Mondiali, giorno-4: l’esordio dell’Inter e di Chivu

L’esordio dell’Inter e di Chivu

Sono passate sì e no un paio di settimane dai cinque gol presi in Baviera dal PSG e stasera l’Inter gioca ai Mondiali, non si sa bene se come prosecuzione di quella stagione finita in modo amaro o come preludio alle rivincite che vorrà prendersi nella prossima. È il destino di questo torneo, tenerci in bilico tra le certezze che abbiamo messe da parte e il fascino dell’ignoto che attraversa l’estate, i giorni del calciomercato, i titoli dei giornali, le voci, i punti interrogativi, quella che insomma da sempre si chiama la fiera dei sogni. 

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera dice che “i nerazzurri devono togliersi di testa la notte da tregenda di Monaco già a partire dalla sfida di stanotte a Pasadena con gli agguerriti messicani del Monterrey, allenati da un altro tecnico appena arrivato, il guardioliano Torrent che a fine maggio ha rimpiazzato l’argentino Demichelis. Non sarà facile, ma non ci sono alternative”. 

Chivu è la terra da scoprire, Chivu già lui, dice l’Équipe guardando dalla Francia le cose dell’Inter mentre avvengono. “Appassionato del 4-3-3 a livello giovanile, ha finito per abbandonarlo strada facendo quando è andato al Parma, optando per un 3-5-2, descritto dagli osservatori come audace. Un sistema che ricorda quello di Inzaghi e Antonio Conte all’Inter prima di lui”. Tuttavia è presto, molto presto, sostiene il giornale francese, per individuare “il vero tocco di Chivu” oltre che giudicarlo “un rischio reale, in una Serie A che tende a riciclare giocatori esperti”. In effetti qualche giorno fa su Twitter o come diavolo si chiama stamattina, Carlo Pizzigoni, autore di Locos por el Futbol, trovava strano che all’Inter “si sono esplorati due tecnici che, nella loro breve esperienza in Serie A, hanno due proposte di calcio agli antipodi”. Cioè Fabregas con grande convinzione e gran dispiego di voce mediatica, poi Chivu come ripiego ma ovviamente come “prima scelta”. Su Insider, l’area premium del sito di Sky Sport [free per abbonati], Valentino Della Casa faceva notare con una serie di dati alla mano come la sua prima panchina nel calcio dei grandi sia stata contrassegnata rispetto alla precedente esperienza con Pecchia da “meno tocchi in area avversaria, inferiore il possesso palla e la copertura in generale del campo. Insomma, meno pressing, più attendismo. Filosofie diverse, risultati diversi. Quella di Chivu serviva a salvarsi e ora l’allenatore avrà modo di lavorare sui cambiamenti necessari soprattutto per migliorare la fase offensiva. Perché è vero, primo non prenderle. Ma ora è richiesto il gioco. La curiosità è molta”.

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