La fuga nel futuro di Alcaraz

Non è il momento di essere stanco

Carlos Alcaraz

 

Il futuro del tennis è arrivato alle 19 e 38 sulla costa dell’Oceano Atlantico, venti minuti alle due del mattino qui da noi, “con un servizio vertiginoso uscito dalla racchetta di Carlos Alcaraz”. È così che il New York Times celebra con Matthew Futterman un nuovo vincitore di Slam e un nuovo numero uno nel tennis maschile. Il primo vero strappo con la generazione di Djokovic Federer e Nadal. L’avvento – oh, adesso sì – della NextGen.

“Alcaraz annuncia l’inizio di una nuova era nel gioco. È il suo primo titolo, probabilmente non l’ultimo. L’ascesa di Alcaraz ai vertici di questo sport era prevista da anni, ma è stata comunque mozzafiato. Il suo diritto è potente e la sua capacità di inseguire palle che altri giocatori non si preoccuperebbero di cercare di raggiungere è emozionante da guardare. Riesce a colpire vincenti ambiziosi e diffonde gioia, anche nel cuore della notte. Ha abbagliato il pubblico ovunque abbia giocato, durante questi suoi primi due anni da professionista, ma mai come nelle ultime due settimane di questa indimenticabile corsa agli US Open”.

Dall’altra parte della costa americana, Helene Elliott per il Los Angeles Times dice: “La fine della morsa dei Tre Grandi era attesa da un decennio. Alcaraz ha il tempo dalla sua parte. Che viaggio, che è iniziato”.

Bertrand Lagacherie scrive su L’Équipe: “Un anno fa Carlos Alcaraz aveva già entusiasmato gli US Open e quando ha dovuto rinunciare ai quarti di finale contro Félix Auger-Aliassime, pensavamo di rivedere presto lo spagnolo nelle partite finali di un torneo del Grande Slam. Ma da lì a immaginare una progressione così folgorante nel giro di un anno, il successo in un Major e al tempo stesso vederlo diventare il più giovane numero 1 al mondo della storia, ce ne passava”.

Federica Cocchi per la Gazzetta scrive che “si è definitivamente compiuto il progetto studiato in laboratorio nei minimi dettagli da Juan Carlos Ferrero, il suo allenatore-mentore-amico e quasi padre. Ha preso sotto l’ala protettrice Carlos quando aveva 15 anni e ha concentrato ogni energia per arrivare a questo giorno. Ha lavorato nella crescita mentale, fisica e anche tattica di un ragazzino considerato da sempre predestinato, ma al quale andava costruito un percorso preciso verso la gloria, una strada autonoma e indipendente al di là di ogni paragone ingombrante”.


776.120 Gli spettatori delle due settimane a New York. È il nuovo primato di tutti i tempi. Quello precedente risaliva al 2019, con 737.872 biglietti  venduti. Il tour d’addio di Serena Williams e l’ascesa di Frances Tiafoe sono due dei motivi del primato di pubblico. 

 

BINOCOLI Come lo celebra la Spagna

“Il nuovo re” titola As dedicando l’intera prima pagina a Carlitos. Nel suo editoriale, Jesus Minguez compensa. Non si sa mai. 

“Il tennis spagnolo – scrive – fortunatamente non ha mai smesso di produrre talento. Anche se nessuno è grande e brillante come Rafa Nadal. Non il miglior atleta spagnolo di sempre, ma uno dei migliori (o il migliore, perché no) dello sport mondiale. Il suo ritiro, che prima o poi dovrà avvenire, più prima che poi, causava tremori in tutti noi. Sebbene lui stesso insista che nessuno è al di sopra del tennis. Si intuiva un panorama quantomeno preoccupante. Nadal, con i suoi trionfi, le sue ferite, la sua passione, fa parte delle nostre vite. Improvvisamente, come un lampo, Carlos Alcaraz è venuto a illuminare un panorama che sembrava buio. Senza che il campione del 22 Slam sia sparito, nell’anno in cui Rafa ha vinto Melbourne e Roland-Garros, Carlitos ha finito di esplodere a 19 anni con il titolo degli US Open. Alzi la mano chi un anno e mezzo fa credeva che sarebbe successo così presto. Il futuro è diventato presente senza che Nadal sia il passato. Un corso meraviglioso ne preannuncia un altro emozionante. È tempo di divertirsi il doppio”.

