La boxe ha un piede fuori dai Giochi

 

    Dall’elenco iniziale dei 28 sport previsti ai Giochi di Los Angeles 2028 mancano il sollevamento pesi, il pentathlon moderno e il pugilato. Tre colonne della tradizione olimpica. Non è né una sorpresa né una decisione definitiva, ma una sorta di stand-by, una sospensione con la condizionale. Se ne riparlerà per l’elenco definitivo nel 2023. Le tre federazioni dovranno mettersi in linea con alcune indicazioni. Il CIO dice che l’AIBA, il governo mondiale della boxe, deve dimostrare di aver affrontato con successo le preoccupazioni relative alla sua governance, alla sua trasparenza, alla sostenibilità finanziaria e all’integrità dei suoi processi di arbitraggio e giudizio. Sulle giurie corrotte ha lavorato nei mesi scorsi Richard McLaren, lo stesso autore del rapporto sul doping di Stato in Russia. La boxe olimpica è da tempo in discussione, così come il sollevamento pesi per la sua cultura del doping (La futura leadership deve dimostrare la propria transizione verso la conformità e un effettivo cambiamento) e il pentathlon moderno per le violenze sui cavalli emerse di nuovo a Tokyo: lo sport inventato da De Coubertin può provare a conservare il suo posto sostituendo l’equitazione con il ciclismo. 

Il programma sportivo iniziale sarà approvato a febbraio 2022, ma gli organizzatori hanno facoltà di inserire altri sport a propria scelta, come accaduto in Giappone per skateboard, arrampicata sportiva e surf (promossi, tutti confermati) e come accadrà alla break-dance per Parigi 2024. 

La proposta di inclusione di questi sport incentrati sui giovani – spiega il CIO – si basa sul loro contributo significativo al successo complessivo di questi Giochi, sul loro impegno per l’innovazione e sulla partnership con il comitato organizzatore di LA28, riconoscendo le radici profonde che ciascuno di questi sport ha in California. Si basa anche sul loro appello alle generazioni più giovani”

C’è un avvertimento anche al calcio. Non è fuori dal programma, ma il CIO ha scritto che continuerà a osservare l’evoluzione del calendario delle partite internazionali. Traduzione: se fate i Mondiali ogni due anni, siete fuori. 

 

Dario Torromeo, una delle firme di pugilato più autorevoli, sul suo blog ha scritto: 

Quella che oggi viene definita tabella di marcia è solo l‘ultimo modo di chiamare vetusti appelli. È, paradossalmente, una sorta di ultimatum che si rinnova nel tempo. In questi anni nulla è cambiato. Gestione finanziaria e governance non adeguate, arbitri e giudici non ancora allineati con quello che il CIO pretende. Fare festa per una nuova minaccia mi sembra, a volere essere buoni, un eccesso ingiustificato di ottimismo. Domenica 12 dicembre l’AIBA terrà un Forum online che potrebbe rivelarsi fondamentale. Hanno aderito 130 Federazioni Nazionali in rappresentanza di Asia, Africa, America, Europa e Oceania. Sarà dedicato a proposte per modifiche decisive nella struttura mondiale. Il 30 giugno 2022 ci sarà il Congresso Elettivo che nominerà il nuovo Comitato Esecutivo. Quel giorno si saprà con certezza assoluta quale sarà la fine del pugilato olimpico che il presidente (del CIO) Thomas Bach ha definito “un bambino problematico”. Ogni sport merita rispetto, ogni disciplina è degna di fare parte dell’universo sportivo. Le novità non devono essere giudicate attraverso la lente della nostalgia. Bisogna stare al passo con i tempi. Tutto giusto, ma fa comunque un certo effetto sapere che il pugilato sia stato, al momento, escluso dai Giochi per lasciare il posto a skateboard, surf o arrampicata sportiva. Credo sia giusto dirlo. Se questo accadesse, tutti, e dico tutti, quelli che si sono avvicendati nel ruolo di dirigenti AIBA negli ultimi vent’anni dovrebbero vergognarsi per il modo in cui hanno gestito il pugilato. La sciagurata gestione delle World Series of Boxing, la fallimentare iniziativa dell’APB (i professionisti targati AIBA), il ripetersi di incredibili verdetti che ignoravano la realtà del ring (è accaduto a Londra 2012, si è ripetuto a Rio 2016 e Tokyo 2020 dove non c’era l’AIBA ma la Task Force del CIO non è stata esente da clamorosi errori, solo per restare alle Olimpiadi). Per non parlare degli intrighi finanziari, sponsor di competizioni che non si sono mai fatte, prestiti a lungo non onorati. Sì, la boxe è colpevole. Lo sono soprattutto i suoi dirigenti mondiali. Ma qualcuno avrebbe dovuto vigilare prima che si arrivasse alla sciagurata sospensione del 2019. Bloccare l’AIBA e pensare che, in poco tempo, potesse rinascere più bella e più forte che pria è un modo di pensare che mette i censori sullo stesso gradino di chi continua a sognare a occhi aperti. E a pagare, per l’ennesima volta, sarà chi non è colpevole: pugili e maestri. La boxe è stata sempre presente ai Giochi dal 1904 ai nostri giorni, con l’eccezione di Stoccolma 1912 perché la Svezia aveva bandito questo sport. Oggi il CIO ha dato uno schiaffo alla storia, alla tradizione, ai campioni.

 

    | panorami La forza inclusiva dello skateboard

Questo sport non è immune da questioni culturali su razza, genere e orientamento sessuale, ma Maggie Bowen – leader della crew Aunt Skatie – dice che «per le donne e le persone queer è più facile fare attività in gruppo». La crescente popolarità di crew come la sua ha portato i sociologi a chiedersi se gli skater possano insegnare a tutti noi qualcosa sull’inclusività. Le Olimpiadi di Tokyo hanno mostrato al mondo che lo skateboard non è solo per i bambini bianchi dei sobborghi. Atleti afro-americani sono saliti ai massimi livelli di competizione e l’atmosfera è decisamente urban, alimentata dalla musica hip-hop. Ora si stanno unendo più donne e più rappresentanti della comunità LGBTQ. I neri e i latinos rappresentano quasi un terzo dei 9 milioni di skater stimati negli Stati Uniti, secondo Sports Marketing Surveys, un’agenzia di ricerca internazionale. Allo stesso modo, il numero delle donne è salito a circa 2,7 milioni. Il 7,4% degli intervistati si identifica come LGBTQ. Un sondaggio del 2019 su quasi 6.000 skater a livello nazionale ha rilevato che razza, genere e orientamento sessuale non sembrano avere molta importanza sui bambini. Questo nuovo capitolo nella vita dello skateboard è dovuto a un ulteriore sviluppo: l’influenza dei social media e dei meet-up. In uno sport nel quale regna il contenuto online, YouTube e Instagram sono fondamentali per dare agli skater la possibilità di pubblicare video, farsi vedere e attirare sponsor. Per i neri, le donne e la comunità LGBTQ, questo punto è un valore aggiunto. di david wharton, Los Angeles Times

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.