L’audacia di Pioli e le amnesie di Pirlo

Come arriviamo a Milan-Juventus di mercoledì

 

  Alla partita che Pioli non ama si dica decisiva, il Milan arriva con il secondo attacco del campionato, la Juventus ha il sesto, mentre in difesa sta messo meglio Pirlo che ha la seconda del torneo e il Milan la quarta. Il Milan ha preso 13 fra traverse e pali. La Juventus è una delle cinque squadre con meno ammoniti ma la prima in Italia per numero di espulsioni (5). È in testa alla classifica del possesso palla, il Milan è solo nono. La Juventus è pure la squadra che dribbla più di tutti 12.1 in media a partita, il Milan è terzo (11). 

Mario Sconcerti sul Corriere della sera ha scritto che “se al posto del Milan, con 11 vittorie e quattro pareggi, ci fosse la Juve, non crederemmo a nessuna ipotesi diversa da una conferma dei soliti vincitori. A rendere competitivo il campionato è in fondo la paura di non saper giudicare la Juve. Sarà davvero confusa come sembra? In balia di un giocatore straordinario e altri che cercano idee vaghe per il campo? Questo stato realmente metafisico è la sintesi emotiva della classifica. Il Milan ci crede. Ha un entusiasmo che diventa continuità, che rimane fortuna, cioè buon cammino, cioè destino, nella misura in cui ognuno di noi fa la sua parte nella storia. La Juve non ha quella forza, si applica ma sembra una didattica a distanza. Il Milan è un bravo ragazzo, fa sempre la cosa giusta, non cerca il peccato, rispetta l’avversario, lo fa sembrare bello come ieri il Benevento, fa sembrare normali i rigori a inizio partita che aprono il risultato, è una specie di grande gita parrocchiale dove tutto è regola e gioia di vivere. Se c’è un errore, non è stato ancora trovato. Però sta facendo quello che ha fatto per nove anni la Juventus: è squadra e fa più punti di tutti, ogni volta, ogni partita”.

Paolo Condò stamattina analizza su Repubblica e scrive che quella di mercoledì “avrà un impatto forte soltanto in caso di sconfitta dei campioni d’Italia: se andassero a 13 punti, sia pure con una gara da recuperare, si condannerebbero a un girone di ritorno da punteggio pieno. Tutt’ altro che semplice, con una Champions da gestire in contemporanea. Ma come sta la Juve? Quando può correre, bene. Se invece subisce il contropiede, i problemi restano”. 

 

Benevento-Milan | L’audacia di Pioli

   0-2  ▻ Quando alla mezz’ora Pioli ha perso per un’espulsione Tonali in mezzo al campo, avanti di un gol per un rigore di Kessié, ha fatto una cosa audace. Ha tolto Diaz e ha messo Krunic come con una paletta di calcestruzzo si tappa un buco nella parete, ma ha tenuto Leão in campo a destra, con Calhanoglu a sinistra. Leão l’ha ripagato con un piccolo gioiello per il 2-0, piroettando su sé stesso dopo una corsa di 50 metri. Una dozzina di minuti dopo Caprari ha calciato fuori il rigore che avrebbe potuto riaprire la partita. 

Luca Talotta sul Giorno ha scritto che “quando ti ritrovi un Leao così in forma, paradossalmente nel momento in cui tutti iniziavano a chiedersi se servisse un nuovo attaccante al posto di Ibrahimovic o meno, la fiducia aumenta”. 

Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta dello sport sottolinea che “sono quelle vittorie che vengono chiamate “sporche” e che pesano tantissimo. È difficile surrogare la presenza scenica di Ibrahimovic e Theo Hernandez. Kjaer in difesa e Kessie a centrocampo, e Donnarumma in porta, dispensano un’autorevolezza che tiene insieme il tutto, e che evita alla squadra di sbracare, di perdere riferimenti negli attimi sbagliati. Senza Ibra e Theo mancano però la capacità di spaccare quando si attacca”.

