Aggio purtato ‘o pullastro
Eduardo De Filippo, Quei figuri di tanti anni fa
Il Giro d’Italia dei pollastri
Due volte spuntano i polli nelle commedie di Eduardo. Anzi: i pollastri. Sbucano in due atti unici, due farse scritte all’inizio del suo percorso di drammaturgo, entrambe nel 1929, l’anno della caduta di Wall Street [significherà qualcosa, ognuno sceglie un motivo a piacere].
Sik-Sik l’artefice magico è una storia di miseria e di squallore, ma anche una storia di innocenza bambina, lo spettacolo di un guitto, un illusionista disperato rimasto senza compare la sera dello spettacolo. Nel tentativo di salvare i guadagni coinvolge un tizio stralunato e balordo nei suoi giochi, ma quello sbaglia ogni mossa. L’ultima: al posto di un colombo da un cilindro sbuca un pollastro.
I pollastri stanno fra le righe dell’opera di Eduardo anche in Quei figuri di tanti anni fa, la storia di due mezzi guappi di quartiere che gestiscono una bisca improvvisata, una casa da gioco assai scumbinata, sotto la copertura di un Circolo della caccia. Ci vanno a passare il tempo e a giocare a carte piccoli delinquenti e i signori della Napoli bene, tra i quali vengono selezionati i pollastri da spennare.
Nella bisca al Colle delle Finestre, Simon Yates ha trovato i suoi. Anche Isaac-Isaac come Sik-Sik pensava di avere il colombo nel cilindro. Ora, a dirla tutta, c’è pure chi sta dando dell’asino a Del Toro e Carapaz. Due somari. Ma siamo là: o pollastri o somari Del Toro e Carapaz sono accusati di aver gettato il Giro.
Solo che. Una cosa non torna. Se loro sono i pollastri, quelli che li telecomandano dalle ammiraglie attraverso le maledette radioline, come li dobbiamo chiamare?
Alessandra Giardini sulla Gazzetta lo spiega bene. “Ha vinto il Giro il corridore più intelligente. Quando saremo alla giusta distanza apparirà chiaramente come ci siano due sconfitti e un vincitore, e come la tattica della UAE Team Emirates sia stata suicida. Al contrario, quello della Visma|Lease a Bike è stato un capolavoro tattico. La tattica della UAE Team Emirates fa acqua fin dal mattino, quando la Visma mette Wout van Aert (cioè il meglio che ci sia su piazza) in fuga, con il chiaro intento di fargli fare da punto di appoggio per il capitano Simon Yates quando arriverà il momento di giocarsi la tappa o meglio il Giro, cioè sul Colle delle Finestre. A quel punto sull’ammiraglia della maglia rosa prendono una decisione sbagliata: lasciano che vada via la fuga senza che ci sia un loro uomo. È vero che hanno perso per strada Ayuso e Vine, ma non è una scusante: al dunque, Del Toro è rimasto solo molto presto, e tutti questi uomini evidentemente non servivano. Mettiamo che il messicano si fosse deciso a inseguire Yates prima che fosse troppo tardi: in discesa dalle Finestre sarebbe stato comunque solo, mentre l’inglese poteva scendere tranquillo al riparo di un omone come van Aert. A quel punto Del Toro avrebbe perso comunque, perché non aveva un compagno nella fuga del mattino”.
È quello che Giardini chiama peccato di presunzione. “Che è giustificabile – dice – in Del Toro, che ha ventun anni, ma non in chi lo guida dall’ammiraglia. quando l’inglese li lascia lì continuano a rispondersi uno con l’altro: a scattini e a parole. Si marcano come se fossero in pista, rallentano: intanto l’altro prende minuti su minuti. Ma è quasi incomprensibile: perché dall’ammiraglia non dicono niente? Non funzionavano le radioline?”.
