Il record infame di Detroit. La genesi delle 27 sconfitte dei Pistons

Il titolo viene dai numeri, e i numeri in America sono tutto. Quasi tutto. I Detroit Pistons sono diventati la peggiore squadra di sempre in una stagione NBA. Hanno aggiunto contro i Brooklyn Nets una ventisettesima sconfitta alle ventisei precedenti, The Athletic lo chiama il record infame. Ma in fondo si tratta di uno slogan, parliamo con enfasi. Più interessante è l’analisi che il magazine americano dedica alla genesi dell’infamia, in una franchigia dalla storia fra le più leggendarie della NBA. Oggi sembra difficile riconoscere in questi Pistons la squadra che ha vinto tre anelli. Solo cinque franchigie ne hanno di più. I Pistons hanno spalmato i loro tre titoli in tre decenni, a partire dalla fine degli anni Ottanta, prima di tornare al vertice nel nuovo secolo, “il segno di un’organizzazione sana. Vinci, torna, vinci di nuovo”, spiega The Athletic. A Detroit hanno anche cinque titoli della Eastern Conference. Solo Celtics, Bulls e Heat ne hanno di più. Che cosa è successo? Come siamo arrivati alla squadra peggiore di sempre?

Molte cose sono andate storte in questi ultimi quindici anni, cattive decisioni sui roster, cattiva gestione, infortuni, irrequietezza, troppa fiducia sulla fortuna.

The Athletic individua il punto di partenza naturale della caduta nel 3 novembre 2008, quando il direttore generale Joe Dumars giunse alla conclusione che era necessario un rinnovamento. I Pistons degli anni 2000 erano stati tra le franchigie più costanti. Dalla stagione 2002-2003 al 2007-2008 la stagione non si era mai conclusa prima delle finali della Eastern Conference. Il suo quintetto composto da Chauncey Billups, Richard Hamilton, Tayshaun Prince, Rasheed Wallace e Ben Wallace si autodefiniva i cinque più grandi giocatori in vita. Ma Dumars sentiva che era arrivato il momento di cambiare. Così quel giorno scambiò Billups e McDyess con i Denver Nuggets per Allen Iverson. Dumars stava preparando la squadra a una transizione e la cosa fu evidente quando Detroit fu travolta al primo turno dei playoff dai Cleveland Cavaliers l’anno dopo. Iverson se ne andò, firmò per i Memphis Grizzles. Rasheed Wallace andò a Boston.  Si stava aprendo un’era di instabilità e di sconfitte, con stagioni sempre al di sotto delle 32 partite vinte in una stagione. Eppure, Detroit non era mai abbastanza brutta – o mai abbastanza fortunata – da prendere una delle prime cinque scelte al Draft. Sono arrivati Austin Daye, Greg Monroe, Brandon Knight, Andre Drummond, Kentavious Caldwell-Pope, Stanley Johnson, tutti fuori dalla NBA o mestieranti dai 28 anni in su. I Pistons hanno sbagliato valutazione su Khris Middleton dopo la sua stagione da rookie, hanno accumulato errore dopo errore, si sono illusi di poter costruire qualcosa sull’alchimia tra Jackson e Drummond. Finché sono emersi i limiti di Van Gundy come architetto di squadre. Sono stati dissipati milioni e milioni per giocatori normali, l’infortunio a Blake Griffin è stato l’evento fatale decisivo. Dopo aver riportato lamsquadra ai play-off, il suo ginocchio ha ceduto. Non è mai più stato lo stesso giocatore. Nell’estate 2021 Cade Cunningham è stato la miglior prima scelta da mezzo secolo a questa parte. Intorno a lui, dice The Athletic, è stata costruita “una squadra giovane, ancora più giovane, ma per la prima volta da moooolto tempo, intrigante dal futuro riconoscibile”. Ma pure Cunningham si è fatto male. Senza di lui, Detroit ha concluso una stagione con 17 vittorie, il totale più basso dalla stagione 1979-80. La mazzata finale è stata illudersi di poter prendere Victor Wembanyama al Draft e scoprire di essere sorteggiati ancora con un numero cinque. È così che oggi siamo a 27 sconfitte consecutive, con il rimpianto di aver preferito Hayes a Tyrese Halliburton nel 2020, oppure di aver scambiato Bruce Brown per una scelta al secondo turno. 

 

I grandi perdenti

 

Un’altra sconfitta nella notte tra giovedì e venerdì porterebbe i Pistons a eguagliato il primato assoluto di sconfitte, stabilito dai Philadelphia 76ers tra un finale di stagione [26] e l’inizio della successiva [2]. In America stanno tirando fuori dai cassetti i nomi delle peggiori squadre mai viste: i Chicago Cardinals delle 29 sconfitte in NHL, le Indiana Fever da 20 partite perse in WNBA, i Louisville Colonels da 26 sconfitte in Major League di baseball, i Chicago State Lady Cougars, 59 volte senza una vittoria nel basket NCAA. Il massimo sono i Washington Generals, ma perdere era la loro vocazione. Esistevano per perdere. Avevano il ruolo del punching ball nelle esibizioni degli Harlem Globettotters. I dati non sono né precisi né certi, ma The Athletic scrive che sono arrivati a 2.495 partiteperse di fila, tra le quali spicca una vittoria storica il 5 gennaio 1971. La stima definitiva sul conto dei Generals è che abbiano perso oltre 19.000 volte. A modo loro irraggiungibili. 

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