A un ottavo del cammino degli ottavi, la Germania ha perso il secondo posto nel ranking stagionale delle coppe. La sconfitta del Lipsia contro il Real Madrid e la vittoria del Manchester City in Danimarca hanno portato l’Inghilterra alle spalle – ops – dell’Italia [14 punti contro 13,875 e 13,642]. Sono le due posizioni che assegneranno il famoso posto in più nella Champions XL dell’anno venturo, una wild card per la quinta del campionato, e pazienza per chi vince lo scudetto in Serbia, in Romania, in Scozia, tutti paesi che in passato la Coppa dei Campioni potevano perfino vincerla.
È presto. È prestissimo. Mancano 27 partite alla fine della sola Champions, altre 86 fra Europa League e Conference League. Fanno 113 in tutto, una mole di risultati e di incroci che rende superfluo ogni ragionamento stamattina. Eppure Lazio-Bayern di stasera si presenta come uno scontro diretto, per non dire del doppio Italia-Spagna della settimana prossima, l’Inter contro l’Atlético Madrid e il Napoli contro il Barcellona.
È buffo. La prospettiva di un posto in più dovrebbe ingolosire una Cechia [quinto posto nel ranking stagionale], un Belgio [sesto], invece è un’ossessione soprattutto nei paesi dove già se ne possiedono quattro. Una febbre che riguarda l’Italia, ma non di meno l’Inghilterra. Il magazine The Athletic se ne è occupato ieri dando un taglio inglese alla storia e chiedendosi quante possibilità abbia la Premier League di farcela. Oggi è una vicenda che riguarda da vicino una fra Tottenham e Aston Villa, sempre che il Manchester United non riesca in qualche maniera e rientrare in corsa. The Athletic cita il modello statistico-predittivo adottato da Opta, basato su una combinazione di classifiche, prestazioni storiche e recenti di ciascuna squadra, quote del mercato delle scommesse, per giungere alla conclusione che l’Inghilterra ha il 77 per cento di possibilità di finire fra le prime due del ranking stagionale, seguono l’Italia con il 50.8 per cento e la Germania con il 48.3. Più staccate ci sono la Spagna con il 12.5, la Francia con il 9.9, la Cechia con l’1.1, il Belgio con lo 0.8. Si mangiano il cappello di Rockerduck in Olanda, il paese arrivato ai primi due posti del ranking nell’anno sbagliato. Quello scorso.
IL TORNEO
La prima squadra italiana in campo negli ottavi
LAZIO-BAYERN MONACO
È solo un lifting al linguaggio. Quando al Sarri di Napoli toccò incrociare il Manchester City di Guardiola, disse che voleva una squadra di undici facce di cazzo, undici che palleggiassero totto il naso dei più grandi palleggiatori al mondo. La cosa funzionò per la prima mezz’ora. Il Napoli andò avanti con Insigne e poi perse per infortunio Ghoulam – in quel momento uno dei tre migliori terzini sinistri al mondo, il miglior terzino sinistro nella storia del club, ma soprattutto l’alter-regista della squadra, toccava 100 palloni a partita come Jorginho. Tre minuti dopo la sua uscita in barella, pareggiò Otamendi e negli ultimi 20 minuti il City sfondò. Quel Napoli sexy di Sarri sei mesi dopo andò vicinissimo allo scudetto, ma cominciò a finire su quella barella.
Sei anni dopo, il lifting al linguaggio fa dire a Sarri che vuole undici facce toste, ecco, undici facce toste davanti al Bayern. Alberto Abbate sul Messaggero ha scritto che si deve “trasformare l’utopia in un traguardo. Come il secondo posto in Serie A dell’anno scorso, approdare ai quarti di Champions sarebbe un altro miracolo. Bentornato, Sarrismo”.
Tuchel dall’altra parte, come racconta Repubblica con Claudio Cucciatti e Giulio Cardone, “si è scontrato con uno spogliatoio che non l’ha mai amato all’unanimità, chiedere a Kimmich e De Ligt. In caso di sconfitta, la stampa tedesca sta rilanciando in queste ore la candidatura di José Mourinho. Una vendetta, forse sì, per aver profanato un monumento della Baviera come Thomas Müller, in panchina nello scontro diretto di campionato”. La partita persa cioè con il Bayer Leverkusen, la prima seria crepa aperta nell’egemonia che dura da 11 anni in Bundesliga.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha scritto: “La cosa allarmante è che nessuno sembra sapere come ripristinare il vecchio ordine”. La Suddeutsche Zeitung trova che lo 0-3 contro la squadra di Xabi Alonso sia “un voto di sfiducia della squadra a Tuchel. Probabilmente la prova di un’insoddisfazione che oggi è reciproca”.