 

Juventus-Udinese | Le amnesie di Pirlo

  4-1 ▻ Due gol di Ronaldo, uno di Chiesa e l’ultimo di Dybala. Un quinto (ma al momento era il terzo) cancellato dalla VAR a Ramsey. Tutto bene ? Sì e no. Gigi Garanzini sulla Stampa scrive che la Juventus “al di là delle prodezze del portoghese, un destro, un sinistro, e in mezzo un perfetto assist profondo sullo scatto di Chiesa, non ha del tutto cancellato le perplessità che ne accompagnano il cammino. Era andata sotto su un gran contropiede manovrato e concluso da De Paul, viziato da un tocco di mano a tutti sfuggito fuorché alla Var. E una volta in vantaggio ha comunque concesso all’Udinese due legni a portiere battuto, prima del gol cosiddetto della bandiera e del sigillo di Dybala. Non è il pelo nell’uovo. È che quel centrocampo in fase offensiva adesso funziona. In copertura meno”.

Emanuele Gamba su Repubblica sottolinea che “la novità della Juve è la vittoria in contropiede, con l’essenzialità di un sistema in tre mosse: rubare palla, verticalizzare subito e mettere in moto due che sanno correre in avanti e poi piazzare il tiro bene come pochi altri, ovverossia Ronaldo e Chiesa. Questo modo di segnare è anche il segno che l’attacco dei mediani della Juve sul portatore di palla avversaria resta la risorsa più limpida della squadra di Pirlo, migliorabile invece per tutto il resto inclusa la tenuta della difesa”. 

Luigi Garlando sulla Gazzetta scherza su Cristiano e Chiesa “coppia mistica”e poi ammette che “in realtà non è stata una grande Juve, anzi, ha faticato parecchio nel primo tempo, pagando il vuoto in area lasciato dall’infortunato Morata e l’assenza del creativo Cuadrado. Juventus vulnerabile se attaccata nella profondità”.

Fermi tutti: Ronaldo è a tre gol da Pelé. Pare, si dice. Perché coi gol di Pelé non si sa mai. 

 

la classifica Milan 37, Inter 36, Roma 30, Napoli 28, Juventus 27, Sassuolo 26, Atalanta 25, Verona 23, Lazio 22, Benevento 18, Sampdoria 17, Bologna 16, Fiorentina e Udinese 15, Cagliari 14, Parma 12, Genoa Spezia e Torino 11, Crotone 9, Torino 8

 

Inter-Crotone | Un problema di nome Vidal

 6-2  ▻ Come spesso le capita, l’Inter ha sofferto per un tempo, chiuso sul 2-2, prima di farne altri quattro e vincere l’ottava partita consecutiva. Che cos’è successo? Conte ha tolto Vidal e ha messo Sensi, dicendo al cileno alla fine che «deve cambiare marcia. Abbassi la testa e pedali». Già in campo gli aveva detto: «Gioca e non rompere» mentre il vecchio Arturo questionava sul calcio di rigore. Lautaro Martínez ha segnato tre gol e causato un’autorete. Lukaku ne ha fatto uno che poteva fare solo lui, ricevendo un pallone aereo partito da Bastoni una cinquantina di metri dietro, l’ha difeso sprigionando scintille, è rimasto in piedi con il povero Luperto che gli si attaccava ovunque potesse, l’ha aggirato ed è successo. I due insieme sono arrivati a 21 gol (Lukaku e Lautaro, non Lukaku e Luperto). 

Leo Turrini sul Resto del Carlino commenta: “Sarebbe divertente recuperare le perplessità multiple che circondavano l’ossessione dell’ex ct della Nazionale per Lukaku, che invece oggi è forse il più forte attaccante sulla faccia della terra. Do you remember Icardi? Già, chi ricorda più il compagno di Wanda Nara?”.

