Che cosa vi ha fatto il contropiede. Gli attaccanti nella corsa scudetto. Chi fa girare la palla e come: i registi. L’addio di De Rossi è arrivato all’improvviso

Che cosa vi ha fatto il contropiede?

 

“Non sono d’accordo con Capello. Sento parlare sempre di contropiede, contropiede”.

“Vuoi che dica ripartenze? È più moderno?”

Antonio Conte e Fabio Capello, Sky 

 

C’è qualcosa che non va. Dunque, se Lukaku parte palla al piede, si fa cinquanta metri e sfonda la porta, siamo tutti lì a magnificarne il gesto. Poi però, se nel guardaroba delle parole si cerca l’abito giusto per quell’azione iniziano i guai. Problema di linguaggio. | Paolo Franci, QS

 

Ideologie. Il contropiede non è una vergogna, è la nostra tradizione, è il Piave, è una soluzione. Le grandi ideologie sono superate anche qui: uomo-zona, gioco-risultato. Le squadre al potere lo dimostrano: il Liverpool mondiale, ma anche l’Atalanta, più bella d’Italia. Klopp pressa alto per costituzione d’anima, ma spesso ritira la squadra per regalare spazi a Mané e Salah. L’Atalanta è verticale o orizzontale? Verticale, diresti, per quelle ripartenze letali, ma gli esterni che allargano il campo sono da sempre fondamentali per Gasp. Il calcio moderno è saper fare tutto. | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport

 

Gianni Mura in difesa del contropiede (e non solo). «Se dici che un allenatore ha vinto col contropiede è come se l’accusassi di avere usato mezzi non del tutto legali. Eppure il contropiede è cinquant’anni di calcio della nostra Nazionale. Ci abbiamo vinto un Mondiale. Non il penultimo, l’ultimo, segnando pochi gol e subendone uno solo. Invoco anch’io una ripartenza. Seriamente, sarebbe giunto il momento di ribellarsi alla logica industriale della monocultura tecnologica per tornare alla sapienza del calcio».

➣ Ti daranno del nostalgico. «Ci stanno cambiando le carte in tavola. Linguaggio, tecnologia, sento puzza di bruciato. Parliamo dei commenti. Alcuni mi piacciono: Pecci, Marocchino, Tardelli, Bergomi, Marocchi, non mi allargherei. Gente che ha giocato e che sa di cosa parla. Spiegazioni chiare, accessibili. Adani e gli adanisti sembrano laureati a Coverciano, usano un linguaggio per iniziati».

➣ Lele ha giocato in Serie A, non è un improvvisato. «Ma ha sposato l’altra corrente, il fronte esterno, il linguaggio esoterico. | Intervista di Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-Stadio

 

La questione linguistica. Maurizio Crosetti su la Repubblica ha raccolto le undici espressioni con le quali è cambiata o sta cambiando la lingua del calcio. Sono: ampiezza, catene, densità, inerzia, lato debole, piedi invertiti, possesso palla, prospetto, quinti, ripartenza e transizione. 

“Ripartenza. In fondo è solo un contropiede che ha studiato al Cepu. Ma a differenza del suo ripudiato fratello, vorrebbe dare all’azione di contrattacco un senso più collettivo e meno occasionale. Se il contropiede poteva scattare anche in modo grezzo e fortuito, la ripartenza è scienza. Compresa la ripartenza intelligente, consigliata al rientro dalle vacanze per evitare i giorni di bollino rosso. Transizione dà il senso dinamico di un’evoluzione, e discende direttamente dai cieli del basket (pallacanestro). Esistendo quella positiva e quella negativa, nel momento cioè in cui si avanza in attacco o si ripiega in difesa, equivarrebbe alla ripartenza: l’assassina del contropiede”.

 

La questione dei neologismi del calcio vista da chi li inventava. Lo sport non è fenomeno italiano, e volerne usare i termini originali sarebbe crudele. Per non dover ricorrere a noiose e dilunganti perifrasi, un poverocristo di scriba deve farsi il vocabolario: e non è che azzecchi sempre le parole ed espressioni plausibili e belle: ma se immediatamente entrano nell’uso segno è che erano considerate necessarie: che servono al linguaggio corrente, traverso il quale nei Paesi vivi si arricchisce continuamente la lingua scritta. | Gianni Brera, l’Arcimatto, Guerin Sportivo, 2 ottobre 1961

 

Tornando alla questione del contropiede. Su questa tattica abbiamo vissuto anni. Poi l’hanno imparata tutti. Oggi il contropiede viene lasciato agli avversari dai soli nesci e dai presuntuosi. Ne deriva per me una convinzione: che tutto il calcio sia contropiede: anche sorpreso d’un metro, il difensore viene colto in contropiede dall’attaccante avversario [1].

