Bassino, Brignone, Paris: l’irresistibile Italia delle nevi

 

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Rainer Maria Rilke
sci
La scatenata Italia delle nevi
Una ripresa di Coppa molto azzurra. Marta Bassino ha vinto il gigante di Killington, primo successo della sua carriera, davanti a Federica Brignone. Terza la statunitense Mikaela Shiffrin. Sofia Goggia undicesima. Nella libera di Lake Louise secondo posto di Paris, due centesimi dietro il tedesco Dressen. 

 

Marta al traguardo. “In realtà si è trattato di un gigantino sprint molto facile. Li ho mollati ed è andata bene”. | Sciare Magazine

 

È la settima italiana a vincere un gigante in Coppa. Marta Bassino vince la sua prima gara in Coppa del mondo e dietro di lei spuntano gli sci e il sorriso contagioso di Federica Brignone. Gigante magico, questo di Killington, sulla “Superstar”.  … Marta è la 7ª azzurra a vincere un gigante di Coppa del mondo dopo Claudia Giordani, Deborah Compagnoni, Sabina Panzanini, Denise Karbon, Karen Putzer e appunto Brignone. | Enrico Sisti, la Repubblica

 

Che tipo è Marta Bassino. La chiamano Dory, amici e compagne di squadra, perché come il famoso pesciolino del film di Nemo è un po’ svagata. Una sbadataggine che in pista la abbandona, lì sa che cosa deve fare. Marta è cresciuta in una famiglia a tutto sci, dal nonno Bruno (maestro) al papà Maurizio (istruttore) che l’hanno portata in pista quando era ancora una bimba, combattendo la sua avversione per il freddo. La stessa insofferenza provata per la sveglia, Marta non brilla per la puntualità, o meglio, come precisa lei, è difficile vederla arrivare in anticipo agli appuntamenti, perché ama molto dormire. | Marisa Poli, la Gazzetta dello sport

 

L’oro iridato juniores. Prima vittoria in carriera dopo cinque podi minori, la colonna sonora di una carriera partita da un oro iridato juniores ma che rischiava di appiattirsi nell’aurea mediocrità nonostante i 23 anni dicano che è ancora sul trampolino di lancio. | Flavio Vanetti, Corriere della sera

 

La pozione magica è la rivalità. Tra le porte larghe mancava dal 2003 con Karen Putzer e Denise Karbon, 1ª e 2ª a Lillehammer, in Norvegia. Champagne per le ragazze di Gianluca Rulfi, che mettono in mostra carattere e convinzione, a dimostrazione che la rivalità di squadra è la pozione magica di ogni allenatore. | Daniela Cotto, La Stampa

 

Marta e il doping. Nel 2018, Marta Bassino ha concesso un’intervista al magazine Mille Miglia. Ha raccontato di aver inforcato per la prima volta gli sci a due anni, ha parlato di sé e ha affrontato anche l’argomento doping.

 

➣ Spesso gli atleti a livello agonistico vengono incitati ad andare oltre i propri limiti anche attraverso l’ausilio di sostanze energizzanti o droghe: è il caso del doping. Tu cosa ne pensi? Perché nel mondo dello sport è così diffuso?  «Allora, questo è un argomento interessante di cui ci sarebbe un mondo da dire. Si sa che il doping si usa nello sport: io ho letto un libro di Hamilton, gregario di Lance Armstrong che mi ha aperto un mondo sul doping. In questo libro, che altro non è che una confessione dello stesso Hamilton, si parla di ciclismo che è uno degli sport che necessita di più resistenza e quindi si fa di tutto per riuscire a gestire la fatica. Il mio sport, invece, ha una grande componente tecnica e dunque se non sai sciare, anche se fai uso di doping, non vai da nessuna parte. Tornando al libro, la cosa che mi ha colpito di più è la descrizione della fatica di accettare i propri limiti e il desiderio di andare oltre ad ogni costo. Ricordo un capitolo in cui Hamilton descrive la sensazione di essere superati durante una gara da alcuni ciclisti che sembrano avere una marcia in più. Allora inizi a chiederti cosa succede e perché… Le possibilità sono due: o smetti o ti droghi. Personalmente, io sono contro il doping anche se so che nel mio sport è presente. Forse è quasi meglio non pensarci, non farsi abbattere da quelli che sembrano più forti e continuare per la tua strada. Certo, so che il doping potrebbe cambiarmi tanto specialmente nell’allenamento, come quando in una mattina facciamo dieci giri sul ghiacciaio a più di 3000 m di altitudine: è impossibile fare i giri tutti con lo stesso tempo e la stessa velocità, mentre con il doping si fa ma non è normale…».
➣ Come gestisci la fatica? Qual’è la tua arma vincente? «Come gestisco la mia fatica? Beh, faticando! Ah ah ah! Continuando ad allenarmi sempre. Riguardo a questo, il doping non mi è mai stato proposto, anche perché siamo controllati attraverso un sistema anti-doping: io devo dire ogni notte dove dormo e in qualunque momento potrebbero arrivare e farmi un controllo. Quelli che si dopano non so come facciano e fatto sta che su questo argomento c’è davvero tanto da scoprire e tanto mistero. Io cerco di non pensarci e continuo ad essere contro nonostante tutto». |  Eliana Giraudo, Mille Miglia

 

Quelle domande del cavolo. Le interviste? Se non l’avete ancora capito le odio, soprattutto quelle in diretta quando fanno domande del cavolo. Io fatico, sono di poche parole. 
«Mi piace tanto leggere, cerco di variare genere, alternando, leggo sul Kindle o sulla carta i libri che non trovo in digitale. Problemi a scaricare i libri? No, per quelli è facile, con il wifi basta un clic e non ho problemi! Mi piacciono i romanzi thriller, ma anche i classici come Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Belli letti recentemente anche Inferno di Dan Brown e Open di Agassi. Ultimamente ho letto poco perché il tempo libero lo dedicavo allo studio, ma ora mi rifarò!».«Mi piace tanto leggere, cerco di variare genere, alternando, leggo sul Kindle o sulla carta i libri che non trovo in digitale. Problemi a scaricare i libri? No, per quelli è facile, con il wifi basta un clic e non ho problemi!». | Intervista a Sciare Magazine, 3 novembre 2015

 

Paris una gara quasi perfetta. La prima prova del nuovo anno, a Lake Louise, dice che Dominik Paris c’è, solo il tedesco Thomas Dressen, e solo di due minuscoli centesimi, gli strozza l’urlo in gola. Dominik Paris c’è sin dal cancelletto di partenza, dove si presenta con una presenza fisica che colpisce anche gli avversari. Su una pista con pochi trabocchetti e per questo ancora più complicata, perché non ammette errori, Domme ha disegnato una gara quasi perfetta. |  Marisa Poli, la Gazzetta dello sport

 

Il ritorno di Dressen. A far saltare il banco però ci pensava Thomas Dressen, che beffava il metallaro della Val d’Ultimo proprio nel tratto finale, facendo scivolare il duo rossocrociato in terza posizione. Un rientro davvero niente male per il ventiseienne tedesco, che aveva dovuto saltare la passata stagione per infortunio, dopo aver ottenuto gli unici due successi della carriera nell’inverno precedente, a Kitzbühel (gennaio 2018).  | Alberto Dolfin, Corriere dello Sport-Stadio

 

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