Definitivo e didascalico il giudizio di Niels Kruse su Stern
“Se l’allenatore del Bayern dovrà andarsene, sarà per gli stessi motivi vissuti al PSG e al Chelsea. Nella sua carriera si ripete spesso uno schema: al più tardi al secondo anno di incarico, lo sviluppo della squadra si ferma. A Parigi i successi raramente dipendevano dal collettivo, più spesso da talenti eccezionali come Neymar o Kylian Mbappé. A Londra al trionfo immediato è seguita la caduta. Al Chelsea ha rotto con Romelu Lukaku, al Bayern con Thomas Müller. Leon Goretzka e Joshua Kimmich sono stati relegati in panchina. Un’altra circostanza è tipica e gli costa la panchina: la mancanza di apprezzamento. Lui se ne è lamentato ovunque, soprattutto a Dortmund, dove hanno replicato che Tuchel è semplicemente una persona difficile. I disaccordi tra lui, la squadra e i dirigenti del suo club sono la regola, non l’eccezione”.
È certamente una missione per delle facce toste. Stefano Chioffi sul Corriere dello Sport-Stadio dice che “il capolavoro tattico di Xabi Alonso e del Bayer rappresenta una traccia preziosa per Sarri ha disegnato la partita perfetta contro il Bayern: 4-2-3-1, ritmo, pressing, grande velocità nella distribuzione del pallone, un’impronta simile a quella dell’Atalanta, soprattutto nei movimenti della fase difensiva e nella ricerca continua dei duelli. Così ha fatto saltare il castello di Tuchel. I mediani Xhaka e Andrich hanno dominato il confronto con Goretzka e Pavlovic, preferito a Kimmich. Ma la chiave decisiva va ricercata sulle fasce. Fondamentali i cambi di marcia sulla destra del nigeriano Nathan Tella, arrivato alla fine di agosto dal Southampton per 23 milioni, e gli spunti a sinistra di Grimaldo, che nel Benfica faceva il terzino: lo spagnolo, trasformato in ala da Xabi Alonso e preso a parametro zero, è diventato un incubo per Mazraoui e Upamecano, scoprendo i difetti del 3-4-2-1 studiato da Tuchel”.
COSA SUCCEDE IN CITTÀ La causa per il divorzio di Totti | Repubblica Roma racconta che in tribunale, dentro la battaglia legale Totti vs Blasi, stanno tirando dentro pure i figli.
Giuseppe Scarpa scrive: “Nella memoria difensiva depositata da Ilary Blasi, si parla della seconda figlia in connessione al viaggio di Totti e Noemi Bocchi a New York. Chanel non sarebbe stata ospite gradita a causa del messaggio con cui su Instagram si schierava con la madre all’indomani del docufilm Netflix Unica. Quindi Isabel. Totti, accusa Ilary Blasi, non permetterebbe alla figlia più piccola di frequentare le lezioni di pattinaggio nei giovedì in cui ha la custodia della bambina e l’avrebbe lasciata più di una volta sola a casa o in hotel per andare ad appuntamenti mondani”.
PSG-REAL SOCIEDAD
È Mbappé l’arma anti-Real, titola L’Équipe in prima pagina con studiata ambiguità. Real è la Sociedad avversaria di stasera, Real è il Madrid che vuol portar via Kylian al PSG e a tutta la Ligue1, azzerando così il trio di stelle che doveva cambiare i tele-equilibri milionari dei diritti. Neymar è andato a farsi male in Arabia, Messi guarda com’è l’arancione dei tramonti in America, non rimane che lui, forse fino a giugno – e dopo bisognerà casomai accontentarsi di un Osimhen.
Bisogna allora prender tutto ora che si può. Damien Degorre sul giornale francese dice che i sorteggi per la Champions League fatti nel cuore dell’inverno “sono come i cacciatori, ce ne sono di buoni e di cattivi. Ma la questione può diventare più subdola quando si tratta del PSG”.
Cinque volte è uscito agli ottavi di finale nelle ultime sette edizioni ma contro avversarie che si chiamavano Barcellona, Real Madrid, Manchester United e Bayern. Tutte prese al primo turno dell’eliminazione diretta.
Stavolta – come scrive L’Équipe – la Real Sociedad è senza dubbio un grande avversario, seocndo le parole di Luis Enrique e Fabian Ruiz, “ma non è un orco spaventoso e nemmeno un outsider per un posto in semifinale. Così, dopo essere uscito da uno dei gironi più difficili, se non il più duro, il PSG sente finalmente il vento che gira”.
