L’alba di Haliburton e il tramonto che LeBron respinge – La finale della Coppa NBA

Father Time si è piegato due volte nella stessa sera. È l’avversario attuale di LeBron, il solo che lui consideri alla sua altezza e che riconosca. Lo chiama così da quando lo combatte, sapendo che queste sono partite impossibili da vincere, al massimo puoi farle durare. LeBron vorrebbe trascinarla almeno fino al giorno in cui suo figlio Bronny, forse, chi lo sa, metterà piede in NBA. Vorrebbe giocare una volta con lui o contro di lui. 

Father Time allora gli ha mandato due messaggi. Il primo: Bronny è pronto per tornare in campo, lo farà domenica con la maglia della squadra del college, la University of South California [contro Long Beach], a quattro mesi da un drammatico arresto cardiaco in allenamento. Ha il via libera dei medici e una cauta disponibilità del coach a fargli riprendere il suo cammino. Il debutto nel campionato universitario è «un grande momento per la nostra famiglia» dice il papà. Bronny finora si è allenato da solo, cyclette, pesi, avrà bisogno di tempo per mostrare di cosa è capace. Tempo fa LeBron ha detto che se l’esordio del piccolo fosse arrivato la sera di una partita dei Lakers, l’avrebbe saltata per stare con lui. I Lakers non giocheranno domenica, ma sabato sera sì. È questo il secondo segno di Father Time. Pare ancora ben disposto verso LeBron. Nella semifinale dell’In-Season Tournament, a pochi giorni dal compleanno numero 39, gli ha concesso la chance di segnare 30 punti in 23 minuti nella vittoria dei Lakers su New Orleans [133-89], con l’aggiunta di otto assist e cinque rimbalzi, prima di uscire a 5:44 dalla fine del terzo quarto. 

«Straordinario. Ultraterreno» ha detto l’allenatore dei Lakers, Darvin Ham, di James. I 44 punti di scarto sono il massimo toccato dai Lakers in questa stagione. È lo stesso margine subito da Philadelphia in campionato alla fine del mese scorso, “ma adesso conta poco” sottolinea The Athletic. James è stato quattro volte campione NBA in tre città differenti. È stato nominato quattro volte mvp della lega. È il capocannoniere di tutti i tempi. Ma ha vinto il suo ultimo titolo nel 2020, l’anello nella bolla di Orlando, l’invenzione del commissioner Adam Silver per salvare la stagione in pandemia. Diventò un modello per la Champions di calcio, mentre ora è dal calcio che la NBA ha tratto ispirazione per questa Coppa che LeBron definisce «un’altra genialata di Silver». L’America è elettrizzata dall’idea che un titolo possa finire nelle mani di una squadra che quasi certamente non vincerà l’anello. Per due volte, i Lakers di James sono dovuti passare in questi anni dai play-in, il preliminare dei play-off, un’altra innovazione. Ora, lui e i Lakers sono a un passo dalla vittoria dell’IST. I giocatori hanno messo in tasca 350mila dollari per essere arrivati fin qui, ce ne sono altri 300mila in caso di vittoria. 

 

È ancora meno nobile dei Lakers l’avversaria di sabato notte, gli Indiana Pacers, solo al sesto posto nella sua Conference a Est. L’allenatore Rick Carlisle ricorda che la sera della prima partita nel torneo, un appuntamento in casa contro i Cleveland Cavaliers a fine ottobre, nessuno era veramente sicuro di dove potesse andare a finire questa storia. «Il campo sembrava una pista di pattinaggio». Sei partite dopo, gli Indiana Pacers non hanno ancora perso e hanno fatto conoscere meglio all’America chi è il loro ragazzo del poster, Tyrese Haliburton, mai visto finora in diretta su TNT. Ieri sera ha giocato un’altra partita mostruosa su un grande palcoscenico mediatico, nel 128-119 dato ai Milwaukee Bucks. Una serata con 16 sorpassi e contro-sorpassi nel punteggio, stanno sottolineando in America. 

Indiana ha saltato le ultime tre edizioni dei play-off e ora può vincere un titolo. «Stiamo scioccando il mondo, nessuno si aspettava che fossimo qui» dice Haliburton. I Bucks hanno avuto un Giannis Antetokounmpo da 37 punti. Damian Lillard ne ha aggiunti 24 con quattro triple segnate su quattro nel momento della rimonta, nel terzo quarto. Khris Middleton ha contribuito con 20 punti. Brook Lopez ne ha dati 18 con quattro stoppate. Non è bastato. La difesa a zona ha frustrato a lungo il gioco corri-e-tira di Indiana, “finché Haliburton e la panchina non l’hanno capito” analizza The Athletic, sottolineando che i Bucks hanno davanti a sé magnifiche prospettive per l’anello con la nuova coppia Antetokounmpo-Lillard. 

 

  MEDUSE

È di Lillard il broncio più appuntito della serata. Quando Haliburton ha messo dentro la tripla che lo ha fatto sentire sicuro del successo, si è guardato il polso. È il gesto abituale di Lillard quando segna un canestro decisivo nel finale. «Era la foga del momento, per divertirmi» ha detto Haliburton. Lillard ha risposto: «Quando vivi il tuo momento, è importante ricordarsi di essere umile perché non sai mai come cambieranno le cose, né quando». Non sono le parole di uno che l’ha presa bene. Poi ha abbozzato: «Da bambino ho imparato che quando fai una cosa, devi essere disposta ad accettarlo. Per tutte le volte che l’ho fatto io agli altri, non posso arrabbiarmi se qualcun altro lo fa a me. Penso che sia stato un segno di rispetto e di riconoscimento per la mia storia». Ecco. Diciamo così.

 

CREPE

La partita è iniziata intorno alle 14 ora locale, in una T-Mobile Arena mezza vuota, nella noia del primo pomeriggio di Las Vegas. Quasi inevitabile, dice The Athletic. I tifosi dei Pacers hanno saputo della qualificazione della loro squadra lunedì sera, quelli dei Bucks non prima di martedì, “non c’era molto tempo per trasformare l’In-Sesason Tournament nel pretesto per una vacanza”. Cosa ha fatto la NBA? Ha aumentato l’illuminazione del campo, lasciando gli spalti in una sorta di nebbia, con qualche neon qua e là, così in televisione i posti vuoi non si sono visti. “Puoi essere incredibilmente industrioso e allo stesso tempo essere dannatamente fortunato” dice The Athletic.

La NBA ha investito 11 miliardi di dollari nella promozione di questo torneo, definito dal magazine “il Nirvana della TV a novembre. Ha funzionato, ottenendo un consenso quasi universale da parte dei tifosi, dei media solitamente scettici e della stragrande maggioranza dei giocatori. Il premio nascosto, come un giocattolo in fondo a una scatola, è stata la rivelazione di Tyrese Haliburton. La NBA vuole che le squadre dei suoi mercati più grandi brillino, per ovvi motivi di business. Ma ha bisogno anche della crescita di squadre nuove, le varie Indiana, Milwaukee e Sacramento. Deve dare alla gente del Midwest un motivo per mettersi il cappotto nelle fredde serate di inverno, uscire, comprare il biglietto, pagare il parcheggio, prendere qualcosa da mangiare e da bere, proprio come deve battersi contro il clima perfetto di Los Angeles e Miami per convincere la gente a pagare fior di quattrini e chiudersi dentro un palazzetto”. 

È ancora oggi la grande distanza tra l’idea americana di brand e di competitività e l’idea che vivacchia da noi. Dove tutto è bacino d’utenza e non esiste alcuna attenzione per gli small market. 

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