Il calcio è bello perchè ogni esito fa storia a sè, previsto e imprevisto che fosse. Una squadra che imposta la propria tattica sulla difesa altro non aspetta che l’occasione per mettere a segno il colpo (o gol) in contropiede. E vorrebbe Lei vietarlo per legge? Vuol introdurre un “arbitro etico”, il quale tenga conto dell’aspetto morale di ogni giocata? Per favore, non complichiamo le cose! Il calcio si gioca con i piedi, i polmoni, il cuore e la testa. Il suo regolamento prescrive comportamenti leali, dunque sportivi. Oltre questo non si può andare. Poi, ciascuno è libero di cercare la vittoria secondo il modo che più gli è congeniale [2]. | Gianni Brera

[1]  la Repubblica, 1 febbraio 1991 [2] la Repubblica, 29 gennaio 1988

 

dati  Numero di volte in cui Gianni Brera ha usato la parola contropiede dal 1984 al 1992: 178

Numero di volte in cui Gianni Brera ha usato la parola ripartenze dal 1984 al 1992: 0

 

Sì, va bene, ma alla fine chi ha ragione? Capello era uomo d’ordine. Conte un aggressore. Ci sta che si trovino contro. Chi ha ragione? Nel caso, Conte. Capello ha ragione a vedere contropiede nell’Inter di Napoli e a ritenerlo determinante. Ci sono numeri chiari. Il Napoli ha tenuto più palla (65,6-43,4%) e ha avuto baricentro più alto (54,1-42,8 m) . L’Inter ha recuperato palla più in basso (35-39m), ha passato di meno (478-629) e lanciato di più (52-42). | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport

 

Hanno tutti ragione. Ha ragione Capello, quindi? Sì, se ci limitiamo a guardare i numeri. Meno, se questi numeri li analizziamo in primo luogo alla luce di quanto rivendica Conte, cioè il modo di giocare con cui ha impostato l’Inter: costruendo sempre dal basso, ovvero cominciando l’azione dal portiere Handanovic e con il giro palla tra difensori e centrocampisti arretrati. | Tommaso Pellizzari, Corriere della sera

 

Gli attaccanti nella corsa scudetto

 

L’importanza delle spalle. Lukaku è una quercia naturale, pesa 11 chili più di Ronaldo, viene spontaneo lasciare a lui anche un po’ di fatica degli altri. Ronaldo compie un’azione sola, strepitosa e sua. Immobile è più vicino a Ronaldo, è quasi solo un finalizzatore. Parte di fianco. Ha un’andatura triste, indecisa. In realtà cerca il tempo. Balla sulle punte quanto Ronaldo sui tacchi, ma ha la stessa capacità di trovare la porta incrociando, cioè con palloni angolati che tagliano l’area. Quando si fanno confronti fra attaccanti è giusto pensare solo al presente. Vince chi segna di più e chi è più utile. Ma Ronaldo farà 35 anni fra un mese, Lukaku 27 fra cinque, Immobile sta arrivando ai trenta. Le differenze sono pesanti, accentuano l’idea personale di gioco: Ronaldo per sé, Lukaku anche per il futuro, Immobile per un lungo presente. Segnano tutti e tre moltissimo, commetteremmo uno sbaglio pensando siano loro quelli che decidono. I tanti gol comuni si annullano a vicenda. La differenza tocca ai numeri due del reparto. | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

L’unico che Conte volesse. Lukaku, semplicemente, è un’altra cosa. Proprio quello che fortemente voleva Antonio Conte, quando ha cominciato a immaginare la sua prima Inter. Gli serviva solo gente dedita alla causa, portata a pensare con il noi piuttosto che con l’io, fortemente motivata. Uomini che fanno squadra, in campo e fuori. Ecco perché, adesso che a forza di gol e di lavoro sporco per la collettività, tutti esaltano il belga, Conte comincia a togliersi qualche sassolino. | Roberto Condio, la Stampa

 

