Tutta la sicumera dei No-Rinviax si è sbriciolata nel giro di 24 ore. I titoli di stamattina hanno all’improvviso smesso di essere arroccati sulla certezza che la sola posizione possibile fosse quella delle istituzioni del calcio italiano, l’unica posizione che conoscono e comunicano da un anno e mezzo: si gioca e fine del dialogo con il Paese.
Un Paese nel quale stamattina ci sono 170 mila casi di covid, con tre Regioni a un passo dalla zona arancione, un numero di contagi mai contato in Italia, ma cosa più importante fra tutte con la pressione sugli ospedali che sale e i morti che sono stati 259.
Duecentocinquantanove.
In serie A ci sono contagi che stamattina vengono quantificati secondo le fonti in un numero variabile tra 87 e 92. Emanuele Gamba su Repubblica parla di “almeno tre focolai accertati (Salerno, Verona e Udine) e due possibili a Torino e Napoli (anche se Lozano, Osimhen ed Elmas si trovano ancora all’estero), sui quali le Asl stanno vigilando. Una, quella di Salerno, ha già preso provvedimenti, isolando i positivi e i contatti stretti (in tutto 36 persone, nell’ambito della squadra) e disponendo che «per motivi di pubblica sanità, tutti i tesserati rientranti in queste categorie non potranno partecipare a eventi sportivi ufficiali»”.
La Salernitana già prima di Natale non aveva potuto giocare a Udine. “L’impennata dei contagi di ieri – continua Gamba – è dovuta in parte alle conseguenze dei cenoni di San Silvestro e in parte al fatto che da 4-5 giorni le squadre si allenano in gruppo e in molti casi fanno anche colazione o pranzo tutti assieme nei centri sportivi: quando le Asl lo hanno impedito (ad esempio, ai giocatori del Torino è stato imposto di passare il Capodanno ognuno a casa propria) era ormai troppo tardi”.
Guido de Carolis sul Corriere della sera sottolinea invece la preoccupazione che si “possa falsare il campionato, sotto scacco delle Ats locali. Giochi chi può, è l’ordine di scuderia”.
Ma chi scuderie non ha, resta come al solito da solo con le sue domande senza risposte. Giochi chi può, va bene. E chi non può? Non si falsa il campionato – casomai al contrario – con i risultati a tavolino, come sa bene la Reggiana, punita perché aveva 17 positivi contro la Salernitana in B, nella forma più alta di indecenza mai realizzata sotto lo scudo della federcalcio?
Se dopo il nuovo giro di tamponi di oggi, le Asl dovessero bloccare tre-quattro-cinque squadre, ci saranno altrettanti 0-3 in questa giornata? Qualcuno vuole presentarsi dinanzi alla comunità del calcio italiano proponendola come una cosa seria?
Senza spendere troppe altre righe – che siamo stanchi.
Durante una pandemia la priorità va alla salute pubblica. Se un’autorità sanitaria mette in quarantena un gruppo di persone, quelle persone non si possono muovere. Se quelle persone sono una squadra di calcio, quella squadra non può disobbedire e giocare. Violare una quarantena o è un reato o un privilegio auto-prescritto. E se una squadra non può giocare, non può perdere a tavolino. Un principio elementare, di lealtà e sportività. Sarebbe inviolabile se il calcio italiano non lo avesse già violato più volte e non avesse deciso di barricarsi nel suo mondo autoreferenziale, immaginandosi porto franco rispetto ai lutti e alle disgrazie del Paese.
Le responsabilità di Federazione e Lega | Il calendario è compresso, certo. Non per colpa delle Asl. Al secondo anno in pandemia, il calcio tutto – e quello italiano in particolare – non si è organizzato per avere un programma più agile o un format più snello, un programma di partite più sgombro, così da disporre di finestre in cui recuperare gli impegni saltati. È il senso del verbo organizzare. La flessibilità è indispensabile dinanzi a curve che salgono e scendono. Non è stato lo scacco di nessuna autorità sanitaria ad aggiungere in agenda pure la Finalissima, questa imperdibile Italia-Argentina piazzata il 1° giugno, la sfida tra i vincitori dell’Europeo e della Coppa America. Il confronto con l’estero ci dice che è solo una questione di volontà. In Inghilterra hanno perfino una Coppa in più, eppure stanno rinviando le partite che rappresentano un rischio per la salute pubblica.
