Qualcuno aiuti l’Italia, i nomi dei giovani su cui puntare

 EURO 2024

La situazione è grave, ma non è seria. Tutto va male, ma tutto procede. Non se ne va Luciano Spalletti dopo 10 mesi da allenatore, non se ne va Gabriele Gravina dopo sei anni da presidente, sei anni in cui il titolo europeo di Wembley hanno fatto da ombrello sotto la grandine di una mancata qualificazione ai Mondiali e di un Europeo giocato senza forze, né fisiche né nervose. Questa è l’ora della «responsabilità e della lucidità», «andarsene sarebbe un danno superiore» ha detto il presidente seduto di fianco al cittì, tutto con le bottigliette dell’acqua dello sponsor in primo piano per le tv, perché viene da pensare che nel melodramma siamo imbattibili, ma pure col grottesco ce la caviamo. Gravina è nel giusto quando ci ricorda l’aria che tira, una convergenza di interessi per ridurre lo spazio delle Nazionali, ma l’Italia si è ridotta da sola anche lo spazio sentimentale. Italia-Svizzera sabato pomeriggio ha fatto 12 milioni di spettatori, tre in meno di Italia-Croazia, tre milioni di persone in fuga, addirittura sette rispetto alle partite degli Europei 2021. 

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Spalletti se l’è cavata promettendo di ringiovanire l’Italia, passare la bufera e questo oggi vogliamo sentirci dire. Ma sa per primo che non andremo ai Mondiali 2026 con Pafundi trequartista e Camarda centravanti. Possiamo usare la prossima Nations League per sperimentare, ma immaginate cosa accadrebbe il 6 settembre a un’Italia di semi debuttanti in casa della Francia. Quando Gravina mette in fila dispetti e veleni in cui opera, tra Palazzo Chigi e Lega Calcio, allarga le braccia. Dice: cosa ci posso fare. Ma se non può farci nulla, proviamo con un altro.

COSA SI DICE IN GIRO

| Alessandro Bocci sul Corriere della sera ha scritto che “in Federcalcio sono rimasti colpiti dall’arrendevolezza mostrata dai discepoli di Luciano, schiantati sul piano del ritmo, della corsa, della chiarezza di idee. Una figura pessima. Spalletti è sotto esame ed è chiamato a fornire delle risposte perché nonostante la crisi evidente del sistema e le difficoltà oggettive «non qualificarsi per la terza volta consecutiva al Mondiale sarebbe un disastro inimmaginabile». Un record che diventerebbe un marchio di vergogna: nessuna delle grandi Nazionali europee ha mai subito un’onta simile”. Ma allo stesso tempo ha già intuito che “non cambierà niente. Difficile trovare un punto di intesa” con i club. “Un esempio: i primi colpi di mercato della Juve, che dovrebbe mirare a valorizzare Fagioli, sono Douglas Luiz e Khephren Thuram, due centrocampisti stranieri. Lo scenario è fosco”.

| Paolo Condò su Repubblica ha analizzato la scena, lo scontro in corso da tempo fra gli interessi imprenditoriali dei presidenti di club e quelli istituzionali della federazione, scrivendo che “chi valuta che questo sistema sia giunto al punto di rottura, e che il calcio delle rappresentative debba finire divorato da quello dei club, dovrebbe spiegare perché questo sia un problema soltanto in Italia, mentre la Spagna — dove pure le polemiche non mancano — riesce a esprimere contemporaneamente il Real Madrid e una nazionale competitiva e divertente. La verità è che in questi anni è mancata una capacità negoziale, soffocata dai troppi personalismi”. 

| Guglielmo Buccheri su La Stampa sottolinea che tutto è fermo, tutto è congelato perché “la Figc è entrata nel suo semestre bianco, quello che toglie al Capo dello Stato la facoltà di sciogliere le camere se mancano sei mesi alle elezioni. Il calcio andrà al voto entro l’anno e, in tempo di urne, tenersi lontano da decisioni forti è la consuetudine: di cattivissimo gusto sarebbe vincolare la nuova governance a scelte cristallizzate poco prima. Spalletti resta in sella per una questione politica, dunque? Il ct di una delle pagine più nere della nostra storia rimane sulla panchina della Nazionale perché merita una riprova del campo, quanto lunga potrebbe dirlo ciò che accadrà proprio alla fine del semestre citato. Gravina fa bene a sottolineare come le questioni politiche non debbano entrare in rotta di collisione con quelle tecniche, ma, spesso, molto spesso è andata così con vertici federali messi in discussione per un palo fuori o un palo dentro”.

