1984 L’ESTATE CHE DIEGO
“Il colpo di scena è stato degno di Hitchcock”.
Attaccherà così sulla Gazzetta l’inviato Rosario Pastore, rimasto a Barcellona anche a trattativa saltata, per andare a casa di Maradona e farsi raccontare un mese di trattativa, un mese di attesa e speranza di scappare da quella che viveva come una prigione. Gli ha parlato la notte scorsa, dalle tre all’alba, senza immaginare che al risveglio l’indomani mattina la scena sarebbe cambiata di nuovo e per sempre. Maradona è del Napoli: la notizia è arrivata alle 21.10.
C’è un uomo in metro che osserva la gente far festa, guarda le macchine che sfiatano i clacson a Mergellina, i primi fuochi d’artificio sparati nel pieno di un sabato sera, e fa una domanda che gli costa un vaffanculo del vagone: «E mo’ Dirceu? Se ne va?».
Venerdì sera sembrava tutto finito, la trattativa veniva considerata chiusa. Sì, il Napoli aveva ancora una speranza, ma pareva una follia coltivarla. Alle due di notte Ferlaino aveva chiesto ai cronisti: «Vol come credete che finirà?». Li aveva spiazzati tutti, significava che in cuor suo, nella sua testa, c’era ancora spazio per ribaltare il tavolo. Dietro l’atteggiamento sprezzante di Gaspart, il Napoli aveva colto cenni positivi. Juliano aveva iniziato alla luce del sole una trattativa con l’Atletico Madrid per Hugo Sanchez. La notizia era stata riferita al Barcellona che aveva avuto paura. Quell’uno per cento, quel margine che esisteva nel cuore di Ferlaino, si è riaperto così. Se il Napoli può accogliere Diego, lo deve a Hugo.
Nunez è rimasto fuori dalla trattativa anche nella fase finale. Era alla partita di Coppa dei Campioni di hockey. Ma ai giornalisti che lo circondavano, ha rilasciato oggi pomeriggio una dichiarazione che sgomberava il campo da molti dubbi. Dopo aver parlato per venticinque minuti con Gaspart al telefono e dopo essere stato informato degli ultimi sviluppi, ha detto: «Era impossibile trattenere Maradona. Lui voleva andarsene e l’aveva detto anche troppe volte. Si era fatto molto difficile trattenerlo qui. Il Napoli tesseri pure il giocatore».
MINUTO PER MINUTO: COSA E’ SUCCESSO
Il Napoli non ha pagato una lira di più di quanto era nelle condizioni iniziali. Il ricatto del Barcellona in extremis, non è riuscito, al termine di un’altra lunghissima giornata, cominciata alle 22 di ieri, venerdì 29 giugno, una svolta raccontata in anticipo sui giornali da Telelibera 63. Gaspart ha lasciato l’hotel Princesa Sofia, preceduto di pochi minuti da un corrucciato Maradona e seguito qualche istante dopo da Cyterszpiler. Chiusi nella stanza 1715, Ferlaino, Juliano, Celentano e Isaia hanno messo a punto le loro contromisure. Ferlaino aveva l’aerotaxi pronto a partire dalla pista del Prat. Si è fermato per un boccone allo snack dell’albergo e ha fatto quella domanda ai giornalisti. “Sembrava molto più tranquillo di quando era arrivato” commenterà Pastore. Alle 2 Corrado Ferlaino faceva chiamare i due piloti dell’aerotaxi, in compagnia di Isaia e Pinelli tornava a Napoli.
Siamo a stamattina, sabato, quando prestissimo, si è rimesso ancora in viaggio per Milano. Una lunga giornata lo aspettava. Con l’allenatore Rino Marchesi esisteva un accordo su cinque nomi da prendere nel caso fosse saltato Maradona: Hansi Muller, Serena, Beccalossi, Bertoni e Marangon. Da stasera quel foglietto è carta straccia.
Anche Antonio Juliano, rimasto a Barcellona insieme con il dirigente Celentano, si è svegliato molto presto. Il programma era semplice: aspettare l’ora della partenza, prevista per le 12,20 e fare un tentativo per Hugo Sanchez, il centravanti dell’Atletico Madrid inseguito nei giorni scorsi dallo stesso Barcellona. In albergo sono arrivati Cyterszpiler e il fratello. Volevano solo salutarlo, raccontargli delle reazioni di Dieguito, informarlo che avevano appuntamento col presidente Nunez, finalmente riapparso nella tarda serata. Un commiato dopo 40 giorni di vicinanza.
