Carlito’s Way: il tennis di Alcaraz sul pianeta terra

   

Carlito’s Way

L’era di Aaaadriaaaa-no non è ancora finita. A metà tra la piacioneria e il disincanto, nel salotto per certi versi surreale della Domenica Sportiva in RAI, Panatta ieri notte pareva beato per aver conservato il suo nome di ultimo maschio italiano presente nell’albo d’oro del torneo. La scalata di Jannik Sinner al Foro è sfiorita con due set point mancati sul 6-5, dopo una striscia di 26 vittorie consecutive e 26 set di fila vinti contro i primi-10 al mondo. I numeri 1 al mondo che hanno vinto gli Internazionali d’Italia restano quattro: Lendl, Courier, Sampras e Nadal. 

Nella finale romana più giovane degli ultimi quindici anni [43 anni in due], Carlitos ha esteso il suo record sulla terra a 27 vittorie in 29 partite. Contiene un titolo Slam a Parigi e una medaglia d’argento sulla medesima argilla e i medesimi campi. Se tutto questo basterà anche fra qualche settimana per prendersi il quinto Slam della sua fresca carriera: si vedrà. 

Stefano Semeraro su La Stampa fa notare che “da Alcaraz, artista geniale e discontinuo, ci si aspetta prima o poi un calo, ma le finali di prestigio sono casa sua: ne ha vinte undici su dodici fra Slam e Masters 1000, ciccando solo Cincinnati e la finale olimpica dello scorso anno”. 

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Lui sa fare più cose di me

JANNIK SINNER

La partita

Vincenzo Santopadre su La Stampa dice che “Jannik deve essere contento di questo torneo. L’ha vissuto bene, con le giuste aspettative, ne esce integro fisicamente sapendo di aver giocato bene e di avere ancora margini di miglioramento in vista di Parigi. Io pensavo che sarebbe potuto arrivare in fondo, ma una finale a Roma dopo tre mesi di stop non era affatto scontata. E in nessun modo deve essere considerata una bocciatura”.  

L’ex coach di Berrettini non vede come sia possibile ritrovarsi di fronte a una finale diversa, nella prima settimana di giugno alla Avenue Gordon Bennet, XVI arrondissement di Parigi: “Sia Alcaraz sia Sinner erano arrivati qui con dei punti interrogativi, ma si sono giocati la finale dimostrando ancora una volta tutta la loro superiorità sul resto della concorrenza. A maggior ragione, sulla distanza lunga dei tre set su cinque, a Parigi non vedo chi possa impensierirli”

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Steve Tignor sul magazine online Tennis ha scritto che l’undicesima edizione di Sinner-Alcaraz non ha visto gli scambi supersonici e prolungati che ci aspettiamo da questi due. Questo incontro è stato un mix di punti brevi e slam-bang, con tattiche simili a quelle degli scacchi. Alcaraz ha vinto mandando Sinner fuori campo con il suo servizio, usando spin e potenza dritto – senza rischiare – per metterlo in difficoltà. Ci sono stati pochissimi scambi selvaggi da fondocampo. Il suo punto di forza è stata la difesa. Ha tenuto Sinner a sette vincenti in totale, e solo dal lato del dritto”.

Una lettura della partita che coincide con quella di Alejandro Crizia su El Pais, dove si legge di dimostrazione di potenza di Alcaraz. “Non è l’Olanda, è Roma. Tribuna colorate – racconta El Pais – con tanti tifosi vestiti di arancione che applaudono il loro fidanzato, il rosso, la loro divinità, il robot di ritorno che misura ogni singolo tiro, proprio come Alcaraz. Non c’è stato il Sinner che detta il gioco dal fondo, non c’è stato Alcaraz che gareggia a petto nudo. Carlos ha giocato in modo misurato e calmo, senza entrare in quella heat zone che tanto gli piace, ma mettendo molto buon senso. I fuochi d’artificio sono stati risparmiati per un altro giorno. Intelligenza, si chiama. Anziché puntare al corpo a corpo, ha rallentato la palla, in modo che Sinner non trovasse quel ritmo che tanto gli piace. C’è stato calcolo da entrambe le parti, tutto è stato molto misurato, molto anestetizzato; perché il Roland-Garros si avvicina, tra appena una settimana, e la grande partita a scacchi è già iniziata. Settanta minuti di poker al Foro Italico, per la precisione”.

Così El Pais definisce Sinner “una mitragliatrice senza proiettili”. 