Come si è attrezzato il calcio italiano? È scritto tra le righe del pezzo di Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport: “Le regole non prevedono più, come nella stagione scorsa, un numero minimo di calciatori per poter scendere in campo e neanche il famoso jolly da giocare solo una volta per ottenere il rinvio. A inizio stagione sembrava che la mancata riproposizione di quelle disposizioni fosse anche un modo per dire: l’emergenza è lontana. Ora che questa speranza è diventata un’illusione, bisogna scegliere una linea. E la linea è chiara: deve passare l’eduardiana nuttata, poi si ragionerà con pragmatismo (e con la giustizia sportiva che costringerà presumibilmente a recuperare le partite) con il traguardo più vicino”.
Sintesi: il calcio italiano non si è attrezzato per niente. Non ha un piano. Se non la speranza che vedrai vedrai, un giorno cambierà. In sostanza: nulla. Ha solo la strategia del silenzio quando una Asl non fa partire una squadra, come la Salernitana per Udine. Non esiste nessuna linea guida, esista la fiducia nella Cantata dei giorni dispari di De Filippo, il nuovo testo chiave, evidentemente. Una squadra può restare in dieci, in otto, in cinque. Piccioni ci dice che non avevano previsto niente.
L’assemblea dei club di A qualche mese fa rigettò il tentativo fatto dalla federazione medici sportivi di Maurizio Casasco – affiliata al CONI – di aggiornare gli strumenti di contrasto all’emergenza. La linea politico-sanitaria del calcio italiano in pandemia è dunque al momento: questo virus cattivo passerà, nel frattempo giocate. Resta pure il meraviglioso mistero di una serie B che sotto lo scudo della stessa federazione si regola in un altro modo: le gare delle squadre-focolaio sono rinviate.
Scrive Piccioni che “l’Italia non è più nella condizione in cui il campionato l’aveva lasciata. Ma è proprio impossibile che questo benedetto protocollo, almeno per due-tre settimane, sia applicato nel senso più severo entrando in bolla nel proprio centro sportivo o in una struttura di riferimento chiusa al pubblico? Il rischio oggi non è più ristretto a feste o cenoni, ma pure a quanto succede a casa, dove soprattutto fra i bambini il virus corre parecchio. La maggior parte dei calciatori si trova in mezzo al guado, nel senso che molti non hanno fatto la terza dose e sono fermi a una seconda somministrazione molto indietro nel tempo”.
Nel suo ultimo numero l’Equipe Magazine ha raccontato ai lettori francesi la scelta di Franck Ribéry di mettere la maglia della Salernitana. Francois Verdenet ha scritto che “l’ex stella del Bayern Monaco non può camminare in modo anonimo nel centro di questa città di circa 130.000 abitanti, dagli accenti molto napoletani. La trattoria Cosanostra gli riserva una saletta privata, dove l’amico Carmine gli fa preparare i suoi piatti preferiti, anche per portarseli la sera a casa, a una ventina di chilometri di distanza, sulle alture della magnifica Costiera Amalfitana. Capri si svela all’orizzonte. Ma la carriera di Francky, 38 anni, non è finita. Resta un esempio di professionalità. Nel soggiorno del suo appartamento, ha messo un tapis roulant, una panca per i pesi e una cyclette. La sera va alle terme. Ribéry sarebbe potuto andare ad accumulare zeri in Arabia Saudita, in Qatar o in Cina. Il club brasiliano Palmeiras lo ha sondato, Sampdoria e Verona hanno preso informazioni. Ha scelto l’amore per il gioco e l’esperienza nel club dal budget più basso del campionato italiano (40 milioni)”.
pareri Thomas N’Kono su André Onana, appena preso dall’Inter
➣ Cosa le piace di più di André? «La percezione, la lettura e la conoscenza del gioco. Non ha nulla da invidiare a nessuno nel gioco coi piedi, un aspetto nel quale peraltro Handanovic con gli anni è migliorato tanto».
➣ E dove può migliorare? «Conoscendo come lavorano i preparatori italiani Andre migliorerà molto nel gioco tra i pali e negli interventi aerei, dove ha ancora un certo margine di crescita. Da voi diventerà un portiere ancora più completo».
