Calendario e riposo. Come ogni volta e come accade in ogni sport, il paese organizzatore di una grande manifestazione si prende dei piccoli vantaggi. È il caso del Giappone stavolta nel rugby. Il Telegraph pubblica stamattina uno studio sui giorni di riposo di cui ciascuna nazionale usufruisce durante la manifestazione più lunga e più dura che esista nel mondo dello sport. Il calendario della Coppa del mondo consente al Giappone di avere 20 giorni di riposo tra l’inizio del girone e la fine: più di tutti. Seguono con 18 giorni Tonga, Francia, Namibia, Nuova Zelanda e Scozia. Gli inglesi ne hanno diciassette. Meno di tutti? Sudafrica e Canada con 14. L’Italia è a 17.
Risultati e programma Galles-Georgia 43-14 | Oggi: Russia-Samoa (girone A – 12.15) | Domani: Fij-Uruguay (girone D – ore 7.15)
Il Telegraph ritorna sulla vicenda della disparità di trattamento economico tra il rugby europeo e quello delle isole nel Pacifico, riferito ieri da Slalom.
Ne scrive stamattina Mick Cleary. “Il mondo del rugby non può far nulla per correggere una disparità nei numeri della popolazione, per cui l’Inghilterra con 55 milioni di abitanti deve affrontare Tonga che ne ha 100mila”.
Il Telegraph domenica rivelava che la federazione inglese ha aggiunto 250mila sterline al budget di 3 milioni per questa Coppa del mondo, mentre Tonga e le altre isole del Pacifico sono obbligate a volare in economy class con un budget di 800 sterline a settimane a persona.
Scrive Cleary: “La scodella dell’elemosina è nelle mani sbagliate”.
“Ma è ora che ci sia una sorta di tetto sui budget intorno ai tornei con, forse, un periodo di cut-off di tre mesi prima dell’inizio di una Coppa del Mondo. In questo modo, almeno, ci potrebbe essere qualche correzione nei pesi economici, in modo che i ricchi siano obbligati a prepararsi per i tornei sullo stesso piano dei poveri. Ci sarebbe ancora diseguaglianza, ovviamente (…). Non è il mite che ha ereditato la terra. È il ricco. (…)
Il mondo del rugby ha lavorato duramente per mettere risorse nelle isole del Pacifico nel corso dell’ultimo ciclo quadriennale, investendo nel personale e nei programmi di formazione”.