L’impatto di Modric e quello di De Bruyne

La vittoria del Milan contro il Napoli

Prima ancora che a San Siro fosse battuta la palla al centro, la situazione delle forze in campo era la seguente. Max Allegri disponeva nella sua metà del campo di un Pallone d’oro che finge di avere 40 anni [Luka Modric], dell’attaccante con il miglior quoziente di gol segnati per minuti giocati [Pulisic] e del giocatore piazzato ai primi due posti nelle voci statistiche di dribbling e contrasti [Saelemaekers – attenzione: dribbling e contrasti, il giorno e la notte].

Antonio Conte nella sua metà del campo aveva quattro difensori in officina di riparazione di cui tre titolari, un giovane centrale al debutto dopo qualche bagliore in provincia e un terzino sinistro alla prima apparizione [dalla parte di quel Saelemaekers satanasso]. Se dopo tre minuti il risultato era già di 1-0, onestamente di stupore se ne poteva vivere pochino. Allegri aveva in panchina Leao, Conte quel Lang pagato 30 milioni e utilizzato per 9 minuti con il Sassuolo, 10 con il Cagliari. Ultime tracce di lui da titolare: 87 minuti con il Sorrento.

Se il Napoli è uscito da San Siro con una sconfitta che non somiglia a un rovescio, lo deve all’ingenuità di Estupinan che si è fatto buttare fuori. Paolo Condò sul Corriere della sera la definisce “la dose di veleno che rischia di rovinare un primo tempo perfetto, calcio freddo ed elegante come un jazz, facilitato ma certo non interamente spiegato dalla moria di difensori avversari. L’inferiorità numerica obbliga invece il Milan a trasfigurarsi in un insieme gladiatorio — non più esibizione ma battaglia senza respiro”.

Milan-Napoli ci lascia, scrive Condò, l’immagine dei “due grandi vecchi del match e i loro opposti destini. Luka Modric è un padreterno che fa la cosa giusta in ogni modo e in qualsiasi momento, la bussola che prima abbellisce il gioco di Allegri e poi lo governa in mezzo alla tempesta. Una meraviglia. Sull’altro fronte Kevin De Bruyne continua a non incidere come si pensava, un po’ per deficit atletici, un po’ per l’assenza dei laser pass, i passaggi filtranti che affettano le difese, la sua specialità ai tempi del City. Conte l’ha sostituito ancora, e stavolta Kevin l’ha presa meno bene di Manchester. Se è un segnale d’orgoglio, ben venga”.

Marco Ciriello sul Mattino dice che Modric “non fa pesare la sua aristocrazia, ma la sua intelligenza. Fa l’animale mansueto nella terra dei predatori, ma alla fine il pallone è suo. Gioca da mediano, inchiodato dietro, scherma, disturba, blocca, imposta e resiste. La sua purezza tecnica arriva dopo, prima, prima di tutti, degli avversari e della tattica arriva la sua capacità di essere nel posto del vento, e di cambiarlo”.

Francesco De Luca, ancora sul Mattino, aggiunge che questa sconfitta “pone interrogativi su alcuni difetti della squadra da correggere. Perché non è stato soltanto l’handicap delle assenze di Buongiorno, Olivera, Rrahmani e Spinazzola a determinare questo risultato. Conte aveva detto, dopo il sofferto successo sul Pisa, che questa squadra ha bisogno di tempo e pazienza per completare il processo di crescita. Ma si aspetta lo scatto di Hojlund, inconsistente al Meazza, e la verifica dell’assetto tattico che rischia di essere un limite se De Bruyne non gioca sui suoi reali livelli”.

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