
I Mondiali di pallavolo
Stefano Lavarini è uno dei sei allenatori italiani arrivati ai Mondiali femminili di pallavolo su una panchina straniera, il secondo che la Nazionale deve affrontare dopo aver fatto fuori Giulio Bregoli e la sua Germania agli ottavi.
Ma Stefano Lavarini è un po’ più speciale degli altri. Guida la Polonia ed è l’allenatore che ogni giorno lavora in palestra a Milano con Paola Egonu. Ha trascorso le ultime stagioni pure con Miriam Sylla e Alessia Orro, le due azzurre che stanno per lasciare la serie A, una diretta al Galatasaray, l’altra al Fenerbahçe. Sylla ha voluto chiarire in un post su Instagram che nella sua scelta non c’entrano i rapporti con lui. Così si raccontava in giro.
È un incrocio che fatalmente diventa il grande tema del quarto di finale di oggi. Quando dall’estero offrono un contratto a un allenatore italiano, cercano una mescola di alta preparazione tecnica e tattica, la capacità di gestione del gruppo, una mentalità vincente, una buona adattabilità alle circostanze, una visione strategica orientata alla crescita dell’ambiente. L’enfasi sull’organizzazione e sulla disciplina dello spogliatoio sono elementi associati alla scuola tecnica italiana. Lavarini ha portato tutto questo in una Nazionale sesta alle ultime Olimpiadi dopo aver saltato le precedenti tre e settima ai Mondiali del 2022, miglior risultato dai tempi del bronzo nel 1962.
La Polonia qui fa a meno della formidabile Joanna Wolosz, la palleggiatrice dei mille successi di Conegliano. La sua cannoniera è Magdalena Stysiak, vista a Scandicci e Monza, anche lei prossima protagonista nel campionato turco. Malwina Smarzek è l’alternativa, due anni a Bergamo prima della pandemia, poi a Novara, a Casalmaggiore, a Pinerolo, a sua volta diretta in Turchia. Martyna Lukasik ha vinto l’ultima Champions con Conegliano e dopo i Mondiali sarà compgna di squadra di Sylla al Galatasaray. È attesa in Turchia anche Agnieszka Korneluk, miglior centrale dell’ultima Nations League, ex Casalmaggiore e Scandicci, tra qualche settimana al Fenerbahçee. In regia c’è Katarzyna Wenerska. L’Italia viene da 33 vittorie consecutive in partite ufficiali. Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera ha scritto che si tratta della sfida più difficile del Mondiale, “perché è quella che può proiettarti alle partite per le medaglie o mandarti a casa con un pugno di mosche in mano e l’onta del fallimento sportivo”.