  IL CITTI’

| Luigi Garlando sulla Gazzetta ha scritto che con l’ultimo Mancini si intravidero le prime crepe, mentre Spalletti non è riuscito a ripararle. “Cos’è successo – si è chiesto – da Londra a Berlino in questi 1084 giorni? Perche la carrozza si è trasformata in una zucca? È precipitato tutto molto presto.  il Mancio aveva raccolto l’Italia tra le macerie della prima Apocalisse e l’aveva portata in cima all’Europa incantando tutti con un gioco rivoluzionario rispetto alla tradizione italiana, fatto di bellezza e dominio. Quel miracolo fu lo straccio che assorbì l’imbarazzante macchia macedone. Quando diciamo «sbagliato», non è per dire che Mancini avrebbe meritato l’esonero, ma perché non era più il vero Mancini. La Macedonia gli aveva spezzato qualcosa dentro. aveva perso il tocco magico e il fuoco negli occhi.  Il controspionaggio federale avrebbe dovuto intercettare prima questa stanchezza e anticipare le rovinose dimissioni di Ferragosto. La scelta del migliore su piazza (Spalletti) è stata tempestiva e prestigiosa da spendere, ma non c’è stato il tempo per considerare quanto un ottimo allenatore possa essere un buon ct. Arrigo Sacchi, che ha la stessa mistica del lavoro quotidiano, arrivò in finale a Usa ‘94, ma aveva Baggio e l’aiuto del suo blocco Milan. Ieri Spalletti spiegava che deve ancora imparare fino in fondo il mestiere di ct. Ma non c’è tempo”. 

| Nel ritratto di Spalletti a cura di Fabrizio Roncone sul Corriere della sera si intravede una certa diffidenza tipica del nostro calcio conservatore per le figure che dicono qualcosa, non di nuovo, basta che sia qualcosa di diverso. E dunque Spalletti è  “il riconosciuto puro genio tattico” che “si accompagna a un puntiglio prossimo all’ossessione. È un visionario: ma se non riesci a vedere quello che vede lui, diventa facilmente irritabile. Ogni tanto intravede fantasmi. Sospetta congiure. È la sua trappola. E lo sa. Così, quando a Napoli capisce che può essere l’occasione giusta, trasforma il suo piccolo ufficio nel centro sportivo di Castelvolturno, in una tana. Inaccessibile. Segreta. Con un letto sbilenco comprato in un centro commerciale, un cuscino sintetico, le maglie di Maradona — come reliquie — appese alle pareti: di lato, la scrivania con i suoi famosi quaderni pieni di appunti, di frecce e cerchietti, di post-it con i nomi dei calciatori. Spalletti li vuole che vivano di aspirazioni sublimi. Come lui. Uno schema banale lo deprime. Invece lo eccita inventare (tipo certe difese «rotanti» a tre e mezzo, oppure Totti falso nove, Perrotta assaltatore, Brozovic play maker e Lobotka bussola vivente). Passione sfrenata, studio maniacale. Rovista nelle tattiche altrui, saccheggia, le migliora.  Però, adesso, ci porti ai Mondiali”.

| Paolo Condò su Repubblica rimprovera invece al cittì “troppe lezioni di vita, troppi richiami ai tifosi, troppo giogo. Spalletti è un uomo complesso che ti arriva col tempo e la quotidianità, è la goccia che scava la pietra come dimostra una carriera in cui è sempre andato in crescendo, fino al capolavoro di Napoli. La pervicacia con la quale ha proposto il povero Di Lorenzo nasce dal fatto che era l’unico che lo capiva compiutamente; la battuta sul “figlio” era una battuta, gli si è ritorta contro e amen, ma è chiaro che a un certo punto gli sono mancati gli ancoraggi, ed è andato a cercarli dove poteva trovarli. Nel suo capitano di Napoli e nei debuttanti, da Calafiori a Fagioli, sul quale occorrerebbe mettersi d’accordo. La squalifica è stata scontata: possiamo considerare pagato il suo debito — da settembre il discorso varrà anche per Tonali — o lo stigma dovrà accompagnarlo per sempre? Resti pure Spalletti, non arretriamo di un metro nella considerazione delle sue qualità da allenatore: ma ci aggiunga l’umiltà e il senso della misura che ogni bravo ct deve usare visto il poco tempo a disposizione”.