Alle 10,15 una chiamata per il direttore generale del Napoli. Non al centralino, ma sulla linea privata del direttore dell’albergo. Era Juan Gaspart, il cattivo della storia, l’uomo che aveva buttato a mare la trattativa con il Napoli. «Dateci un milione e 230 mila dollari in più e Maradona è vostro» ha detto. La stessa cifra chiesta già venerdì mattina nel suo ufficio sulle Ramblas. La risposta di Juliano è stata la stessa. Non una lira di più. Neanche un centesimo. E ha messo giù il telefono. A quel punto era con la testa altrove. Si è attaccato al telefono e ha chiamato Luis Suarez. A lui, l’ex interista attualmente vice di Munoz nella nazionale spagnola, ha chiesto informazioni su Hugo Sanchez. Suarez gliene ha parlato benissimo, così è seguito un primo contatto coi dirigenti madrileni, che hanno sparato una richiesta iniziale di 4 milioni di dollari, quasi 7 miliardi di lire. Juliano ha fatto una controfferta: 2 milioni di dollari (circa 3 miliardi e mezzo) pagabili in due anni. Prendere o lasciare. Il Napoli non aveva tempo da perdere.
Quel che Juliano non si aspettava era una nuova telefonata, ancora Gaspart dall’altro capo del filo. Ora il vicepresidente del Barcellona non tentava più ricatti, non chiedeva più altri soldi. Voleva solo sapere quali fossero le intenzioni di Juliano, quando il direttore generale del Napoli avesse in animo di partire. Juliano ha risposto con sempre maggiore freddezza, lapidario, fino a farsi inseguire da una nuova telefonata del catalano, più o meno ogni mezz’ora.
Poco dopo le 13, Antonio Juliano ha lasciato l’albergo. Con lui si è allontanato anche Cyterszpiler. «Vado a mangiare un boccone fuori» ha detto giornalisti. «Per favore – aggiungeva – non mi seguite». Una bugia scopertissima. Era chiaramente un appuntamento importante. Con chi? Forse con Gaspart, forse con Nunez. Prima di uscire, ha fatto ancora una telefonata a Ferlaino a Milano, informandolo degli ultimi sviluppi. «Se c’è bisogno di me – gli ha detto il presidente – mi rimetto in aereo e torno a Barcellona». Di lui poteva esserci bisogno solo in un caso. Per firmare.
Appena uscito dall’albergo, le telefonate di Gaspart sono finite. Un segnale chiaro. Chi invece ha continuato a chiamare era l’Atletico Madrid. Alle 15,30 lo ha cercato Castillo, il segretario generale. Al telefono in hotel ha risposto l’inviato della Gazzetta: «Riferisca per favore al signor Juliano che abbiamo rintracciato il presidente. Ha detto che accetta completamente le condizioni proposte dal Napoli. Aspettiamo notizie». Dopo due ore di silenzio, senza notizie di Juliano, l’Atletico ha chiamato ancora: «Le condizioni ultime del nostro club sono queste: 2 milioni e mezzo di dollari, più un’amichevole a Napoli con un ingaggio assicurato di 600 mila dollari, più il 15 per cento della somma che il Napoli deve pagare a Sanchez come percentuale (300 mila dollari)». In altre parole, il prezzo del messicano è salito a 3 milioni e 400 mila dollari, 5 miliardi e 800 milioni.
Alle cinque di stasera è apparso sempre più chiaro che Hugo Sanchez era stato un falso obiettivo, per spaventare il Barcellona. Mezz’ora prima Juliano si era fatto vivo con i giornalisti italiani. Aveva una voce carica di mistero: «Vi consiglio di non partire, non lasciate Barcellona. So che alcuni di voi hanno il volo alle 18. Non lo prendete. Potrebbero esserci grosse novità».
Juliano sapeva che Ferlaino aveva depositato a mezzogiorno in Lega tutto l’incartamento sulla trattativa per Maradona. Sarebbe servito come primo passo per un eventuale ricorso alla UEFA e per mettersi al sicuro con la federazione. Quei telex, secondo il Napoli, potevano essere considerati un precontratto, sulla scorta dei precedenti di Udinese e Roma per Zico e Cerezo.
Avvertito al telefono da Juliano, Ferlaino si è precipitato a Linate e ha preso a noleggio un aerotaxi, tornando in quella Barcellona lasciata solo poche ore prima. Più o meno in quel momento, i giornalisti sono venuti a sapere che Juliano, Cyterszpiler e Minguella erano stati a pranzo da Gaspart e che nelle ore del pomeriggio la trattativa era andata avanti spedita. Ecco perché al palazzo del ghiaccio, Nunez si stava sbilanciando a quel modo. Sia pure a malincuore aveva dato il suo assenso: Maradona era del Napoli.
Maradona è del Napoli.
