VITE OLIMPICHE
Un Settebrutto, che peccato dirlo, viene fuori l’immagine di un Sette-bruttissimo. Non è per la protesta, non è per le famose spalle voltate agli arbitri durante gli inni che la Nazionale di pallanuoto è stata squalificata per 6 mesi da tutte le competizioni internazionali, né per la scenetta dei 4 minuti giocati con un uomo in meno. O comunque non è stato solo per quella reazione teatrale, fuori posto, meditata e allestita alle Olimpiadi nella partita ormai ininfluente contro la Spagna, a freddo, nel torneo di consolazione che seguì il presunto torto partito con l’Ungheria. Per amore di chiarezza: il Settebrutto è fuori per 6 mesi dalle competizioni internazionali per essere stato protagonista a caldo di atti condierati violenti, alla fine della stessa partita con l’Ungheria, quella della contestata espulsione per brutalità di Francesco Condemi.
Non era trapelato niente dai Giochi di Parigi, non uno spiffero, un sussurro, un retroscena, una ricostruzione, una testimonianza, niente di niente. L’aggressione è una verità emersa a sorpresa ieri sera, svelata dai giudici sportivi, e stamattina neppure presente su tutti i quotidiani italiani. In alcune ricostruzioni viene omesso il passaggio più buio della sentenza firmata da Aquatic Sports Integrity Unit (AQIU) per violazione dell’articolo 5 del World Aquatics Integrity Code.
Scrivono i giudici: «Dopo aver lasciato l’impianto per tornare al pullman, mentre il pullman stava per partire, i membri della nazionale italiana hanno visto gli arbitri radunarsi nell’area di parcheggio. Sono scesi del pullman per circondarli e aggredirli verbalmente e fisicamente, così come i delegati e i funzionari di World Aquatics. In particolare, il signor Campagna ha iniziato a inveire contro di loro e ne ha anche minacciato uno [il nome è omesso, ma in tutta evidenza di tratta di Valesin Miskovic] dicendogli: «Cosa ne sai di pallanuoto tu che sei del Montenegro? La tua carriera di arbitro è finita qui».
«Di conseguenza – continua il dispositivo – gli arbitri hanno dovuto cercare riparo tornando all’interno dell’impianto. Diversi membri della squadra hanno tentato di seguirli, un delegato di World Aquatics ha bloccato l’ingresso e ha cercato di chiudere le porte della sede, ma diversi membri della squadra lo hanno trattenuto, impedendogli di farlo. Nonostante i tentativi dei giocatori, ha tenuto la sua posizione. Nello stesso momento, una ufficiale donna della World Aquatics ha cercato di calmare la situazione. Alcuni giocatori l’hanno spintonata e altri hanno iniziato a urlarle contro», si legge ancora. «Inoltre, un membro dello staff dell’AQIU ha cercato di riprendere gli incidenti con la camera del suo telefono, ma è stato ostacolato da un membro della squadra che ha cercato di coprire la visuale della telecamera. Un altro ha quindi usato la forza per strappargli il telefono dalle mani. Alla fine la situazione si è calmata e il team è tornato al suo pullman».
La sentenza si chiude parlando di «grave disprezzo per i valori dell’olimpismo che includono il fair play e il rispetto per gli altri, in particolare per gli arbitri davanti a milioni di telespettatori. Si tratta di un cattivo esempio per la prossima generazione di atleti, con una serie di azioni dopo la partita che hanno rubato il prezioso momento di festeggiamenti alla squadra ungherese e disturbato la squadra spagnola».
Quest’ultimo passaggio sarebbe stato uguale anche senza l’aggravante del comportamento violento e intimidatorio. Del resto non c’era bisogno della sentenza di ieri per acclarare la portata internazionale della figuraccia ai Giochi del Settebello. Bastava scostarsi dalla fronte il tricolore che ormai ci fodera gli occhi in ogni istante e guardare i fatti con un minimo di cultura sportiva. Giovanni Malagò, presidente del CONI e membro del CIO, ne fu per esempio imbarazzato. Parlò proprio di «protesta contraria allo spirito olimpico». C’era forse una quota di polemica verso il suo grande avversario politico Paolo Barelli, ma era un’osservazione decisamente a fuoco.