Mundo Deportivo a tutta prima pagina dice: “Re Carlos”, mentre Marca sobbalza: “Ragazzo, che hai combinato”. Il quotidiano politico Abc ha preparato per Alcaraz una copertina interamente dedicata a lui, prima della vera copertina, riservata alla morte dello scrittore Javier Marías. 

Laura Marta racconta il viaggio di Carlitos: “Tre ore e 36 minuti era durata la sua prima partita nel circuito ATP, la vittoria contro Albert Ramos, all’età di 16 anni. Tre ore e venti è durata quest’ultima giocata, contro Casper Ruud. Un vertiginoso, stratosferico viaggio verso le stelle, che però è appena iniziato. Sono passati 365 giorni da quando Alcaraz eliminò Stefanos Tsitsipas al terzo turno di questo stesso torneo di Flushing Meadows. Lì, la sua gioia, le sue braccia alzate, il suo feeling con il pubblico, il suo gioco, hanno iniziato a rivoluzionare il pianeta del tennis. Da quel primo biglietto da visita, lo spagnolo non ha fatto altro che crescere. In tutti i sensi. Su tutti i campi. Al ritmo di un gigante e davanti agli occhi degli spettatori. Era previsto, gli esperti lo sapevano, i primi passi lo indicavano”.

Abc ricorda allora che “tutto è iniziato a El Palmar, nel club in cui Alcaraz ha iniziato a colpire la palla. Con Kiko Navarro come allenatore, in quegli anni di lezioni e partite, capricci e hotel inquietanti, viaggi in treno e trofei di cui non parlava a scuola per vergogna. Un talento che in quegli anni idolatrava Roger Federer e che sognava di essere il numero 1. Poi sarebbe arrivato il grande passo, il cambio di atteggiamento, l’evoluzione verso il professionismo. Per alzare il livello del gioco, ha trovato un posto a Murcia, nella scuola di Juan Carlos Ferrero, di cui sta seguendo le orme, lui che diventò numero 1 proprio qui, a New York, agli US Open 2003, nonostante la sconfitta in finale con Andy Roddick. L’allievo ha già superato il maestro”.

In Spagna, El Periódico poeteggia: “Il tetto che copre il monumentale campo dell’Arthur-Ashe è stato chiuso a causa della pioggia caduta a New York ma né quello, né Casper Ruud hanno impedito al giovane tennista di El Palmar di toccare finalmente il cielo”.

Marca riprende la storia famosa del nonno che raccomanda al nipotino le tre C di cabeza, corazón y cojones, mentre il coach Juan Carlos Ferrero racconta: «Quando è arrivato in accademia era uno spaghetto, aveva velocità, ma non aveva muscoli, in lui abbiamo visto qualcosa di speciale. Aveva tutto quello che ha adesso, in miniatura». 

Alejandro Ciriza per El Pais, sceglie la strada dell’equilibrio e della prudenza, quando ricorda che “Alcaraz viene incoronato a New York, il numero 1 è un motivo di orgoglio, ma se davvero esisterà un’era Alcaraz, come si ripete in questi giorni, lo vedremo. È presto per dirlo, ci sono casi e casi di talenti perduti. I bagliori di Thiem o di Medvedev negli ultimi tempi, quelli di Murray, Wawrinka, Del Potro o Cilic prima, hanno momentaneamente interrotto la straordinaria tirannia dei tre colossi, pur senza mai rappresentare una vera minaccia per l’establishment”. Alcaraz, continua El Pais, ha dimostrato di avere qualcosa in più, “rispetto all’ultima volta in cui un giocatore aveva fatto irruzione con tanta forza, tanta decisione, tanta impudenza, al vertice: sa soffrire”. 

► Alcaraz b. Ruud 6-4, 2-6, 7-6 6-3

 

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