Il ritorno di Grace Zaadi-Deuna. Contro Teresa Almeida “scesa da un quadro di Botero”

  Gli slalomisti della prima ora lo sanno. Qui si procede per fissazioni. Una si chiama Grace Zaadi-Deuna. È una delle eredità delle Olimpiadi di Toyo. Fu la scoperta di una mattina dentro lo stupore per la spettacolarità della pallamano femminile, dove ogni sfida è come un highlights, un continuo la partita in un minuto. A quel ritmo là. A un certo punto ti devi alzare e andare a bere. Durante la semifinale Francia-Svezia succedevano soprattutto due cose. La prima: dopo ogni gol chi stava in porta raccoglieva velocemente la palla dalla rete e spesso cercava un rilancio lungo per mettere subito davanti all’altra porta una compagna. La réclame dell’adrenalina. La seconda: ogni volta che le francesi consegnavano il pallone tra le mani di Grace Zaadi-Deuna, la loro numero 10, succedeva qualcosa. Un tiro, un gol, un’incursione, un assist. Una dimostrazione di superiorità assoluta accompagnata da un risvolto incomprensibile. Non si capiva perché il pallone non fosse sempre suo. Doveva trattarsi di un misterioso atto di generosità, una prova di spirito olimpico da parte delle francesi. 

Il giorno dopo, in finale contro le russe senza bandiera, segnarono sette gol a testa Allison Pineau e Pauletta Foppa, la più celebrata fra le giocatrici della Francia. Ma dal divano era chiaro che Grace Zaadi-Deuna avrebbe meritato un film tipo quello su Zidane, una camera puntata sempre su di lei. Faceva cose pazzesche. Anzi avrebbe meritato un canale monotematico. Lo Zaadi-Deuna Channel. 

Più o meno questo c’era scritto nelle newsletter di quei giorni e ogni volta che torna la pallamano femminile il pensiero corre là. Come stasera che ai Mondiali c’è l’esordio della Francia, nella incantevole Stavanger. Z-D, trent’anni, gioca in un club di Bucarest e viene da un periodo complicato. È tornata in campo domenica scorsa. Due mesi fa ha sofferto la rottura parziale dell’aponeurosi del piede destro, qualunque cosa significhi. È il secondo grave problema fisico di questa stagione, dopo una microfrattura al sinistro. Le manca il ritmo e sa che non potrà tenere il campo per 60 minuti ogni due giorni. Non pare una grossa preoccupazione. La Nazionale francese vivrà questi Mondiali come una tappa di preparazione per i Giochi dell’estate prossima, “senza altra pressione al di fuori della voglia di perfezionare il proprio gioco e i nuovissimi piani offensivi” come hanno scritto Yann Hildwein e David Loriot su L’Équipe. “Sarà difficile – dice il giornale sportivo francese – vederla piantare dieci gol nella porta avversaria all’inizio del torneo, come fece contro l’Ungheria alle Olimpiadi di Tokyo due anni fa. Grace Zaadi è ancora sulla strada verso la riconquista della sua forma migliore”. Forse nei prossimi giorni riusciremo finanche a vederla su Pallamano Tv, lo spazio streaming della federazione che ha preso i diritti pewr una dozzina di partite più in là. 

 

Storie di donne in porta

 

La vera preoccupazione in casa della Francia si chiama Cléopatre Darleux, in porta a Tokyo nel torneo dell’oro, fuori da quasi un anno per una commozione cerebrale. A dicembre ha riportato un trauma cranico giocando con il Brest. Dopo aver ripreso a gareggiare, nel mese di febbraio ha dovuto fare i conti con la realtà: mal di testa e nausea l’hanno costretta a fermarsi di nuovo. Da allora è circondata dai medici e lotta un recupero definitivo, in tempo per i Giochi di Parigi, “consapevole – scrive L’Équipe – che all’età di 34 anni la salute deve avere la precedenza”. Il giornale l’ha intervistata la settimana scorsa e Darleux ha confessato di non sapere se e quando potrà rientrare. 

Tra le portiere convocate dell’Angola per i Mondiali c’è sempre Teresa Almeida. Chi se la ricorda? A Rio de Janeiro nel 2016 uscì dal mucchio per dire a Maurizio Crosetti, su Repubblica, che «voglio essere la portabandiera dei grassi, tutti loro devono sentirsi fieri e orgogliosi quanto me. Non siamo gente inferiore, non partiamo battuti in niente. Forse è più difficile correre i cento metri ma un sacco di altre cose si possono fare ad alto livello, anche nello sport». Con le sue parate l’Angola batté Romania e Montenegro. Crosetti la descrisse come “scesa da un quadro di Botero per occupare la porta ma soprattutto per fare a pezzi i pregiudizi (anche sportivi, soprattutto sportivi) del fisico perfetto e scolpito, disegnato dalle diete e dalle rinunce, vessato dalle proteine e dai frullati di carota, martoriato dalla palestra, tormentato dai pesi e dall’idea malata che tante vittime sta mietendo tra le ragazze: vali e sei bella soltanto se sei magra”. 

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