Finirà Wimbledon e le fragole non saranno finite. Anzi. Gli inglesi potranno mangiarne anche mentre a New York staranno per iniziare gli US Open. Il NIAB EMR di East Malling, nel Kent, il principale centro di ricerca ortofrutticolo britannico, ha risolto un enigma. Come avere frutti di bosco tutto l’anno o quasi. Il fatto che l’annuncio arrivi alla vigilia del torneo è un caso. Il fatto che la super fragola d’Inghilterra ci chiamerà Ace, come un servizio vincente, pare sia una coincidenza. Il Guardian che racconta questa storia, scrive che l’istituzione è troppo seria per sospettare che si possa trattare di una mossa da marketing.
“Non è gente incline agli slogan”.
Malling Ace sarà un’eccellenza, spiega Adam Whitehouse, il capo del progetto, sarà una nuova varietà, in aggiunta ai classici pezzi in vendita oggi all’All England Club, porzioni da dieci a due sterline e cinquanta. Dicono che Malling Ace è il salto di qualità. La Fragola delle Fragole. Roba che sui Beatles avrebbe perfino potuto produrre lo stesso effetto lisergico di Lucy in the Sky of Diamond.
Per essere chiari, questa storia delle fragole tutti l’anno è una vecchia ambizione delle monarchie. L’idea sfruculiava già i botanici di Luigi XV a Versailles, preoccupati di sperimentare nuovi metodi di impollinazione. I cestini di Malling Ace saranno sugli scaffali dei supermercati dal prossimo anno, i vivai hanno bisogno di coltivare più piante per ottenere un raccolto su larga scala. Ma il 90 percento dei coltivatori e dei vivai sta già richiedendo le licenze per coltivarla.
Aspettando l’Ace, dopo due anni di nulla, Wimbledon 2021 si farà bastare la solita marca, la fornitura classica che viene in esclusiva da trent’anni dalla Hugh Lowe Farms, vicino a Maidstone, sempre nel Kent, il giardino d’Inghilterra, Un’azienda a conduzione familiare . L’attuale amministratore delegato Marion Regan ha preso il posto di suo padre, Hugh Lowe, che era a sua volta succeduto al nonno. Nelle due settimane del torneo i Regan consegnano 30 tonnellate di fragole. Una piccola percentuale delle loro vendite annuali di 5000 tonnellate.
Con i cancelli al circolo chiusi, l’anno scorso l’over-produzione è stata smaltita tra le famiglie dei lavoratori e nelle scuole locali. I Regan sono alla quinta generazione d’attività. La Associated Press ha raccontato che in azienda lavorano circa 700 dipendenti per la raccolta tra aprile a novembre. In principio erano bulgari e rumeni, dopo la Brexit la rete si è allargata e modificata. Quest’anno arrivano anche dalle Barbados, ma il più bravo di tutti – dicono i padroni – è il signor Constantin Anghel che ne lavora 40 chili all’ora. Un rumeno. Come Ilie Nastase.
COME SI PREPARA L’ERBA
I campioni spagnoli che regnavano sul Roland-Garros negli anni Novanta la odiavano. Ivanisevic la bucava. Djokovic la assaggia. Federer ci si inginocchia come un tempo Borg. Quindici giardinieri lavorano tutto l’anno affinché il manto si presenti splendido quando arriva l’ultimo lunedì di giugno e si ripete lo stesso rito di sempre. John McPhee in Tennis ha reso eterno il magistero di Robert Twynam, lo storico capo erbivoro del circolo per oltre 40 anni.
Massimo D’Adamo su Il Tennis Italiano ripercorre le variazioni della nobile arte nel tempo, con il passaggio da una rasatura a sei millimetri fino agli otto attuali che sono parsi una rivoluzione. Uno crede che due millimetri siano nulla eppure tanti li considerano decisivi per il rallentamento più recente della superficie, il compromesso cercato per venire incontro a chi specialista dei prati non è. Sono venti anni che la festuca è stata sottratta alla mistura dei fili per lasciare che governi sovrano il loietto, ma Neil Stubley – il gran boss attuale dei prati – nega che ci sia qualcosa più di una sensazione di lentezza. Parla casomai di campi resi più compatti perché pressati da rulli più pesanti. Così – scrive la rivista Il Tennis Italiano – “restituiscono alla palla maggiore energia e producono rimbalzi più alti avvicinandoli al cemento e consentendo maggiori scambi”.