CAMEI Lo psicologo di Luis
José Barroso racconta ancora su L’Équipe chi è l’uomo che sussurra a Luis Enrique, il signore seduto alla sua destra in panchina. Si chiama Joaquin Valdes, un ex judoka che si è reinventato psicologo. Lo segue dall’inizio del suo percorso da allenatore nel Barcellona-B. “Con un’influenza discreta – si legge – ma reale. Questo tuttofare ha supportato sciatori, nuotatori, atleti, tennisti e golfisti, ha fondato un sito online di supporto mentale e una società di consulenza. Fu uno dei professori all’università a raccomandarlo a Luis Enrique”.
È asturiano come lui e “gli consiglia di non leggere ciò si scrive sui giornali, di positivo o di negativo, per non sprecare energie. La sua mano nei discorsi di Luis Enrique e nei suoi interventi con i media è evidente: Valdes insiste sulla comunicazione positiva e sulla necessità di mettere in prospettiva i problemi”.
Su The Athletic si trova invece una lunga incursione di Dermot Corrigan nel mondo della Real Sociedad, esempio “di stabilità e pianificazione a lungo termine, non sempre comuni nel calcio spagnolo”. Jokin Aperribay è l’imprenditore locale alla presidenza del club dal dicembre 2008. Luki Iriarte dirige il settore giovanile dal 1999. Olabe ha giocato come portiere negli anni ’90, è stato direttore sportivo dal 2002 al 2005 prima di tornare nel 2016. Anche l’allenatore Imanol Alguacil ha giocato con questa maglia negli anni ’90. Undici dei 21 giocatori utilizzati dalla Real Sociedad nel il girone sono nati nella regione, tra cui il capitano Mikel Oyarzabal e i compagni di nazionale Robin Le Normand e Martin Zubimendi.
“Questa attenzione al settore giovanile – spiega The Athletic – fa parte dell’identità del club, ma ha anche un’origine pratica nei problemi finanziari che il club ha dovuto affrontare, soprattutto durante le tre stagioni in serie B dal 2007 al 2010”.
La Real Sociedad ha poco più di 38.000 abbonati e una lista d’attesa di altri 3.000. L’Anoeta è stato riqualificato con 80 milioni di euro, 14 dei quali da fondi pubblici. Gli abbonamenti partono da 280 euro, il prezzo più economico in Liga.
Olabe sostiene con The Athletic che che l’intero progetto della Real Sociedad non può essere compreso senza capire il collegamento sociale che esiste con la provincia di Gipuzkoa, la più piccola della Spagna con una popolazione di 700.000 abitanti. Ma qui non siamo all’Athletic Bilbao. Questa attenzione al territorio non significa il disconoscimento della mescolanza. Già nel 1989 John Aldridge diventò il primo non basco del club. L’attuale rosa della prima squadra comprende giocatori che vengono da Giappone, Russia, Nigeria, Suriname, Scozia.
Ma il nucleo e la mentalità restano fortemente baschi. Chi arriva trova subito una lista di ristoranti e posti dove andare la sera, a seconda della zona, trova il numero privato di una compagnia di taxi, l’indicazione per gli asili nido, per un insegnante di lingua, per i parrucchieri.
«Vogliamo essere la migliore Real Sociedad possibile, non copiare nessun altro» dicono.
«Non sono bravo a fotografare il cibo, ma ogni volta che scatto una foto viene di un livello suoperiore. Qui c’è un piatto a base di riso e vongole, immagino i miei amici in Scozia che scuotono la testa. Riso con le vongole?! Ha un sapore incredibile, credimi. Adoro tutto della Spagna» | Kieran Tierney al Guardian
I rumori della Champions
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“I detentori della Champions hanno l’abitudine di giocare in trasferta come se fossero in casa. Con un possesso palla al 75% e un numero di passaggi quattro volte superiore a quello degli avversari, l’unica concessione al Copenhagen è stato l’autogol nato da un errore di Ederson. Ci sono stati gol di Kevin De Bruyne, Bernardo Silva e Phil Foden, e il Copenhagen avrà pure la sensazione di averla fatta franca. Il City non perde da 14 partite e la serie di vittorie ora è a 11. L’unica domanda è chi possa fermarlo”.
[di sam wallace, Telegraph – tutto qui]
1-3
BRAHIM DIAZ
“Il Real Madrid non ha giocato bene. Ha camminato sempre con la lingua di fuori, sopportando un ritmo che non era di suo gradimento . Il secondo tempo è stato un film western, una corsa da una parte all’altra, con il Lipsia vicino alla porta e il Real che scatenava alcuni contropiedi nei quali solo l’inesauribile Camavinga riusciva a raggiungere gli attaccanti. In uno di questi Vinicius ha colpito il palo. Ma il Real Madrid non meritava di vincere, nemmeno con un gol, figuriamoci con due. Se ha vinto, contro ogni previsione, è stato perché tutti hanno stretto i denti e hanno saputo lottare con umiltà, ma soprattutto perché Lunin e Brahim sono stati eccezionali”.
[di alfredo relano, As – tutto qui]
0-1