La casualità. A Torino e Milano le cose sono successe un po’ per caso. Per quanto riguarda l’Inter, la base era il disperato bisogno di Lukaku, che Conte ha sempre avuto contro: non il bisogno di un centravanti come lui, ma precisamente di lui. Però la coppia s’è formata man mano, partendo da uno stato di necessità: la teoria del mercato avrebbe dovuto affiancare Dzeko a Lukaku, la pratica aveva invece sterzato su Sanchez (il Niño Maravilla era un altro pupillo di Conte, che lo avrebbe voluto già alla Juve) ma le prove di laboratorio hanno invece dimostrato che la miscela perfetta la si sarebbe ottenuta con Lautaro. … La coppia della Juve è invece Ronaldo, che a volta ne è anche il tridente: lui sa essere uno, doppio, trino. È stranoto come il contorno si sia formato per caso, perché il partner di Cristiano avrebbe dovuto essere Icardi mentre Higuain e Dybala erano fuori da ogni programma. | Emanuele Gamba e Franco Vanni, la Repubblica

 

L’intruso. Omar Colley, centrale della Samp, che l’ ha preso in consegna nell’ultimo turno è stato chiaro: «Abbiamo iniziato l’anno nel migliore dei modi.

Abbiamo impedito a Ibrahimovic di segnare». Non al Milan, a Ibra: Zlatan concentra già tutto su di sé, la speranza dei tifosi rossoneri e la paura degli avversari. |  Alessandra Gozzini, la Gazzetta dello sport

 

Chi fa girare la palla e come. I registi

 

Com’è il Pjanic di Sarri. Contro i sardi il regista bianconero ha accarezzato ben 142 volte la sfera. Ma, quel che più conta e traduce in concreto la mole di palloni smistati, ha completato la bellezza di 117 passaggi. Come mai era accaduto in precedenza. Un dato enorme che ben fotografa – al di là del singolo risultato o del singolo episodio ad indirizzare una partita – la continua crescita del progetto tecnico di Sarri. … Quasi sette mesi dopo, i numeri che raccontano del dominio nel gioco perpetrato ai danni pur di una delle rivelazioni del campionato rendono giustizia al maniacale lavoro quotidiano tra le mura della Continassa. Dai 142 tocchi complessivi fino ai 117 passaggi riusciti, oltre il 93% di quelli tentati in partita. E questo, oltre al frutto del lavoro, è l’inevitabile risultato a cui porta l’idea di affidare il pallino del gioco ai piedi educati ed all’abbondante fosforo dello stesso Pjanic. Il quale, finora, non si era mai spinto oltre l’asticella dei 108 passaggi riusciti, limite fissato in autunno nella gara del Rigamonti contro il Brescia. | Daniele Galosso, Tuttosport

 

Com’è il Brozovic di Conte. Da quando Brozovic è diventato un grande regista viene sempre marcato a uomo, specie dalle squadre meno forti. Questo ha messo in difficoltà l’Inter nelle ultime giornate e causato anche parte di quella «stanchezza» denunciata in modo spettacolare da Conte. Così il compito di ricominciare l’azione capita sempre più spesso a De Vrij, liberato proprio dal marcamento di Brozovic. Il centrocampo gli si apre per una quarantina di metri. È un gioco un po’ elementare ma eseguito con insistenza da giocatori che sono ormai coscienti di poter ricevere sempre dalla partita quello che investono in fatica. | Mario Sconcerti, Corriere della sera, 10 novembre

 

Registi che non lo erano. Pjanic e Brozovic, in egual misura, sono i manifesti del nuovo regista. Perché non sono nati in quel ruolo, ma sono diventati due dei migliori interpreti del panorama calcistico internazionale. Pjanic e Brozovic erano già registi anche quando giocavano come mezzali: più il primo del secondo, ma entrambi dettavano il ritmo della manovra, distribuivano i palloni, alternavano il gioco corto al gioco lungo, erano già i perni attorno ai quali ruotavano le rispettive squadre. Solo che non erano maturi per incaricarsi della regia arretrata, dove la perdita del possesso è più pericolosa e ogni errore è potenzialmente fatale. Ecco perché la maggior parte dei migliori interpreti non ha iniziato la carriera davanti alla difesa, ma ha traslocato in quella zona in un secondo momento. | Claudio Savelli, Quattrotretre

 

Com’è il Jorginho di Lampard. ➣ Si pensava che l’addio di Sarri potesse solo complicarle ulteriormente la vita, invece lei sta sorprendendo tutti. «Volevo dimostrare anche questo: di poter camminare con le mie gambe senza il sostegno della fiducia di Sarri».

