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Dacci oggi il nostro rovescio a una mano quotidiano
Siamo di nuovo scivolati con Musetti e Sinner nel solenne dibattito tra efficacia e bellezza. Giorgio Spalluto di Supertennis ha notato che con il carrarese arrivato tra i primi 100, sono adesso saliti a tredici gli interpreti del rovescio a una mano presenti nell’élite. È ancora oggi considerato il segno della classicità, e dunque per semplificazione dell’eleganza, i famosi gesti bianchi. Se come diceva ieri Giorgi Battistuzzi sul Foglio sportivo, il ciclismo getta uno stigma sui velocisti, il tennis lo riserva ancora al rovescio a due mani.
Colpisce che l’ultimo monomano a infilarsi tra i primi 100 prima di Musetti fosse stato proprio il greco che l’ha battuto in semifinale, Stefanos Tsitsipas, nel frattempo sconfitto poco fa in finale da Zverev (6-4 7-6). Dall’ottobre del 2017 non ce n’era stato più uno. Così uno torna a domandarsi perché questo colpo dopo la rivoluzione di Borg si sia lentamente estinto.
Alessandro Mastroluca sul Corriere dello sport-Stadio ha scritto che “il tennis di Lorenzo Musetti è un raggio di luce, immateriale e di sostanza insieme. Ha tutto per essere un giocatore che si distingue. Musetti possiede un tratto diverso dagli altri, forte ed emotivo, ogni partita è una controllata guerra alla razionalità”.
Dalla sua creatura Ubitennis, Ubaldo Scanagatta ha ricordato di quando nella Pasqua del 1998 ammirò il rovescio a una mano grazie al quale un ragazzino svizzero di 16 anni e mezzo batteva il coetaneo livornese Filippo Volandri nella finale del torneo giovanile di Firenze, e di come venti anni dopo abbia provato la stessa sensazione (“Resto sbalordito”) dinanzi al rovescio di Lorenzo Musetti. “Mi domandai allora dove sarebbe mai potuto arrivare, per via di quell’indiscutibile talento quello svizzero così elegante, così bello da vedere, mai immaginando però che sarebbe riuscito a fare quello che ha poi fatto. Ora, fate bene attenzione, non sono diventato matto. Guai alle iperboli. Non sto dicendo che Musetti è il nuovo Federer. Sarei un pazzo a dirlo e anche a pensarlo. Di Federer fin qui ce n’è stato uno solo. Un fenomeno unico. Tuttavia c’è qualcuno di voi amici di Ubitennis che dubita sul fatto che Musetti farà una grande carriera, dopo questa settimana fantastica di Acapulco? Io non sono più un bambino dopo 50 anni di tennis in tutte le salse, ma non sono neppure ancora così vecchio da non riuscire più a sognare”.
Stefano Semeraro per la Stampa scrive che Musetti “ha mostrato al Messico e al mondo il lato più spettacolare del nostro rinascimento tennistico: passanti imprendibili, volée accarezzate, un rovescio a una mano che incanta. I sette mesi (in meno) che lo separano da Jannik Sinner hanno già innescato il gioco dei paragoni, il rimando a Panatta e Barazzutti, addirittura (esagerando di molto) a Federer e Djokovic. E va bene così, perché le rivalità nutrono lo sport, accendono la passione e Lorenzo e Jannik, fantasia contro ritmo, sono all’opposto come stile di gioco ma gemelli nella capa tosta, nell’assenza di inferiority complex”.
Ora Musetti si trasferisce a Miami, dove è entrato in tabellone per il forfait di Djokovic che ha deciso di staccare e rimanere in famiglia. «Con tutte le restrizioni, ho bisogno di trovare un equilibrio tra la vita nel tour e quella familiare». Gli italiani sono saliti a sette. C’è il rientro annunciato di Berrettini, e poi ci sono Fognini, Sonego, Sinner, Travaglia e Caruso.