  LA SQUADRA

| Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio si abbandona alla nostalgia dei quei bei pomodori che venivano tirati in faccia alla Nazionale quando rientrava da un viaggio disgraziato. “Adesso che tutto è cambiato, non ci sarà bisogno dell’umiliazione pubblica. Sicuramente abbiamo a che fare con azzurri diversi, di ultima generazione e di ultimissima mentalità, gente che si affligge già abbastanza da sola perché il popolo possa pensare alla lapidazione di piazza. Il nuovo rituale prevede le scuse sotto la curva con lo sguardo da cucciolone, le facce da veglia funebre al momento delle interviste, poi il rompete le righe e la fase più dolorosa, tutti a fare penitenza sui lidi di Ibiza e di Formentera”. 

|   Matteo Pinci su Repubblica trova che “uno dei problemi maggiori è che Spalletti si è trovato per le mani una squadra senza leader. Senza Bonucci e Chiellini, per intenderci. Questo ha dato forza ad alcuni gruppetti interni allo spogliatoio con cui la chimica non è scattata. Qualcuno – racconta – ha accusato l’allenatore anche per la preparazione, poco incentrata sull’intensità, a detta di alcuni giocatori. Addirittura c’è chi aveva messo nel mirino la convocazione di Fagioli, ritenendolo un delatore per aver tirato in ballo Tonali nella questione scommesse (in realtà è vero il contrario). Riguardate il gol del 2-0 della Svizzera: sembra quasi che la squadra non aspetti altro per poter firmare la propria resa e liberarsi dalla missione impossibile di soddisfare le richieste del suo allenatore. E che non suoni assolutorio nei confronti dei calciatori: non è impossibile che ci sia stata una sorta di pigrizia mentale, se non fisica, dietro le resistenze al “calcio perimetrale” che voleva imporre Luciano Spalletti. Forse scetticismo”.

Venga via, Luciano, chi glielo fa fare. Glielo abbiamo già detto ieri. Se le cose stanno così, venga via. Non sarà in Arabia, ma un lavoro lo trova. 

  I FAMOSI GIOVANI

|   Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ha calcolato che “la Nazionale di Spalletti in Germania era la penultima per esperienza nel torneo e una di quelle con l’età media più bassa. E se si considera che Scalvini e Udogie sono rimasti a casa solo perché infortunati e Tonali ha perso un anno per le scommesse ma tornerà in azzurro, i primi nomi nuovi ci sono già e in parte sono frutto del ringiovanimento già attuato da Mancini.  Alcuni uomini dell’Europeo, come il 34enne Darmian o il 32enne Jorginho sembrano ai saluti, anche Mancini non è in cima ai pensieri di Spalletti per la ripartenza. Da valutare invece Di Lorenzo, tra i peggiori in Germania ma figlio sportivo del c.t.: Bellanova di anni ne ha 24 e forse qualche minuto poteva anche giocarlo, viste le prestazioni del capitano del Napoli. Altrimenti anche i discorsi sul merito lasciano il tempo che trovano”.

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Tomaselli indica come iniziare a ringiovanire l’Italia: “Nell’ultimo campionato si sono messi in evidenza Fabbian del Bologna, Baldanzi alla Roma, Prati del Cagliari, tutti Under 21 come Casadei del Chelsea e Gnonto del Leeds, più giovane marcatore azzurro con Mancini. Soprattutto i primi due potrebbero già essere chiamati a settembre. Ma ci sono anche Kayode della Fiorentina, il 19enne Koleosho ora al Burnley e il bresciano Ndour del Psg, 19 anni pure lui. Senza dimenticare Camarda, la prossima grande speranza fra i centravanti il lavoro del coordinatore delle giovanili Maurizio Viscidi sta creando una base su cui contare. Magari non per vincere il prossimo Mondiale, ma per battere la Svezia o la Macedonia di turno e riprovare l’ebbrezza di partecipare, questo sì. O è chiedere troppo?”

  IL SENTIMENTO

|   Giulia Zonca su La Stampa si è dedicata alla disaffezione che si avverte e si legge nei numeri dell’auditel: “Due Mondiali visti da casa, un titolo europeo da difendere con dignità e tigna proprio perché è stato il solo momento buono in una lunga fase di mestizia. È dal 2010 che si analizza un sistema deficitario e nel mentre abbiamo perso pezzi e ammaccato l’autostima. Si è depotenziato il tifo, smarrito il senso e ovunque ci si giri, in questo Europeo, si trovano nazionali capace di entusiasmare o di riscattarsi o di accendersi, di scatenare struggimenti, un paio addirittura di incantare. L’Italia non ha svegliato un sentimento, non ne aveva e non poteva chiederne in cambio. Le legittime e doverose analisi di sistema non rispondono a questa assenza totale di trasporto. Non placano gli inevitabili e dolorosi paragoni”.

Supporter of Switzerland during the UEFA EURO 2024 round of 16 match between Switzerland and Italy at Olympiastadion on June 29, 2024 in Berlin,...

  GLI SVIZZERI SONO TRA NOI

|   A proposito di Auditel. Antonio Dipollina su Repubblica: “Nella tarda serata di sabato Raiuno ha mandato la replica di Svizzera-Italia. L’Auditel ha certificato il 5% di share per un totale medio di 292 mila spettatori. Che quindi danno un’indicazione precisa su quanti siano gli svizzeri presenti nel nostro paese”. 

 

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