Satou Sabally, la Germania che ci stiamo perdendo

 

Cosmopolita, colta, femminista: il simbolo di un paese che rischia di scomparire

Dentro le finali WNBA c’è una piccola storia personale che sta diventando il riflesso di cose più grandi presenti nella Storia. Ne parlano in Germania, perché tedesca è Satou Sabally, ala delle Phoenix Mercury, sorella di Nyara, campionessa nel 2024 con le New York Liberty. Satou probabilmente non vincerà il titolo come invece è accaduto a sua sorella, a Marlies Askamp nel 2002 con le Los Angeles Sparks e a Leonie Fiebich a New York, ma si tratta della giocatrice con il più grande carisma  fra tutte, secondo la Sudeutsche Zeitung. È nata a New York da padre del Gambia e madre tedesca. Alla sua storia è stato dedicato un documentario, perché è “una delle donne più importati del paese, il suo impatto va ben oltre lo sport, incarnando una Germania che è attualmente in pericolo”. 

Il documentario parla di un Paese in trasformazione, e di come Sabally, con la sua storia personale e il suo coraggio pubblico, sia diventata un simbolo di quella trasformazione. È tutto ciò che la Germania vorrebbe essere: cosmopolita, colta, femminista, politicamente consapevole. La sua voce, nelle interviste come sul parquet, è ferma e gentile, non rinuncia a denunciare razzismo e sessismo nello sport e nella società. La Süddeutsche Zeitung le riconosce una “Wirkung weit über den Sport hinaus”— un’influenza che va ben oltre il campo da gioco. Sabally è la Germania contemporanea. La sua biografia ha attraversato molti dei conflitti che agitano il paese — l’identità nazionale, la diversità etnica, la memoria coloniale, la paura del diverso. La sua presenza mediatica è racconto collettivo, una forma di storytelling politico. È l’esempio di come un singolo corpo, una singola voce, possono incarnare una tensione sociale.

L’articolo della SZ suggerisce che questa Germania è in pericolo, una porzione di paese che rischia di smarrire la promessa di una società aperta, plurale e solidale. In un clima politico segnato dall’avanzata dei populismi e di discorsi xenofobi, la figura di Sabally rappresenta allora la contro-narrazione: un modello di orgoglio identitario e insieme di appartenenza nazionale. La docu-serie su di lei mostra la quotidianità di un’atleta che parla tre lingue, viaggia tra continenti, continua a sentirsi tedesca anche quando le chiedono di spiegare, su, dicci da dove vieni davvero. È in quella risposta, calma ma ferma, che Sabally gioca il senso della sua eredità: essere sé stessa come atto politico.

La Süddeutsche Zeitung scrive allora che Sabally è la prova vivente di come la Germania non è un monolite, ma un arcipelago di storie, dialetti, carnagioni, memorie. Incarna “un modo di essere tedeschi che rischia di perdersi”, fatto di curiosità, di mescolanza e di empatia.

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