Benvenuti a Chicago, la maratona nella città più veloce del mondo

La maratona nella città più veloce del mondo

In principio il mito di Chicago era decisamente dark. Era il posto dove Rico Bandello, il Piccolo Cesare del romanzo di William Riley Burnett arrivato al cinema nel 1931 con la regia di Mervyn LeRoy, poteva dire a Joe che «qui le cose si fanno in grande». Nei suoi bassifondi stava dominando a quel tempo il gangster più famoso di tutti tempi, la faccia del proibizionismo e  del contrabbando di alcolici, quella Scarface di Al Capone che si unì a Johnny Torrio e fece diventare la brutalità una maniera di risolvere i conflitti. 

Poi Chicago è diventata le schiacciate di Michael Jordan e la musica di Jennifer Hudson, e ancora Barack Obama, ora Papa Leone XIV. Chicago è “il vento, il lago, il fagiolo, la scultura d’acciaio che fa da specchio a cielo e skyline della città” racconta Valerio Piccioni su Domani descrivendo una città fatta da mille storie e una in più aggiunta negli ultimi anni. La maratona, “all’inizio quasi un’imitazione mal riuscita di Boston e New York, poi una loro versione ultraveloce perché questa è la terra dei record del mondo grazie a un percorso scorrevolissimo”.

A Chicago sono stati battuti quelli attuali con Kelvin Kiptum [2h00’35” qualche mese prima dell’incidente stradale] e con Ruth Chepngetich [2h09’56” – ora squalificata per doping]. Domenica si torna in strada e Piccioni racconta come sì, ci siamo: “il muro delle fatidiche due ore nella gara maschile potrebbe crollare”. Ma non è solo questo. Il record consiste nel fatto che al via saranno in 53mila, una piccola minoranza rispetto ai 160mila che avevano fatto domanda di iscrizione e avrebbero pagato 250 dollari per mettersi un pettorale e correre, fare le cose in grande com diceva Rico Bandello. Il Chicago Sun-Times spiega qui nel dettaglio come il turismo e le attività commerciali beneficino dell’evento. 

Eppure, racconta Piccioni, “un fantasma si aggira per questo speciale mappamondo che genera 683 milioni di dollari di impatto economico per la città. Si chiama Donald Trump”. Nel senso che a pochi giorni dalla maratona, ha deciso di mandare 300 soldati della Guardia Nazionale in città per bonificare quella che ha definito «una zona di guerra peggiore dell’Afghanistan» e per rispondere «alle minacce alla sicurezza degli americani». A Chicago i messicani sono il 21,5 per cento della popolazione, gli iscritti superano i tremila e molti si domandano se ci saranno problemi, se bisognerà correre con il passaporto. 

Il sito Let’s Run ha definito il percorso di Chicago come “un violino perfettamente accordato”. È piatto, tecnico, generoso — la sua curva altimetrica è un invito alla velocità. E se il vento del lago resta clemente, tutto può succedere. Dice Let’s Run che il pubblico di Chicago non è spettatore della maratona: è parte del meccanismo. Ogni quartiere grida, ogni curva, “ogni respiro diventa un coro”. Chicago è anzi una città che “si misura in miglia, ma si racconta in miracoli”. John Korir torna per difendere il titolo da Geoffrey Kamworor, due volte vincitore a New York. Il più veloce tra gli ugandesi, Jacob Kiplimo, parteciperà alla sua seconda maratona in carriera, la prima in assoluto a Chicago. L’argento olimpico Bashir Abdi è alla quarta fra le Major, dopo essersi classificato tra i primi-10 a Londra e Tokyo. L’elenco delle donne include la coppia etiope Megertu Alemu e Hawi Feysa, la specialista di Boston Mary Ngugi-Cooper [Kenya] e la statunitense Dakotah Popehn. 

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