Su quali nevi morte va la Coppa del mondo di sci
La gara femminile era andata avanti su una neve morta, piena di foglie, con la solita seconda manche che consente a chi si piazza dal 15esimo posto in giù rimonte pazzesche. La gara maschile di slalom a Zagabria è stata addirittura sospesa dopo diciannove discese, su una pista impraticabile, piena di buche, in una delle quali il francese Muffat-Jeandet si è rotto la caviglia destra. L’Equipe parla di spettacolo triste, una mascherata, una pessima figura.
Gianmario Bonzi, voce di Eurosport, ne scrive stamattina su Tuttosport e dice: “Si poteva prendere la decisione già dal mattino, senza trascinare il calvario a lungo, quasi un martirio per gli organizzatori, che pure sono stati encomiabili, facendo tutto quanto era possibile. Capiamo le esigenze economiche e di uno spettacolo anche diverso, necessario per lo sci alpino che da anni ormai si è spostato persino in città (si pensi a Stoccolma, Mosca, Monaco di Baviera e Zagabria appunto), ma a un certo punto bisogna avere il coraggio di dire basta prima ancora che dal ridicolo si arrivi a rasentare il patetico. La pista sulla collina di Sljeme già alle luci dell’alba era peggio di mercoledì e si è visto subito, in gara: dopo i primi numeri gli atleti sprofondavano letteralmente nei solchi, con i distacchi che aumentavano considerevolmente e una gara, dunque, totalmente irregolare. Stop&go infiniti, sale e acqua buttati a ripetizione (ma inutili con le temperature vicino allo zero, paradossalmente funzionano meglio col caldo) e poi, a metà pomeriggio, la resa definitiva, inevitabile, ma tardiva”.
Alexis Pinturault, detentore della Coppa, si è detto irritato e in pena per l’infortunio a Muffat-Jeandet.
“Ora la Fis – sono ancora parole di Bonzi – deve capire una volta per tutte che, al di là di considerare località più in quota, bisogna studiare calendari flessibili (detto in soldoni, si va dove c’è neve e freddo, e lo si decide una decina di giorni prima) invece di quelli fissi e preparati anni in anticipo. Anche iniziare la Coppa in Argentina (in stagioni “normali”, non di pandemia) gioverebbe alla causa, visto che darebbe la possibilità di inserire dei weekend vuoti in inverno, per eventuali recuperi o, semplicemente, riposo. Il dio denaro comanda sempre e comunque, certo, però poi bisogna giustificare uno spettacolo deprimente come quello croato”.
figurine Il nuovo mestiere di Giorgio Rocca
«Scio con gente geniale che ha fatto fortuna. Ho imparato tanto, la carriera da imprenditore l’ho costruita tra skilift e funivie. A 35 anni mi sono ritrovato come un laureato in cerca di impiego e con tre figli da mantenere. Se il Rocca sciatore è stato da 9, qui il voto sale a 10».
Ma davvero Rocca può far sciare chiunque con Bode Miller o Lindsey Vonn? «Assolutamente sì. Con l’Academy collaborano pure Didier Cuche, Hannes Reichelt e altri campioni. Non ho ancora provato con Marcel Hirscher, ma lo farò: non so quanto chieda a weekend». – intervista di flavio vanetti, Corriere della sera