L’ascesa della squadra di Wembanyama
Se Babbo Natale potesse affidare le chiavi del suo deposito dei regali a qualcuno di cui si fida, ecco, quelle chiavi oggi le darebbe a Victor Wembanyama e ai San Antonio Spurs. Sono loro i più bravi a distribuire gioia collettiva in questo periodo. È l’immagine scelta da Owen Lewis sul Guardian per celebrare i texani, saliti al secondo posto a Ovest dopo aver battuto per tre volte nelle ultime settimane i campioni degli Oklahoma Thunder, e diventare a loro volta un regalo inatteso ma necessario per l’NBA, una squadra capace di bucare l’aura d’inevitabilità di Shai Gilgeous-Alexander e di restituire suspense, dramma e piacere a una stagione che rischiava di scivolare nella monotonia.
Per settimane, racconta il Guardian, il quadro è stato cupo. I Thunder avevano iniziato la stagione in modo inquietante: 24 vittorie nelle prime 25 partite, scarti umilianti, avversari annichiliti, Shai Gilgeous-Alexander spesso a riposo nei quarti-periodi. Oklahoma City sembrava “capace di fare a brandelli qualunque cosa le capitasse davanti”, persino il mitico 73-9 dei Warriors 2016. Una superiorità così ripetuta, osserva l’autore, finisce però per raffreddare l’entusiasmo, “il dominio può essere elettrizzante, ma la grandezza storica perde fascino quando si ripete senza variazioni”. Alla lunga, senza incertezza, il dramma evapora – dice il Guardian – ma soprattutto non siamo mai contenti. Solo qualche mese fa, a qualcuno pareva un problema il fatto che in NBA non ci fosse più una squadra guida, una dinastia, pareva una debolezza di sistema aver distribuito otto anelli a otto squadre diverse in otto anni.
Il Guardian dice che i Thunder non sono esattamente una squadra amata dagli esteti: sfruttano con abilità la zona grigia dell’arbitraggio, con Gilgeous-Alexander che si è fatto il certificato di residenza storica nella lunetta e Alex Caruso che difende come “uno sciame di zanzare personificato”. Chi apprezza le contorsioni di Shai per strappare fischi, scrive con cattiveria controllata Lewis, probabilmente “ama anche farsi prendere a calci tra le gambe”. Tutto questo alimenta una fantasia diffusa, l’idea che con un arbitraggio ideale Oklahoma City sarebbe meno temibile. Una fantasia ovviamente sbagliata, ma sufficiente a spingere molti tifosi neutrali a desiderarne la caduta.
È qui che entrano in scena gli Spurs, con la faccia di Charles Bronson [non Jalen Brunson]. I giustizieri della notte. Dopo 21 minuti del primo scontro stagionale, San Antonio era sotto di 16 e sembrava destinata all’ennesima resa. Invece, “da quel momento hanno scatenato l’inferno” [ma questo è Russell Crowe]. Tre vittorie in due settimane hanno improvvisamente reso Oklahoma mortale. Accanto a Wembanyama, persino Chet Holmgren appare ridimensionato, e il disprezzo competitivo del francese – nei festeggiamenti, nei falli più duri, nel rifiuto stesso di considerarlo un rivale – diventa una trama dentro la trama.
Il punto più alto è arrivato a Natale, quando gli Spurs hanno battuto i Thunder di 15 in casa loro. San Antonio ha segnato 41 punti nel primo-quarto contro la miglior difesa della lega; De’Aaron Fox ha trovato varchi come chi esce a fare i regali nella Pignasecca, Gilgeous-Alexander è stato tenuto a un minimo stagionale di 22 [ventidue punti, non regali di Natale]. IL Guardian nota come i tanti tiri da tre sbagliati dai comprimari non siano sfortuna, ma il segno di un limite. Shai è “il motore offensivo più affidabile della lega”, difficile da contenere e impossibile da fermare, ma nemmeno lui può reggere tutto da solo. Quando è messo sotto pressione, viene costretto a delegare. E i meccanismi si incrinano.
Gli Spurs hanno scelto il momento giusto per manifestarsi. Hanno denudato i Thunder come nessun altro era riuscito a fare. Oklahoma non è più una macchina imbattibile, ma “semplicemente eccezionale”. Il record 74-8 non è più un’opzione, il vantaggio a Ovest si è assottigliato e per una volta i Thunder devono inseguire, cercando soluzioni contro una squadra che li tormenta come loro tormentano altri. Così diventano “un po’ più facili da apprezzare e un po’ più difficili da odiare”.
Vinceranno ancora, probabilmente già in questa stagione. Sembrano troppo più forti per restare con le ruote sgonfie a lungo. Ma gli Spurs hanno fatto il loro regalo di Natale.