122-101 Avremo in NBA una terza squadra campione differente in tre anni. I Golden State Warriors sono fuori, come già i Milwaukee Bucks nel turno precedente. Se non saranno i Lakers a vincere l’anello, avremo anzi una quinta squadra campione differente in cinque anni. Non è il campionato marxista-leninista, ma il picco dei picchi dello show-business sportivo nel tempio del capitalismo mondiale. Benvenuti nel posto dove credono che l’equilibrio e la distribuzione della gioia sia un patrimonio comune, addirittura sia una fonte di guadagno.
La vigilia della partita è stata accompagnata da una domanda: chi tra LeBron James e Steph Curry ha cambiato maggiormente il gioco in questi anni. Uno ha inventato il tuttocampismo, l’altro ha spostato il fuoco del gioco dietro la linea del tiro da tre. Ora il basket si muove nella linea di mezzo tra queste due tendenze, ma stamattina è rimasto in piedi solo LeBron, 30 punti, nove rimbalzi e nove assist nella partita decisiva di Los Angeles. Anthony Davis ha messo del suo. Ha segnato 17 punti e preso 20 rimbalzi. I Lakers non sono mai stati in svantaggio. Davis alla fine ha parlato di felicità nello stare insieme che si avverte dentro la squadra. Frase da titolo: «Vogliamo scioccare il mondo». In finale di Conference: i Denver Nuggets di Nikola Jokic.
Due mesi fa non erano certi nemmeno di giocare i play-in. Adesso i Lakers sono la prima squadra dal 2014 a eliminare Curry e i Warriors dai playoff prima delle finali. Golden State aveva giocato sei delle ultime otto finali, saltando la seconda fase nelle altre due stagioni. Lasciano l’anello sul tavolo dopo tre sconfitte consecutive e quella che Espn chiama “un’inetta prestazione offensiva”. Klay Thompson ha chiuso con 3 su 19 al tiro e 10 errori su 12 da tre. Curry non ha fatto meglio nel suo gesto-brand: 4 su 14 dietro l’arco. Nelle ultime quattro partite della serie, Thompson ha tirato da tre segnando 10 volte su 36, Curry 14 su 49.
The Athletic affida a Anthony Slater e Shams Charania, due degli insider più informati nel mondo NBA, il compito di chiarire cosa sarà dei Warriors. “C’è ancora la convinzione interna – scrivono – che questo nucleo consolidato e invecchiato possa competere per il titolo. Il proprietario Joe Lacob deve dare il via libera alle prossime decisioni finanziarie. In passato ha mostrato un certo disagio nel lasciare che il monte stipendi complessivo superi i 400 milioni di dollari, andando a pagare la tassa sul lusso. Ma se tutti fossero confermati, incluso Green con la sua opzione da 27,6 milioni di dollari, il tetto sarà sfondato. Eppure Lacob ha ancora sete di titoli e al front office è stato ricordato il valore indispensabile di Green. Perdi Green e perdi qualsiasi percorso realistico verso l’obiettivo finale. È per questo che i Warriors intendono discutere un nuovo contratto pluriennale con lui”.
Steve Kerr è all’ultima stagione del suo contratto. Ma resterà. È il futuro di Jordan Poole a essere messo in discussione. L’anno scorso fu a un certo punto un elemento decisivo nelle rotazioni, per giocare la carta a sorpresa di Curry sesto uomo.
I punti di Jaylen Brunson per New York, ma non sono bastati a fermare Miami – che sbarca così in finale di Conference a Est, aspettando una tra Boston e Philadelphia. Gara-7 è in programma nella notte tra domani e lunedì. Miami ha avuto 24 punti da Butler e 23 da Adebayo.
in tv domani notte ore 1.30 Sky: Boston-Philadelphia [Gara-7 semifinale Est]