

Il giorno-4 di Calciopoli è quello in cui la storia vira, diventando quello che la Gazzetta definisce “terremoto su Moggi”. Nel filone d’inchiesta presso la Procura di Napoli, il dirigente della Juventus è indagato per associazione a delinquere. C’è un anno di intercettazioni, e sta per essere iscritto nel registro degli indagati pure alla Procura di Roma per l’inchiesta sulla Gea. Franco Carraro, presidente della Federcalcio, promette pulizia. Lo scrittore Sandro Veronesi pone a John Elkann una questione morale e gli chiede di ripristinare il vecchio stile Juve.
“La prego – scrive in una lettera aperta alla Gazzetta – dica che Giraudo ieri parlava per sé. Faccia sorgere un po’ di dignità, in questa triste faccenda, un po’ di moralità. E guidi la sua famiglia verso la decisione giusta per il futuro della società, indipendentemente dalla punizione che, come “capo”, le toccherà di subire. Tanto, lei lo sa, non sarà certo solo – saremo in milioni a subirla: che almeno serva, dopo questo tempo di medioevale rozzezza, per tornare a identificare la Juventus con la propria vecchia, inattaccabile eleganza patrizia”.
Ruggiero Palombo scrive nel suo commento: “La sensazione che di questa maleodorante vicenda sia emersa per ora solo la punta dell’iceberg si fa sempre più consistente”.
Su Repubblica, Marco Travaglio parla di scenario inquietante e nel suo commento Gianni Mura scrive: “Da dentro il calcio finora pochissimi hanno preso la parola e se anche uno con l’esperienza di Mazzone dice che si tratta di quattro chiacchiere tra amici siamo messi male. Di un certo calcio (e di certe facce, e di certi metodi) moltissima gente ha le tasche piene. Non basta, dunque, amputarsi un pezzo di cuore e di memoria, e nemmeno manifestare solenne indignazione, nausea, disamore. Bisogna chiedere che questo calcio sia rifondato, messo in altre mani e sotto occhi più vigili. Guai a lasciar perdere l’enorme occasione rappresentata da queste intercettazioni. Due cose da fare subito, prima del Mondiale: commissariare la Federcalcio e isolare gli arbitri in una federazione loro, sul modello dei cronometristi, impermeabile alle pressioni dei vari addetti ai lavori, possibilmente con alla guida qualcuno che non si faccia usare come uno stuoino dal Moggi di turno.
Carraro ha espresso sconcerto e dolore come un tifoso qualunque, ma lui non è un tifoso qualunque: in acque dirigenziali nuota da una vita e nuota bene, visto che è sempre lì a dispetto di tanti scandali e omissioni, ma anche male, se non s’è accorto di quello che succedeva intorno e anche sotto lo stesso tetto”.