Anche la rivista Rouleur scrive che la strategia della UAE è stata strana per tutto il Giro, “non riuscendo a definire con precisione chi fosse il loro leader. A parte Rafał Majka e il suo lavoro impeccabile, la squadra non ha schierato al meglio i suoi gregari in montagna e, quando lo ha fatto è accaduto in modo sporadico e incostante. Non hanno insistito affinché Adam Yates e Brandon McNulty si impegnassero al massimo al servizio di Del Toro, e questo si vede dalla classifica generale: il secondo posto del messicano in un Grande Giro che era in grado di vincere e altri tre corridori tra i primi-13 sono posizioni insignificanti per una squadra di questa profondità e qualità”.
Le immagini della giornata di ieri
Nel controcanto quotidiano che Cristiano Gatti ha fatto su Tuttobici si legge che “per essere precisi: gli esperti del Paddock avevano ragione nel dire che Del Toro sarebbe saltato sulle lunghe salite, ma hanno sbagliato totalmente sul vincitore, dicevano tutti Carapaz, invece è Yates. Così, solo perché adesso non passi che sono infallibili e onniscienti. Ma più ancora per dire a mente fredda quanto l’epilogo del Giro 2025 sia comunque imprevisto, imprevedibile persino per gli addetti ai lavori (sì, certo, qualcuno diceva occhio a Yates, però per coprirsi bene le spalle, sparando cinque nomi nella certezza di prenderci). Poche storie: Yates ha stupito tutti, prima ancora se stesso, con un Colle delle Finestre magistrale. Tanto coraggio, tanta intelligenza, tanta forza. Il suo capolavoro ha poi goduto della grandiosa collaborazione dei due rivali Del Toro-Carapaz, alla fine nessuno dei due maglia rosa, ma campioni mondiali ex-aequo degli sciocchi. Buttare via così un Giro d’Italia, senza neanche tentare la carta della disperazione di un tutto per tutto finale, si colloca nella storia del ciclismo come una delle pagine più illuminanti del ridicolo”.
Gatti scrive di un Giro livellato e “senza fenomeni”, un Giro bello come può essere bella “una partita di serie B tra Sassuolo e Pisa”, eppure Yates sul Colle delle Finestre ha provato a condire l’insalata con l’olio della leggenda, ma “quei due alle spalle di Yates – continua Gatti – hanno fatto di tutto per rovinare lo spot. Ci piaccia o no, l’epica giornata di Yates resterà inevitabilmente nelle memorie come la giornata delle comiche alle sue spalle, una specie di Mai Dire Gol dal retrogusto tremendamente penoso. Il ciclismo vuole sempre impegno, battaglia, generosità, vederlo ridotto a una rissa infantile e piccina sporca colpevolmente una grande giornata. E questo vale soprattutto per il bambolo, per questo Del Toro che a 21 anni era riuscito comunque a farsi voler bene dall’Italia intera, per la sua età e per i suoi modi, salvo poi rovinare l’affresco con gli ultimi chilometri. Lui e l’altro a dita negli occhi, è colpa tua no hai cominciato tu, allora ti faccio perdere, tanto perdi di più tu: chi ha letto i Promessi Sposi non può non aver rivisto l’eterna e immutabile scena dei capponi di Renzo, che continuano a beccarsi mentre quello li sta portando al patibolo dall’Azzeccagarbugli”.
Così aggiungiamo pure i capponi ai polli e ai somari.
Giovanni Battistuzzi su Giro di Ruota parla di rimpianti, ed erano rimpianti pure quelli che Simon Yates si portava dentro. Rimpianti vecchi di sette anni. Sul Colle delle Finestre aveva perso il Giro del 2018. “Togliersi di ruota i rimpianti è qualcosa di decisamente più duro. I rimpianti sono avversari tenaci. Ti prendono la scia quando meno te lo aspetti, quando pensavi di averli seminati. E quel rimpianto era diventato il succhiaruote di Simon Yates. Pensava di non essere più in grado di staccarlo. Lo doveva seminare. Il Colle delle Finestre era il luogo perfetto”.