L’imbarazzo della Juventus da Donald Trump

      

Impalati ad ascoltare discorsi sulla guerra e il bando transgender

  Prima di giocare contro l’Al-Ain, a Washington la Juventus è stata ricevuta alla Casa Bianca da Donald Trump, c’erano anche John Elkann e Maurizio Scanavino.  Al presidente è stata regalata la maglia numero 47, no, non perché abbia mai avuto un particolare trasporto per Fabio Miretti che la vestiva nel 2021-22 né per Gianluca Frabotta che la vestiva prima di lui. Non c’entra neppure il morto che parla della Smorfia napoletana. È che 47 è il numero della sua presidenza. Repubblica racconta che il presidente ha chiesto «Giocate qui a Washington? Contro chi?», si è fatto presentare gli americani McKennie e Weah, “poi è passato con nonchalance a rispondere a domande dei giornalisti sulla guerra, con Tudor e i sei giocatori alle sue spalle”. 

Sui giornali internazionali c’è qualche dettaglio in più. Il Guardian definisce imbarazzante l’incontro alla Casa Bianca in cui sono stati coinvolti i calciatori della Juventus, soprattutto nel passaggio in cui “Donald Trump ha tentato di convincerli a partecipare al dibattito sulle donne transgender nello sport. «Ragazzi – ha chiesto il presidente – una donna potrebbe entrare nella vostra squadra?». I giocatori hanno sorriso nervosamente senza rispondere. Quando Trump ha riproposto la domanda, il direttore generale della Juventus Damien Comolli ha cercato di eluderla: «Abbiamo un’ottima squadra femminile» ha detto riferendosi alla squadra che ha vinto lo scudetto. «Ma dovrebbero giocare con le donne» ha replicato Trump, mentre Comolli ha preferito non rispondere. «Sta facendo un lavoro molto diplomatico» ha aggiunto Trump”.

Mercoledì mattina la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso contro la legge dello Stato del Tennessee che vieta le cure per la affermazione di genere sui minori. Una decisione con 6 voti e favore su 9 e che rappresenta – scrive il Guardian – “una sconfitta devastante per i sostenitori dei diritti transgender in un caso che potrebbe creare un precedente per una serie di cause legali che riguardano bambini”.

La Juventus è tra le società più impegnate nella difesa dei diritti della comunità LGBTQ.

Qui sul Times c’è Martina Navratilova che di nuovo se la prende con le regole della WTA e di tutte le poche federazioni che ancora ammettono la partecipazione di persone reduci da una transizione di genere alle gare femminili. 

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