Il primo titolo NCAA di Lia Thomas in mezzo alla contestazione

Le polemiche per il successo della nuotatrice transgender

 

      Lia Thomas ha vinto nella notte il titolo universitario nelle 500 yard stile libero, diventando la prima nuotatrice transgender a riuscirci, lei che è ormai “un simbolo del dibattito su sport e identità di genere”, scrive in queste ore Alan Blinder sul New York Times. 

Ha vinto ad Atlanta, la città del Center for Civil and Human Rights, terra di lotte sociali e proteste contro il segregazionismo, il posto dov’è nato Martin Luther King. Il suo successo è arrivato tre anni dopo quello dell’ostacolista CeCe Telfer, prima persona transgender in assoluto campione NCAA, ed è arrivato – scrive il New York Times – “in mezzo a una tempesta molto più grande, in particolare nei media della destra, sulla partecipazione delle donne transgender alle gare femminili”. 

Anche in piscina sono arrivati alcuni manifestanti, racconta il giornale americano. Durante la premiazione ci sono stati polemicamente più applausi per Emma Weyant, seconda, 20 anni, matricola della Virginia, già argento nei 400 metri misti ai Giochi di Tokyo. 

Il vantaggio preso in partenza da Lia Thomas è stato inizialmente rimontato da Erica Sullivan, matricola dell’Università del Texas, rimasta a lungo in testa, “tanto da indurre gli osservatori a chiedersi se Thomas avrebbe vacillato”. Invece ha ripreso il controllo della gara e ha chiuso al primo posto, rifiutando poi di partecipare alla conferenza stampa che la NCAA pretende dai suoi campioni. L’associazione esaminerà l’episodio nelle prossime settimane.

Intorno a Lia Thomas continua la fabula dei “tempi che lasciano le avversarie molto indietro e mettono sotto pressione alcuni record collegiali” come scrive lo stesso New York Times.

Non è così. Lia Thomas ha vinto il suo titolo NCAA in 4’33”24, con 1 secondo e 75 centesimi di vantaggio sulla seconda. Erica Sullivan è arrivata terza in 4’35″92. Sono distacchi ordinari per una gara di mezzofondo, un margine del tutto comune tra una vincitrice e delle battute, non è il segno di una supremazia innaturale. 

Il dato che smonta definitivamente la tesi di una Lia Thomas fuori scala è il confronto del suo tempo con il primato nazionale NCAA. Non solo non lo ha sbriciolato, come si diceva che sarebbe successo. Non solo non lo ha nemmeno battuto, non lo ha nemmeno avvicinato. Quel fenomeno di Katie Ledecky rimane il fenomeno che è, perfino con l’arrivo assai temuto di Lia Thomas. Il 4’24″06 del 2017 è inferiore al tempo della ragazza dell’università della Pennsylvania di quasi 10 secondi. Les Carpenter sul Washington Post lo ha giustamente definito “un tempo insignificante”.

Anche il Washington Post riferisce di una freddezza in vasca intorno a Thomas, “rimasta sola nella corsia 4 del McAuley Aquatic Center della Georgia Tech giovedì sera. Non c’era nessuno da abbracciare, nessun sorriso da mostrare. Le avversarie finite dietro di lei chiacchieravano galleggiando in acqua. Le tre alle sue spalle hanno posato per una foto di gruppo. Thomas  è uscita silenziosamente dalla piscina”. 

Un record americano l’ha nuotato invece due volte Kate Douglass, della Virginia, con 20″87 nelle 50 yard stile libero in batteria e con 20”84 in finale. 

 

chi è Lia Thomas | La sua storia era su Slalom #890 del 9 marzo, ce ne siamo occupati anche su Slalom #848 del 26 gennaio 2022 e su Slalom #811 del 12 dicembre 2021.

 

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