Le biciclettine di ET

OGGETTI DI SCENA

Le biciclettine di ET

Forse i bambini di otto o dieci anni d’oggi sono affascinati meno da ET, ma quelli del 1982, oh, andiamo, quelli del 1982 impazzirono per il piccolo alieno e per la fuga dei ragazzi dalla polizia a bordo di quelle biciclettine BMX, senza immaginare che un giorno sarebbero arrivate alle Olimpiadi. Ai tempi di ET, fra Mosca e Los Angeles, il massimo della sfrenatezza ai Giochi per un bambino erano i 3mila siepi, la scusa migliore da tirare fuori con mamma e papà quando ti chiedevano perché diavolo andassi a mettere le scarpe nelle pozzanghere, che si rovinano, diamine, non le vedi. Sì, le vedo le pozzanghere, sto facendo Mariano Scartezzini.  Schiaffo. 

La BMX deve tanto a Spielberg e si presenta alle Olimpiadi per la seconda volta dopo Tokyo, nella sua versione freestyle, con eliminazioni il primo giorno [ieri]  e la finale per i nove migliori oggi. Le regole sono molto semplici, spiega Le Monde: “Per sessanta secondi, per due volte, i ciclisti in sella alle loro biciclette con ruote piccole pedalano come i Puffi per moltiplicare figure su rampe che ai profani sembrano immense. Nell’inimitabile linguaggio urban, questo si chiama “barspin”, “bunny hop” o “rollback”, e bisogna immaginarsi corpi e bici che girano in tutte le direzioni, sottosopra, piroette, accelerazioni, curve strette. una giuria di cinque esperti assegna punteggi compresi tra 0 e 99,99 a seconda delle figure, del loro stile, della loro ampiezza, del rischio e delle linee eseguite“.  Le donne che gareggiano hanno tra i 18 e i 29 anni, gli uomini tra i 21 e i 30. Il percorso è uguale. Chi vince corre a chiamare subito mamma e papà. Telefono, casa. 

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