con lui poco efficiente e Maxey non abbastanza coinvolto, l’attacco finisce per vivere di iniziative laterali, tiri presi senza ordine e possessi in cui New York può caricare il lato forte senza pagare troppo. In gara-4 serve prima di tutto una gerarchia più chiara: Maxey deve avere più responsabilità, Embiid deve ricevere in posizioni migliori, George deve essere più incisivo come secondo creatore e non solo come opzione di raccordo.
I Knicks, invece, hanno dato continuità al momento migliore della loro postseason. Anche loro avevano cominciato male il primo turno contro Atlanta, finendo sotto 2-1, poi hanno cambiato passo: tre vittorie di fila, tutte nette, con l’ultima chiusa arrivando anche a +61. Quella energia è passata nella serie contro Philadelphia. New York ha vinto le prime tre gare e ora ha sei successi consecutivi nei playoff. Nessuna squadra NBA ha mai rimontato da 0-3, quindi il vantaggio dei Knicks è quasi definitivo.
La notizia migliore di gara-3, oltre a Brunson, è stata Mikal Bridges. Ha segnato 23 punti e ha dato a New York una seconda fonte offensiva pulita, dopo una serie contro Atlanta in cui non era sempre sembrato se stesso. Landry Shamet ha aggiunto 15 punti, Josh Hart 12 con 11 rimbalzi. Senza Anunoby, serviva una produzione distribuita e i Knicks l’hanno avuta. La difesa ha fatto il resto: ha tolto ritmo a Maxey, ha impedito a Embiid di prendere pieno controllo dell’area e ha costretto Philadelphia a cercare punti in modo sempre più faticoso.
In regular season gli scontri diretti erano finiti 2-2, ma questa serie ha preso una direzione molto chiara. New York conduce 3-0 e può chiuderla subito in gara-4. Per Philadelphia non c’è più spazio per una partita normale.