Come nascono i soprannomi dei giocatori di freccette

Quando i nuovi giocatori di freccette si registrano alla Professional Darts Players’ Association prima del loro primo torneo, tra i dati richiesti devono inserire il soprannome con cui intendono farsi chiamare per il resto della carriera. È un mondo affascinante e quando c’è un mondo affascinante a cui dedicarsi arriva Jonathan Liew dal Guardian. È lui a fare il punto su questa fenomenale attività e gli pare – a dirla tutta – che parecchi scelgono la prima cosa che gli viene in mente. Altrimenti non riesce a spiegarsi come Ross Smith sia “Smudger”, Luke Woodhouse “Woody”, Josh Rock “Rocky”. Mervyn King è “The King”. Ryan Meikle, che fa il barbiere, si fa giustamente chiamare “The Barber”. 

“Va benissimo così. Non tutti devono essere un marchio scintillante”. Ci sono degli inevitabili giochi di parole: Darren “Ice Cold” Beveridge, “Beau and Arrow” Greaves, Jan “Double” Dekker. Ci sono giocatori che si sono portati il soprannome da una vita precedente. Jonny Clayton è chiamato “The Ferret” da quando giocava come mediano di mischia a Pontyberem. Chris Dobey è diventato “Hollywood” tra gli amici di Bedlington per il suo modo di vestire. Per i giocatori che vengono dal resto del mondo, la provenienza è un elemento. Krzysztof Ratajski è “The Polish Eagle”. Antonio Alcinas è “El Dartador”. Nitin Kumar si fa chiamare “The Royal Bengal”. Xiaochen Zong, dalla Cina, è noto come “The Panda Man”, “un soprannome – dice Liew – che probabilmente non invecchierà benissimo”.

Anche le tv hanno voce in capitolo. È stato un production manager di Sky Sports, Peter Judge, a proporre di chiamare Phil Taylor “The Power” dopo aver ascoltato la canzone degli Snap! da un cd. Il commentatore Dan Dawson ha ribattezzato Dirk van Duijvenbode “The Aubergenius” per il suo passato in una fattoria di melanzane. E questo ci porta all’ultima categoria: i soprannomi troppo audaci per la televisione. 

“Tim Pusey – ironizza Liew – ha ricevuto un comunicato severo dalla PDC: il suo storico soprannome “The Magnet” non sarebbe più stato accettabile per un pubblico di famiglie. Stessa sorte per il giovane Devon Owen Bates, il cui tentativo di chiamarsi “The Master” è stato stroncato dalla buoncostume”.

Il soprannome perfetto, secondo Liew, è molto più di uno slogan accattivante. Per Peter “Snakebite” Wright ed Eric “The Crafty Cockney” Bristow, per Ted “The Count” Hankey e Andy “The Viking” Fordham, si tratta di personalità: un personaggio che si rivela al mondo – e agli avversari – per come vuole essere percepito.

“Viviamo sempre più in un’epoca in cui l’atleta professionista è un marchio personale. Da questo punto di vista – come in molti altri – le freccette sono da tempo avanti anni luce”.

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