NY nelle mani di Brunson, il vendicatore della notte

Il ragazzo del poster è Jalen Brunson, perché in una serie così tutto passa dalla sua mano sinistra e dai suoi cambi di ritmo. In gara-1 contro Philadelphia ha messo 35 punti e ha guidato i Knicks dentro una partita senza storia, chiusa 137-98, con New York capace di prendersi subito il controllo della semifinale di Conference e di arrivare a gara-2 al Madison Square Garden con la possibilità di costruire un vantaggio pesantissimo.

La serie contro Atlanta era sembrata pericolosa dopo gara-3, quando i Knicks erano finiti sotto 1-2 e il loro percorso playoff rischiava di prendere una brutta piega. Da lì, però, hanno cambiato passo: tre vittorie convincenti, poi lo stesso tono all’inizio della serie contro i 76ers. New York ha avuto due giorni in più per riposare e preparare la partita, dettaglio non secondario all’inizio di un nuovo turno, ma la superiorità vista in campo è andata oltre il semplice vantaggio fisico. I Knicks hanno giocato con ordine, hanno trovato ritmo presto e hanno potuto anche gestire i minuti dei titolari, cosa preziosa per una squadra che negli ultimi anni ha spesso pagato la profondità limitata della panchina.

Brunson resta il centro tecnico ed emotivo dell’attacco. Le critiche che ha ricevuto durante la stagione fanno parte del ruolo: se sei la stella dei Knicks, ogni possesso pesa un po’ di più. Però il dato è semplice: senza un Brunson produttivo, New York non può pensare di arrivare fino in fondo. Accanto a lui, OG Anunoby ha aggiunto 18 punti, Mikal Bridges e Karl-Anthony Towns ne hanno segnati 17 a testa. Durante la regular season i Knicks hanno avuto il quarto miglior attacco della NBA, e guardando il quintetto è facile capire perché: hanno creazione, tiro, taglia, versatilità. Ma in gara-1 è tornata anche l’altra parte del discorso, quella difensiva. Questa squadra può segnare tanto, ma può anche sporcare le linee di passaggio, cambiare con fisicità, togliere comfort agli esterni avversari.

Philadelphia arriva a gara-2 con l’urgenza di mostrare una faccia diversa. La sconfitta pesante di lunedì va letta anche dentro il contesto: i 76ers hanno appena rimontato Boston da 1-3, vincendo la serie 4-3 e passando tre volte al TD Garden. Un’impresa del genere lascia energia sul parquet. Per questo il crollo in gara-1 non sorprende del tutto, soprattutto contro una squadra più fresca e più preparata. La buona notizia, per Nick Nurse, è che anche i suoi titolari hanno potuto risparmiare minuti nel finale: la risposta in gara-2 dovrebbe essere più credibile.

Paul George è stato il miglior realizzatore dei 76ers con 17 punti, ma Philadelphia ha bisogno di ben altro dai suoi uomini principali. Joel Embiid si è fermato a 14 punti dopo aver trascinato la squadra nella serie contro Boston, compresa la tripla pesantissima nel momento più delicato di gara-7. Sulla carta, il duello con Towns dovrebbe dargli vantaggio: i 76ers cercheranno di coinvolgerlo presto, vicino al ferro e nelle situazioni in cui può obbligare New York ad aiutare. Anche Tyrese Maxey deve aumentare volume e aggressività dopo i 13 punti di gara-1. È stato lui a prendersi tanti possessi decisivi contro i Celtics, attaccando il ferro, creando vantaggi e aprendo tiri per gli altri.

New York conduce 1-0 nella serie, mentre in regular season il confronto diretto si era chiuso sul 2-2. Non ci sono assenze segnalate da entrambe le parti. Gara-2 dirà se gara-1 è stata solo il prodotto di una diversa condizione fisica o il primo segnale di una serie in cui i Knicks hanno davvero più armi, più ritmo e più margine.


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