Comunque sia, il manto di Wimbledon non è più quello di Robert Twynam che giudicava perfetta una pioggerella a di due ore e divideva i tennisti in tre tipologie, secondo gli effetti che lasciavano sull’erba amata. La prima: gli Strusci, “soggetti preoccupanti – riepiloga D’Adamo – che nella prima fase del servizio spostano il piede posteriore fino a riunirlo con quello avanti prima dell’esplosione verso l’alto”. Un gesto che alla lunga lascia un solco. Gli Jean Borotra e gli Jaroslav Drobny, per fare due nomi. La seconda: i Pattini, “quelli che arrivano sulla palla scivolando per una buona metrata”, eretici che si comportano come sull’argilla. I Rosewall, gli Emerson e i Kramer erano invece i virtuosi. Non vedevano mai alla tentazione di strofinarsi come sugli zoccoli il volgo tra le strade di Positano. La terza classe: le Zappe. “Quelli che nei momenti d’ira usano la racchetta come un’ascia”.
COME SI PREPARANO LE CORDE DI UNA RACCHETTA
Il giorno prima dell’inizio del torneo, ci sono circa cinquecento racchette impilate una sull’altra da accordare. Se ne occupano sedici persone che seguono le indicazioni dei giocatori e possono restare al lavoro anche fino a mezzanotte. Come raccontato da Shira Springer sul New York Times si tratta di una squadra formata da artigiani che vengono da Spagna, Italia, Repubblica Ceca, Svizzera, Paesi Bassi, e guidata da sette anni da Paul Skipp, il mastro incordatore di Wimbledon.
Skipp è un cinquantunenne che dovete considerare una specie di avvocato d’ufficio nei tribunali. Molti giocatori preferiscono rivolgersi a un proprio uomo di fiducia, esterno al circolo, più o meno al prezzo di 28 dollari a racchetta. Skipp rivendica una crescita di professionalità nei servizi messi a disposizione dal torneo e dice al New York Times di aver incordato le racchette a 10 tra giocatori e giocatrici che alla fine hanno vinto un titolo, tra cui Angelique Kerber e Andy Murray. Così negli ultimi dieci anni, il numero di racchette lavorate dal servizio in house è più che raddoppiato fino a toccare la previsione di 5.500 al giorno per il 2021.
I RITI TRADITI
Non tutto resta uguale dove niente cambia. La Wimbledon pandemica ha dovuto accettare di tradire alcuni dei propri riti. Niente queue, la coda sui marciapiedi per la razione quotidiana dei biglietti invenduti. Niente appartamenti privati in affitto per i giocatori a Wimbledon Village: dormono tutti negli hotel-bolla. Niente bicchieri di plastica decorati per le fragole con la panna ma contenitori di cartone riciclabile. Il montepremi è stato rivisto: i vincitori riceveranno un milione e 700 mila sterline contro i due milioni e 250 mila del passato, in modo che si possa garantire un assegno più alto (48 mila sterline) a chi avrà perso al primo turno.
La richiesta di un challenge con Occhio di Falco sarà estesa a tutti i campi, sebbene nessun giudice di linea abbia perso il posto. E su tutti i campi, anche il più piccolo, sono stati montati gli orologi per cronometrare il tempo di non-gioco tra la fine di un punto e l’inizio di quello successivo. Non più di 25 secondi. Per la prima volta le teste di serie seguono le classifiche di WTA e ATP e non il giudizio degli organizzatori, che come Alessandro Borghese potevano confermare o ribaltare il verdetto del computer. Per essere chiari: Barbora Krejcikova, vincitrice del Roland Garros, non ha mai giocato a Wimbledon, ma è testa di serie numero 15. Fino all’anno scorso se lo poteva sognare.
[pubblicato in origine nel giugno 2021]