➣ Perché ci sono pochi portieri africani in Europa? «Perché devono ancora migliorare nell’aspetto tattico del gioco. Hanno caratteristiche innate come l’esplosività, la rapidità, la forza, manca sempre qualcosa nel posizionamento. Se migliorano diventeranno ottimi portieri, il caso del senegalese del Chelsea Edouard Mendy è li a dimostrarlo. E per quanto riguarda Andre è chiaro che è un pezzo avanti perché è in Europa da tantissimo tempo, sa come si lavora qui, non ha bisogno di adattarsi a qualcosa di nuovo e in questi anni ha accumulato grande esperienza. Ha tanti argomenti per trionfare nell’Inter e in Serie A». – intervista di filippo maria ricci, la Gazzetta dello sport
la classifica Inter 46, Milan 42, Napoli 39, Atalanta 38, Juventus 34, Roma e Fiorentina 32, Lazio 31, Bologna e Empoli 27, Torino 25, Verona e Sassuolo 24, Udinese e Sampdoria 20, Venezia 17, Spezia 16, Genoa 11, Cagliari 10, Salernitana 8
titoli | La Stampa: “«Juve col vestito adatto, il Napoli non mollerà» – Intervista a Gianfranco Zola. Il big match di domani visto dall’ex campione ora commentatore tv
Corriere della sera: “Il ballo dei centravanti” – Da Vlahovic a Scamacca a Icardi: i bomber protagonisti delle trattative, liti e procuratori troppo disinvolti
Corriere dello sport-stadio: “Il No vax agita la Roma. Smalling, bufera social” – Il club non fa nomi per la privacy e minaccia azioni legali Pur senza riscontri, alcuni tifosi hanno bersagliato l’account dell’inglese: appelli ma anche critiche Pressing della società: da lunedì cambiano le regole. Nodo da sciogliere: perdere un calciatore modificherebbe i piani di mercato. Il caso del Bayern che ha tagliato lo stipendio a Gnabry e Kimmich
in tv oggi ore 14.30 Dazn: Roma-Milan (semifinale Supercoppa femminile) | 17.30 Dazn: Juventus-Sassuolo (semifinale Supercoppa femminile) | domani ore 12.30 Dazn e Sky: Bologna-Inter e Dazn: Sampdoria-Cagliari | 14.30 Dazn: Lazio-Empoli e Spezia-Verona | 16.30 Dazn: Atalanta-Torino | 16.30 Dazn e Sky: Sassuolo-Genoa | 18.30 Dazn: Milan-Roma e Salernitana-Venezia | 20.45 Dazn e Sky: Fiorentina-Udinese | 20.45 Dazn: Juventus-Napoli
Una cosa passata sotto silenzio in tutti questi anni
➣ Tre varianti incombono sulla ripresa del campionato e minacciano di condizionarla non poco: la Coppa d’Africa, il mercato e, ovviamente, il Covid. Sacchi, come si può trovare l’equilibrio tra tante difficoltà? C’è differenza, però, tra schierare un titolare o la sua riserva. Non crede? «La differenza c’è, ma quando hai il gioco, cioè la trama, saranno gli altri dieci ad aiutare la riserva a comportarsi da titolare. Van Basten è stato un grandissimo, ma lo scudetto lo abbiamo vinto anche se lui è stato infortunato per quasi tutta la stagione: gli altri hanno saputo, attraverso l’entusiasmo, la modestia, l’etica del collettivo, sopperire alla sua assenza. Nel 1990 abbiamo vinto la seconda Coppa dei Campioni, e Gullit ha giocato soltanto la finale, e neanche tanto bene». – intervista di andrea schianchi, la Gazzetta dello sport
titoli | La Stampa: “«Niente calcio perché sei una femmina». Clementina e quel sogno di un dribbling” – A 8 anni viene rifiutata dalla squadra del quartiere. Il Brescia: «Vieni a giocare con noi». Il papà: «Adesso pratica il karate, ma ci penserà». Solidarietà della Nazionale femminile. La juventina Girelli la incontra: «Sii te stessa». I famigliari: «Tanto affetto intorno a noi, ora la sua rabbia sia è un po’ stemperata»