CHE COSA AVEVA DETTO MARADONA NELLA NOTTE
Nel pomeriggio di venerdì, racconta la Gazzetta, erano accadute “scene inaudite nella camera d’albergo del Princesa Sofia, dove il Napoli e il Barcellona discutevano. È mancato pochissimo che Maradona e ii vicepresidente Gaspart venissero alle mani. A un certo punto il giocatore ha urlato in faccia al dirigente: «Io so qual è il tuo scopo. Tu miri alla presidenza e vuoi raggiungere questo obiettivo sulla mia pelle. Ma sappi che io non potrò mai giocare più bene nel Barcellona, dopo questo trattamento».
Alle 3.10 nella notte di venerdì, il telefono dell’inviato della Gazzetta era squillato in hotel. Era Guillermo Blanco, il capo ufficio stampa della Maradona Productions. “Il tono della voce è sveglio, limpido, come se fossero le 10 del mattino” scriverà Pastore. «Voleva parlare con Diego, vero? Bene, è possibile. L’aspettiamo a Pedralbes, nella villa. Faccia presto, però».
Pastore racconterà: “A Barcellona ci sono seimila tassì. È facile trovarne uno, quando ne hai bisogno. Purtroppo l’autista non conosce molto bene il posto, Il quartiere residenziale più nuovo e ricco della città. Occorrono quaranta minuti per arrivarci. Alto il muro di cinta che nasconde agli occhi del curiosi il piccolo paradiso terrestre che si trova all’interno. Vegetazione lussureggiante tutto intorno alla costruzione e, in lontananza, la piscina. Non ha le misure olimpiche, ma è abbastanza ampia illuminata da fasce di luci del riflettori. L’animazione è notevole. Tutti gli amici argentini sono accanto a Maradona per fargli sentire il loro conforto. Dieguito si presenta con i capelli ancora umidi e in completa divisa della Puma. Qualche ora più tardi Jorge Cyterszpiler racconterà che Dieguito è riuscito a prendere sonno solo alle 8. L’Interno della villa è elegante. Tanta moquette, dappertutto. E tutti i trofei vinti dal giocatore ben sistemati nei mobiletti protetti da cristalli. Così la Gazzetta parlava con Diego, quando sembrava saltato tutto.
«C’è stata molta malafede da parte del Barcellona. Sicuro, malafede. E poi, c’è stata l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti dell’uomo Maradona e nel confronti del Napoli. Siamo stati illusi tutti, da Ferlaino a Juliano, a Cyterszpiler, a Maradona. Così ci ha giocati il Barcellona. Mi sento Tradito. Fino all’ultimo avevano assicurato al Napoli che il trasferimento si sarebbe fatto. Avevano fissato le condizioni e il prezzo. E il Napoli aveva rispettato ogni cosa. A quel punto, mi vedevo già con la maglia del Napoli addosso. Avevo capito che la mia fiducia nel club partenopeo era stata ben riposta. Il Napoli non aveva tentato un bluff. M voleva veramente. Ed io sarei passato ad una grande società».
Quando era quasi l’alba, a Diego dicevano che a Napoli stanno soffrendo, “e Maradona – scrive la Gazzetta – si rivolge a Claudia. «Senti? – dice – mi si sta accapponando la pelle», solleva la manica, mostrando che quanto dice è vero”. «Chiedo ai napoletani di non arrabbiarsi. Io ho fiducia in Dio e prego Dio, si ricordi di Maradona e dei napoletani. Alla prima occasione verrò in Italia. Se non come giocatore, voglio visitare Napoli da amico. Maradona ora ha Napoli nel cuore».
A NAPOLI
“Come d’incanto – scrive Alberto Cerruti sulla Gazzetta – è incominciato un autentico concerto di clacson, assordante. Dalle auto sono spuntate bandiere azzurre e i più rapidi tra i tifosi si sono portati sotto la casa di Ferlaino, in via Crispi, per invocare a gran voce il nome del presidente, di Juliano e naturalmente quello di Maradona, già proclamato «re di Napoli». Altri cortei hanno raggiunto Soccavo, la sede del Napoli, mentre decine, poi centinaia e a notte tarda migliaia di napoletani si affollavano in galleria Umberto, ritrovo abituale di molti tifosi. La fantasia dei napoletani si è scatenata. Sotto il consolato spagnolo, a parco Margherita, è stato suonato a tutto volume l’«Inno di Maradona», una specie di rivincita, dopo le sofferenze di un mese intero. Intanto le magliette col volto stampato del giocatore andavano a ruba. Nel cielo brillavano l’uno dopo l’altro i primi fuochi d’artificio. Ma questo è stato soltanto l’inizio di una festa interminabile, che avrà il suo clou quando Maradona sbarcherà a Napoli”.
Così, Cerruti racconta di aver visto “un corteo di 30 camion completamente dipinti d’azzurro con a bordo cento pupazzi di Maradona in grandezza naturale. Il grande carnevale è vissuto anche su una gigantesca fiaccolata che ha imitato i camion girando tutti i rioni partenopei”.
La trattativa è finita. Ma siamo solo all’inizio.