Il vascello pirata dell’Aston Villa

 

   

Tifo per l’Aston Villa perché mi piaceva l’idea che avesse una vera storia, e tutta quella roba là

Il Principe William

 

  

Il vascello pirata dell’Aston Villa

Non può durare. Non ha alcun senso che duri. Eppure, continua a durare. È la premessa assurda e affascinante di questa stagione dell’Aston Villa, una squadra che aspettava da quarant’anni di tornare quella che è oggi, non ancora da titolo in Coppa dei Campioni come nel 1982 [Gary Shaw, Gordon Cowans, Tony Morley], ma da aria pura, purissima, aria da alta quota. Una squadra che sembra contraddire la logica ogni settimana, sfidando probabilità e statistica con la testardaggine dell’improbabile.

Sabato sera, a Stamford Bridge, si è presentato con una serie di dieci vittorie consecutive in Premier League. Una striscia che profuma di secolo scorso [1897, 1914 l’ultima volta] anni dell’ultima volta. Per un’ora, però, nessuno avrebbe scommesso una sterlina o un euro o un dollaro sul record. Il Chelsea era brillante, era avanti nel punteggio, era padrone del gioco. Ma i Blues sono fragili quando guidano il ritmo, soprattutto in casa. E l’Aston Villa, ormai, ha preso un vizio difficile da spiegare: vince in trasferta dopo essere andato in svantaggio. Ne parlava ieri mattina Paolo Condò sul Corriere della sera, trovando nel suo atteggiamento e nei suoi risultati un contraltare all’atteggiamento dominante delle grandi sfide in serie A: arriva il primo gol e la brace si spegne. 

Quando arriva il primo gol nelle partite dell’Aston Villa, accade il contrario. La rimonta a Londra ha portato la firma di Ollie Watkins ed è venuta quasi per inerzia. Prima il pari rocambolesco, con un pallone rimbalzato tra palo e stinco dopo un primo tentativo respinto; poi un colpo di testa preciso per il sorpasso. Gol numero quattro e cinque in campionato — sembrano pochi – “ma forse la fortuna comincia a restituirgli qualcosa”, come suggerisce Jonathan Wilson nella sua newsletter Soccer.

Le ultime nove delle undici vittorie sono arrivate con un solo gol di scarto. Una sola porta immacolata in tutta la serie. Le ultime cinque trasferte? Tutte rimonte. Non dovrebbe essere sostenibile. Tutti lo dicono da settimane. Ma nel frattempo il Villa continua a vincere. Wilson osserva che questa attitudine non nasce oggi. Negli ultimi tre anni, nessuno in Premier ha raccolto più punti da situazioni di svantaggio — 54, di cui 18 solo quest’anno. È un ciclo che si autoalimenta. Più rimonti, più sei convinto di poter rimediare a tutto. L’impatto della panchina è una costante. Unai Emery è un maestro nell’incidere sulle partite in corso. Sabato la tripla sostituzione ha mandato la trama della partita da un’altra parte. Watkins, Onana e Sancho non saranno Gary Shaw, Gordon Cowans e Tony Morley. Ma stavolta sono bastati. Prima dell’ora di gioco: 10 tiri a 0 per il Chelsea. Dopo le sostituzioni: 11 a 4 per Villa. E il controllo totale.

A volte basta un singolo gesto. Il tiro a giro di Rogers, per esempio. Intorno a quello c’è Malen che spacca la partita con la fisicità, Konsa e Lindelöf che la tengono in piedi con l’agonismo. Non è mai l’intero Aston Villa che eccelle, ma ogni volta emergono abbastanza giocatori per tenere la barca in equilibrio in mezzo alle onde alte. 

La domanda che si farebbe il cronista Ciotola a Sportacus è la seguente: può davvero andare avanti così? Vediamo. L’Aston  Villa è a -3 dall’Arsenal e stasera è di nuovo viaggio, è di nuovo Londra, stasera è Arsenal. 

Liam Tharme su The Athletic ha definito Emery «un genio tattico». Parte sempre da un sistema molto riconoscibile, 4-4-2 o 4-2-3-1 con mezzepunte strette e terzini alti. Ma contro il Chelsea, ha sfruttato la posizione aggressiva di Garnacho per creare superiorità interna co la sostituzione che ha liberato Tielemans tra le linee [oh, sia chiaro: tutte queste le sa The Athletic]. Nel primo tempo ci sono state solo quattro sequenze da almeno sei passaggi. Nel secondo sono state 14. Nel primo tempo c’è stato il 71% di possesso palla per il Chelsea. Nel secondo l’Aston Villa ha iniziato a giocare, non solo a reagire. Forse è anche una questione fisica. Quando gli avversari calano, Emery cambia ritmo: il giropalla si fa più corto, la linea difensiva più audace, Lindelöf si prende delle licenze uscendo con la palla al piede. L’Aston Villa, con quelle vittorie da un gol di scarto, gioca un calcio da torneo. Il calcio nel quale Emery ha costruito la sua carriera, con quattro Europa League vinte. Eppure funziona. Funziona talmente bene che la domanda arriva a ogni conferenza: può vincere la Premier? Emery ride, dribbla, dice che è troppo presto, dice che è troppo arrogante parlarne.

  ore  21.15   su Sky Sport

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