OGGETTI DI SCENA
La signora vestita di bianco ha mosso lentamente con la mano destra il ventaglio, dello stesso colore. Nel codice della seduzione e degli intrighi legato all’oggetto, nei secoli andati significava: “Sono sposata”. Quando lentamente veniva mosso con la sinistra, il messaggio che lanciava era invece un mezzo allarme: “Ci stanno guardando”.
In effetti sì. Guardavamo tutti. Venticinquesimo minuto, suppergiù. La misteriosa dama bianca inquadrata in tribuna al San Paolo smuoveva l’aria con una specie di reliquia, una cosa che pare fuori tempo massimo, ma che potrebbe essere la risposta ecologica all’aria condizionata spenta da Mario Draghi.
A Napoli il ventaglio è tradizione. Agli abitanti dell’elegante Chiaia e della più popolare Torretta, parve di perdere un pezzo di sé quando chiuse la bottega della signora Marianna alla fine di via Martucci. Ha resistito fino a sette anni fa prima di arrendersi. Chi poteva comprare ancora ventagli fatti e dipinti a mano? Aveva ereditato locale e mestiere dalla sorella della madre, che a sua volta l’aveva imparato dalla nonna. Sembra facile fare ventagli. Bisogna capirne di stoffe, saper cucire a mano, saper disegnare.
Chissà a chi andava dicendo “sono sposata”, la signora del mistero seduta in tribuna, nella fila davanti a Galliani, con un abito non da stadio, più da cene eleganti, senza offesa. Chissà se sapeva che uno dei ventagli più antichi è conservato nel tesoro della basilica di San Giovanni, proprio a Monza, un ventaglio a coccarda, con custodia, databile intorno al 600. La leggenda vuole che sia appartenuto alla regina Teodolinda. Il Museo di Capodimonte vanta una delle più importanti collezioni, come in fondo Spalletti che nel suo ventaglio ha potuto tenere in panchina tutti insieme Nbombele, Raspadori e Simeone.
Nella pittura napoletana, sono numerosi i dipinti in cui compare il ventaglio come simbolo della purezza e della femminilità. Quando Domenico Morelli realizzò La Dama con ventaglio, ritratto sensuale di Anna Cutolo, modella dell’epoca, futura moglie di Vincenzo Gemito, non immaginava di contribuire a diffondere una moda a Napoli in quegli anni. I soli ventagli che Napoli disconosce sono quelli da pasticceria. Si chiamano prussiane.
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