Gli autogol

È stato un torneo tutt’altro che perfetto, a partire dal  ritorno degli italopitechi sugli spalti [Slalom, 15 maggio]. C’è dell’altro. Pam Shriver, finalista agli US Open 1978, tre volte in semifinale a Melbourne e altrettante a Wimbledon, oggi coach di Donna Vekic, è rimasta sorpresa e stizzita per le ombre calate sul campo alle cinque della sera. Hanno reso complicata la visione della palla in tv. “In una delle partite del tour (non major) più attese di quest’anno o di qualsiasi altro anno, avere quest’ombra in campo è il massimo che possiamo fare? Se sì, che perdita per il tennis. Cosa possiamo fare?”.  Paul McNamee, sublime interprete del doppio anni Ottanta [4 Slam] parla di autogol dell’organizzazione e allega foto

Paolo Brusorio su La Stampa spalanca considerazioni non ancora troppo affrontate su noi e i nostri campioni, il tifo e le opinioni, le cronache e le fanfare, gli editoriali e i violini suonati dal vento. 

“Nel tennis non si inventa niente, nessuno ti dà uno strappo se la benzina finisce prima del previsto. Un concetto difficile da capire – sottolinea Brusorio – per un pubblico più curvaiolo che competente che solo alla fine ha fatto pace con la sportività, ma che per l’intero incontro è stato incapace di apprezzare le finezze tecniche di Alcaraz. Dettaglio fino a un certo punto se è vero che pure la telecronaca Rai ha fatto di tutto e di più (come da vecchio slogan) pur di non ammettere quel divario che in campo Carlitos aveva scavato. Per sorvolare su altre chicche fuori sincrono. Una che ha fatto il giro social? «Ecco inquadrati i cantanti dei Maneskin». Il presidente della Fitp Binaghi auspica (eufemismo) il ritorno del tennis in chiaro, ma c’è molto da lavorare sulla qualità delle telecronache anche solo per avvicinarsi al livello della concorrenza pay”.

Emanuela Audisio considera che “Jan è sembrato un pugile a corto di fiato, di soluzioni e di morale. Tre mesi di desuetudine alle partite hanno contato, ma Alcaraz era stato l’ultimo a batterlo sette mesi fa e ora è il primo a sconfiggerlo. Non è cambiato niente. Sinner non ha perso da un giocatore discreto, ma da uno eccezionale, che sulla terra sa essere un killer elegante”.

Anche Audisio fa notare allora che “non è un Supereroe, ma un ragazzo di 23 anni che guarda un po’ soffre anche di vesciche ai piedi, idolatrarlo come il tennista divino può fargli solo male. Raccontarlo come un Robocop anche. Carlitos lo ha spettinato, gli ha impedito con un’apnea di parabole di compiere il miracolo: tramutare la terra in oro. E ha sgonfiato l’ottimismo nazionale che vede lo sport solo come una serie di repliche vincenti, quando forse aveva ragione Anton Cechov nel dire che «un ottimista è un pessimista male informato». Sinner non è un sogno svanito, una speranza perduta, Alcaraz non lo ha ridimensionato, lo ha solo battuto e gli ha tolto quel piccolo senso di immortalità che stava diventando fastidioso. È una sconfitta, non un’offesa”.

C’è in giro la tentazione di raccontare Alcaraz come un passante sulla scena di Sinner. È un abuso che gli amanti del tennis non si possono permettere. Scappa perfino dalla penna di Adriano Panatta sul Corriere della sera di stamattina, dove scrive: “Resto convinto che Sinner vincerà più di Alcaraz nelle loro rispettive carriere, perché è più continuo, mentre lo spagnolo sembra diventarlo solo quando gioca contro l’italiano”.  

Mmm. Alcaraz è stato il più giovane nº 1 nella storia del tennis [19 anni e 4 mesi], il più giovane di sempre ad aver vinto tre Slam su tre diverse superfici, il più giovane ad aver vinto almeno un titolo ATP su ogni superficie.

Paolo Bertolucci su X riconosce: “La miglior versione di Alcaraz da Wimbledon 2024 vince meritatamente Roma. Bagaglio tecnico e fisico impressionante”. 

Cosa sarà

Federica Cocchi sulla Gazzetta riferisce che il team Sinner ha deciso di cancellarsi dal torneo di Amburgo, dove tra i big sarà in campo soltanto Sascha Zverev. “Anche Alcaraz ha scelto di non giocare tornei nella settimana che porta allo Slam. Sinner tornerà subito a Montecarlo, nessuna sosta tra le sue montagne, di vacanze forzate ne ha avute fin troppe e non vuole più perdere un minuto”.

  POST-IT  “Sarà un’impressione e non si vogliono trarre giudizi affrettati su un possibile cambio di mood intorno a Jannik Sinner che troppo ci aveva abituati alla vittoria. Fatto sta che ieri dopo la finale sono apparsi qui e là titoli del tipo: “Battuto l’altoatesino”. *** “Questa per Sinner è una sconfitta che brucia, Ma per il momento eviterei le pomate” (Unfair Play)” – di antonio dipollina, Repubblica

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