IL CONTESTO
Erano giorni, quelli, in cui lo spirto di Mameli spingeva a competere per la medaglia d’oro del vittimismo. Avevano sbagliato gli arbitri della boxe contro Abbes Aziz Mouhiidine, e poi la VAR del fioretto contro Filippo Macchi, e i giudici del judo contro Odette Giuffrida, e i responsabili della pedana di getto del peso contro Leonardo Fabbri, si sa come vanno le cose, c’è sempre da qualche parte un complotto contro gli italiani.
Il Settebello si fece carne di tutto questo spirto quando mostrò i dorsali agli arbitri. Il direttore della Gazzetta dello sport, Stefano Barigelli, nel suo editoriale del 13 agosto scrisse: “La scherma ha dato molto meno del previsto, non credo per colpa degli arbitraggi, che sono stati comunque modesti. L’unico che mi sento di definire vergognoso è stato quello che ha umiliato il nostro Settebello nella Pallanuoto. Hanno fatto bene a voltare le spalle agli arbitri durante gli inni”. Una delle più rumorose manifestazioni di adesione acritica ai peggiori umori del tifo intestinale.
Stamattina in prima pagina la Gazzetta titola: “Settebello, così è brutto”, ma sotto la formula scelta non è poi davvero chiaro cosa sia ritenuto “brutto”, perché all’interno ancora si legge di “misfatto olimpico contro l’Italia” e ci si domanda perché non siano stati puniti gli arbitri.
La Gazzetta sostiene ancora la tesi della “protesta simbolica” e di “qualche parola di troppo certamente da stigmatizzare”, ma la sentenza della AQIU racconta un’altra verità. L’AQIU è lo steso organismo che tempo fa squalificò Paolo Barelli.
Il Corriere della sera scrive che “la sanzione sarebbe stata molto più pesante se la Nazionale non avesse accettato di scusarsi (sia pure a denti stretti e senza ammettere direttamente le colpe, precisano i giudici) con una lettera di Sandro Campagna che ha puntualizzato che «il comportamento è stato certamente influenzato dalla grande amarezza per un errore, oggettivamente riconosciuto, che ha escluso la squadra italiana dalla possibilità di lottare per le medaglie, errore che ci ha travolto e ha innescato un meccanismo emotivo che non siamo riusciti a gestire con il dovuto rispetto»”.
Dopo questa lettera di cui parla il Corriere, stamattina il cittì dice alla Gazzetta: «Non abbiamo aggredito nessuno. Abbiamo solo detto alcune cose agli arbitri e alla giuria, io in modo garbato e i giocatori con un tono più acceso, ma ci tengo a dirlo: nessuna violenza».
Sandro Campagna è una persona leale e sincera. Ma in questa storia non tornano un paio di cose. Se non c’è stata nessuna violenza da parte dei suoi giocatori, perché la Federnuoto ha deciso di non presentare ricorso e di far passare in giudicato una versione dei fatti in cui la Nazionale italiana – nella sua interezza – passa per un manipolo di aggressivi fuori di sé? Secondo [dall’altro punto di vista]: perché è stata squalificata una Nazionale intera e non sono state adottate allora misure individuali, contro le singole persone come avviene nella norma, lasciando così ai giocatori accusati di violenza la possibilità di proseguire l’attività con i rispettivi club? Ci sarà pur stato qualche azzurro estraneo ai fatti, e sicuramente sono estranei ai fatti i pallanuotisti italiani che erano a casa o in vacanza: perché allora va fuori il Settebello e non vengono puniti i responsabili dell’aggressione?
Inoltre, va detto che il Settebello non va fuori proprio da nulla, se non da una World League che nella gerarchia delle manifestazioni internazionali viene al quarto posto su quattro dopo Olimpiadi, Mondiali, Europei. È questa la sanzione esemplare di AQIU per un episodio così grave
Non ci sono editoriali sulla stampa italiana, ma Marco Bonarrigo sul Corriere della sera parla di “un quadro non edificante” e di squalifica senza precedenti. Paolo De Laurentiis sul Corriere dello sport-stadio scrive che “l’unico gioco violento c’è stato nel parcheggio e non in acqua” e aggiunge: “La sintesi è che è andata di lusso: la proteste a bordo vasca, la rissa nel parcheggio, la squadra che gira le spalle alla giuria. Tutto questo in un’Olimpiade. Sei mesi sono un buffetto o poco più”. Ma se si tratta di un buffetto, è compatibile allora con la portata di una sentenza che parla di violenza? Fabio Tavelli sul sito di Sky dice che i diretti interessati potranno e dovranno spiegare le accuse di aggressioni.