Il primo gol di Pinamonti
Andrea Pinamonti ha segnato il primo gol non ufficiale della nuova serie A nella prima amichevole del Sassuolo contro il Real Vicenza [5-0]. Si è giocato a Ronzone e hanno fatto gol anche Missori, Macchioni, Pierini e Alvarez. Oggi si torna adolescenti con Genoa-Fassa a Moena e Verona-Top 22 Dilettanti a Folgaria. Speriamo di non sapere il risultato fino a domani mattina. Oh, comunque il Sassuolo sarà l’avversario del Napoli alla prima giornata ed è chiaramente più avanti nella preparazione.
| parole Pinamonti raccontato da sé stesso
➣ Pinamonti, com’è iniziata?
«Una porta di quelle di plastica, che papà mise in giardino: solo che a ogni tiro se prendevi il palo si spaccava. A mio papà piaceva viziarmi con queste cose, voleva che fosse tutto perfetto per poter far succedere qualcosa. Sono ricordi belli, ogni tanto devi pensarci per ricordarti da dove sei partito».
➣ Il ct Mancini ha detto che ai ragazzi di oggi manca aver giocato in strada.
«Io ci sono cresciuto in strada: a Cles, il mio paesino, c’era solo un campetto in cemento. Finita la scuola era tappa fissa, quando suonava la campanella si scendeva in strada, le mamme a casa e i ragazzi al campetto. I compiti potevano aspettare».
➣ Quando è stata l’ultima volta?
«So che non potrei, ma quando l’estate torno a casa vado al campetto con gli amici a giocare e devo litigare con mio papà che ha paura mi faccia male. Ma è passione, non ci pensi. I miei due o tre amici del cuore sono abituati, per loro è normalissimo giocare con me, è la cosa che apprezzo di più. Poi ci sono i conoscenti che sono frenati, hanno paura di farmi male. E non mi diverto, mi accorgo che non posso fare le cose che facevo a dieci anni». – intervista di matteo pinci, Repubblica, 8 ottobre 2022
Le strade di Napoli
Nella città di Partenope oggi girano fotografie di Paolo Condò scaricate dalla rete. Vanno di mano in mano tra quelle fattucchiere sdentate che gli inviati delle tv intervistano e sono sottoposte a riti di ogni genere, con ogni materiale disponibile in natura. Succede perché Condò sul Corriere della sera di stamattina dà il Napoli favorito per il prossimo coso, quello, come si chiama, scrivendo che “era dai tempi dell’approdo di Cristiano Ronaldo alla Juventus (2018) che non si registrava in serie A un hype tecnico del valore di quello generato dall’arrivo di Kevin De Bruyne al Napoli”.
Condò ha scritto che le energie di De Bruyne, Beukema, Noa Lang, Lucca e forse Ndoye “colmano le 22 partite giocate in meno quest’anno rispetto all’Inter (noi confermeremmo anche Zerbin), il Napoli dovrà poi prendersi la responsabilità di andare più avanti possibile in Champions, dove i big spender degli altri tornei al momento sembrano lontanissimi. Questo è pane per Antonio Conte, perché per citare una sua battuta famosa — e mai abbastanza rimpianta — non sta entrando con 10 euro nel ristorante da 100, ma almeno una settantina in tasca li ha. Evitando le trappole del menu, può arrivare fino al dolce”.
LO SPARTAK SAN GENNARO
In realtà qui si giuoca. Si recita la parte del napoletano, quel sottile meccanismo antropologico raccontato magnificamente da Raffaele La Capria ne L’armonia perduta e da Stefano De Matteis nel saggio Napoli in scena – in sostanza due testi nei quali si sostiene che gli abitanti di Partenope si sentono sempre dentro una recita, e dunque interpretano la parte di sé stessi, aderendo all’idea che di essi circola fuori città. Lo fanno per essere all’altezza e per non far dispiacere gli spettatori. Nella vita reale, quando il resto d’Italia non sente, tutti pronunciano regolarmente la parola scudetto e nessuno crede alla scaramanzia, perché come dice lo scrittore Marco Ciriello a Napoli nessuno crede più a niente.
A proposito degli spropositi. Sull’ultimo numero di Sportweek Ciriello è andato a vedere come giocano a pallone i ragazzini dello Spartak San Gennaro, la scuola calcio popolare e gratuita in pieno centro, quartiere Montesanto, “un’idea nomade che si arricchisce per strada. La grande energia sta su un campo nel cuore di Napoli che le ondate di turisti non vedono, che il Comune non aiuta, ma, nonostante tutto, resiste”. Sono un centinaio e “non solo fanno calcio, rumore e speranza, ma dicono a tutti gli altri che non sono soli, dove tutti gli altri sono anche i ragazzini palestinesi di Gaza, perché lo Spartak è gemellato con l’Al Haddaf Team, una squadra di bambini di Beit Lahia, nel nord della Striscia”.
Nella brace dei molti Cosce d’argiento spicca Vittorio De Stengo, 11 anni, “ama Messi e Batman in una crasi tra supereroi, gioca con i pantaloncini dei Lakers e la maglia del Napoli, il caos è la sua specialità”. A Sportweek ha confessato: «Il mio piano A è fare il calciatore, quello B pugile, il C non posso dirlo».
Ciriello scrive che hanno “il dribbling come religione e sembrano davvero dei cristiani sotto l’impero romano, visto che in Serie A i dribblomaniaci italiani si contano su una mano sola”. Ettore Errico per esempio, 8 anni, porta un cerotto sull’arcata sopraccigliare sinistra, “sguardo da corsaro – si legge su Sportweek – un amore per i dribbling e Mané Garrincha «perché mio padre mi ha fatto vedere un documentario, ah, conosco anche Pelé, guarda che cinque minuti fa ho preso una traversa». [Il pezzo è per intero qui]