Il bronzo italiano nella maratona
“L’ingegnere del sogni”. Così il Corriere della sera definisce stamattina Aouani, marocchino di nascita, all’età di due anni venuto in Italia per ricongiungersi con suo padre, laureato in ingegneria civile negli USA con un Master in ingegneria strutturale preso a Syracuse nello stato di NY, la stessa università frequentata a suo tempo da Joe Biden.
Sul sito della FIDAL, Fausto Narducci racconta la storia di Aoui “dalle case popolari alla gioia di Tokyo” ricordando di quando faceva “due chilometri di corsa con lo zainetto in spalla per andare ad allenarsi e poi altri due per tornare a casa. E la casa di Iliass Aouani, medaglia di bronzo nella maratona di Tokyo dopo essere già stato campione europeo della distanza negli Europei su strada, quando aveva 14 anni non stava nel natìo Marocco e neanche in un posto sperduto dell’Africa. Ma a Ponte Lambro, il quartiere alla periferia di Milano che fa concorrenza alla vicina Rogoredo in fatto di spaccio e delinquenza, non era (e non lo è ancora nonostante gli interventi anti-degrado a livello sociale) un quartiere dove era facile crescere”.
Emanuela Audisio su Repubblica racconta che “legge molto, parla di spiritualità, di introspezione, di pazienza, del fatto che non bisogna sopravvalutarsi perché spesso paghi la sensazione di sentirti drago”
Gaia Piccardi racconta sul Corriere che Iliass è stato “messo nelle condizioni di studiare dal padre prima lavapiatti e poi operaio in cantiere («Non vengo dal privilegio, ma svegliandosi alle 5 ogni mattina mio papà non ha fatto mancare niente a cinque figli»), cresciuto in un quartiere milanese difficile («Quando ero bambino, era il luogo della malavita: c’erano le siringhe sotto casa, dietro l’angolo si sparavano»), capace di sfruttare le occasioni della vita e di salire sul podio di una maratona disertata dai big a caccia di ingaggi profumati nelle gare di cartello, affascinante proprio perché abitata da faticatori puri, senza le lepri né i lustrini di Berlino (domenica), Chicago o New York”.
L’oro è andato al tanzaniano Alphonce Simbu alla fine di uno sprint folle con il tedesco Amanal Petros che ha sprecato il vantaggio e chissà per quanto tempo se lo sogna. Quarantadue km di corsa finiti al fotofinish e con un margine di tre centesimi di secondo. Come se fossero stati dei 100 metri. Simbu ha 33 anni e aveva vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio. Parevano i 100 metri pure in partenza: il keniano Vincent Ngetich ha fatto falsa partenza e ha costretto i giudici a sparare un secondo colpo.