➣ Da uomo di riferimento di Sarri a motore del calcio di Lampard: come ha conquistato la stima del nuovo manager? «Nel modo più semplice e naturale: lavorando. Con Lampard l’intesa è nata subito, durante il ritiro estivo. Il rischio che potessi essere considerato un simbolo dell’allenatore precedente era reale, ma Lampard ha voluto giudicare con i suoi occhi».

➣ È cambiato anche il suo stile: più verticalizzazione e meno passaggi per linee orizzontali. «Abbiamo un’impostazione più aggressiva, ma nelle valutazioni che mi riguardavano si è tenuto conto solo di un aspetto del mio gioco. Verticalizzare non è mai stato un problema». | Intervista di Stefano Boldrini, la Gazzetta dello sport

 

I tormenti del Napoli. Il mercato di gennaio, col probabile arrivo di un regista (Lobotka o chi per lui, magari Demme), non potrà risolvere problemi strutturali già emersi nella primavera scorsa e non risolti dal mercato estivo. In estate bisognerà rifondare radicalmente la squadra, ché strada facendo si sono rotti una serie di rapporti, giocatori-club su tutti. E far finta di niente non serve a risolvere il problema. La famosa notte dell’ ammutinamento, il 5 novembre, ha creato una frattura mai sanata. | Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport

 

 L’addio di De Rossi è arrivato all’improvviso

 

De Rossi sogna la panchina e tornerà in Italia, inizierà a frequentare il Supercorso a Coverciano (probabilmente in primavera) e poi studierà da allenatore. Lo aspettano Gasperini, Conte, Guardiola, Ancelotti e Luis Enrique, ma anche Roberto Mancini che vorrebbe averlo nello staff azzurro. E la Roma? Era e resterà un pezzo di cuore per De Rossi – e viceversa – ma a distanza. … Nonostante questo in pochi sapevano della sua decisione presa, davvero, negli ultimi giorni. A testimoniarlo, un’intervista pubblicata ieri da Tv Sorrisi e Canzoni in cui sua moglie, Sarah Felberbaum, parla della vita a Buenos Aires come di qualcosa di attuale. | Chiara Zucchelli, la Gazzetta dello sport

 

L’intervista a Sarah Felberbaum in cui non si parla al passato

➣ Come è stato il primo impatto? «Siamo arrivati a settembre. Ricordo che era un giovedì e Daniele aveva un ritiro lungo fino al lunedì. Il primo weekend sarei stata da sola con i bambini. La casa che avevamo scelto non era disponibile e stavamo in albergo. Mi è preso un colpo. Non parlavo lo spagnolo, non ero mai stata a Buenos Aires, non mi funzionava il telefono. Ero dall’altra parte del mondo, da sola, con due creature che mi chiedevano: “Oggi che facciamo?”. E io: “Camminiamo, così capiamo dove ci troviamo”».

➣ La vostra prima cena nella nuova casa. «Un pollo di rosticceria, un’insalata, una bottiglia di vino rosso e una cassa d’acqua. Il menu non era granché, ma è stata una delle cene più belle della nostra vita, eravamo felici di avere il nostro posto. Daniele mi prendeva in giro: “Questo pollo è immangiabile ma grazie, sono felicissimo”».

➣ In quale quartiere avete scelto di vivere? «Ci avevano proposto un quartiere bellissimo ma a un’ora dalla città. Se devo vivere un’esperienza così, la voglio vivere per davvero. Abbiamo scelto di stare in mezzo alla gente, in una zona più centrale, e i nostri figli vanno nella scuola del quartiere, una scuola bilingue castigliano-inglese».

➣ Si è mai pentita della scelta di trasferirsi in Argentina? «Mai, nemmeno per un attimo. Siamo tornati ancora più forti e più uniti di prima. È incredibile ma non c’è stato mai un momento di debolezza, di attrito, di frustrazione o di rancore».

➣ Tornerete a Buenos Aires? «Daniele è già partito, noi lo raggiungeremo». | Stefania Zizzari, Sorrisi e Canzoni

 

Biglietti. Inter, Milan, Roma, Lazio, Juventus, Cagliari, Genoa, Udinese e Atalanta sono le 9 società di serie A nel mirino dell’Antitrust che ha avviato procedimenti istruttori per «clausole vessatorie nei contratti di acquisto di abbonamenti e biglietti per le partite». Si tratta, in particolare, di clausole che non riconoscerebbero il diritto a ottenere il rimborso di tutto o parte dell’abbonamento o del singolo biglietto in caso di chiusura dello stadio o di rinvio di partita e di avere risarcimenti per eventi imputabili alla società. | Corriere della sera

 

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