 

  la pippa del giorno Vidal  ▻ “È tornato per essere dannoso come in Champions. Un disastro, imperdonabile il rigore regalato” è il giudizio di Roberto Condio sulla Stampa: gli ha dato 4.5. Per Guido De Carolis sul Corriere della sera è stato disastroso: “Sbaglia quasi tutto”. Traduzione: 4. Pure Fabio Licari sulla Gazzetta lo ha trovato in “versione Champions, tipo Real, quando contribuì all’uscita dalla Coppa. Corricchia. Esce lui, entra l’Inter. Sintesi: 4.5”. Per Gianni Visnadi del Giornale è stato “più dannoso che inutile”. Voto: 4. Pietro Guadagno con una certa clemenza sul Corriere dello sport-Stadio gli ha dato 5 scrivendo che parlare di condizione precaria significa usare un eufemismo. 

 

ARTEFICI

Peccato non chiamarsi Zaccanhi

  il gesto La rovesciata del veronese  ▻ Prima di vedere ribaltarsi questo ragazzo di 25 anni che era finito in serie B e si è conquistato la Nazionale, sono successe altre due cose straordinarie. La prima: il piede di Veloso ha spalancato con un passaggio profondo verdi pascoli dinanzi a Faraoni. La seconda: Faraoni in corsa ha messo palla in mezzo con un tocco solo, al volo. Solo a quel punto, con le spalle alla porta, Mattia Zaccagni ha colpito la palla con il petto, ma non per stopparla o controllarla, l’ha colpita per sollevarsela un altro po’, farsela arrivare sopra l’altezza della testa, così da capovolgersi più comodamente e piazzarla in porta senza guardare, ma sapendo cosa ci fosse dietro di lui, e dove. 

Se il suo cognome si scrivesse Zaccanhi, il suo gol sarebbe già nella sigla di qualche programma tv. La foto sarebbe stamattina su tutte le prime pagine e avremmo calcolato a quale altezza ha colpito la palla. Un’altra cosa bella di Zaccagni è che parla come parliamo tra di noi tutti i giorni. Non con quella cadenza finta, un po’ cantata, non inizia le risposte con bah diciamo che. 

 

Ilicic e Zielinski, la mazurka in un tocco di punta

  È successo tutto in venti minuti, come passandosi la linea da un campo all’altro, qui Bergamo a voi Cagliari, quasi ci fosse stato ancora Roberto Bortoluzzi e in omaggio alla giornata senza – ehm – spezzatino. Ilicic ha portato palla come fa lui, a quella maniera in cui sembra che la stia covando, la tiene, la tiene, e quando lo attacchi per portargliela via, zac, lui te l’ha già nascosta e l’ha spostata. Ha guidato così la palla e quando ha scorto un ambulacro tra le gambe dei difensori che gli stavano davanti, l’ha sollevata con la punta, ma senza smargiassate, con naturalezza, senza far rumore. Assist a Pessina, gol. (Peraltro, fa curiosamente notare Andrea Bonso sul Giornale, che Pessina ha interrotto così una serie di 200 gol consecutivi segnati per l’Atalanta da uno straniero).

Venti minuti più tardi un’altra mazurka l’ha danzata Piotr Zielinski per il 2-1 del Napoli a Cagliari, pure lui smaterializzando la palla e facendola riapparire da un’altra parte, con una carezza di punta e un mezzo collo. Ilicic e Zielinski vengono entrambi dall’est e sono due calciatori per molti versi uguali. Hanno lo stesso identico movimento di gambe e di bacino. Non sono nati per morire sotto il tiki taka. Non sono sarti, non cuciono gioco, lo strappano. Sanno tenere palla nello stretto, sterzano allo stesso modo e piazzano accelerazioni simili nello spazio breve per squarciare resistenze. Antonio Giordano sul Corriere dello sport-Stadio parla di “calda morbidezza che diventa il poster della sua diversità” e di “magìa di un geniaccio unto dal Signore”. 

Lo scrittore Marco Ciriello – che non ama il polacco – sul Mattino trova che “si è guadagnato il ruolo di addetto alla bellezza e allo stupore” ma sottolinea che a Gattuso tocca sperare che il polacco “si appropri del suo talento, invece di continuare furtivamente ad accarezzarne l’ombra in una partita su tre”. La pensa come lui Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-Stadio che parla di “doti tecniche non comuni, e sa di possederle, purtroppo ha nella discontinuità e in una condizione fisica non sempre ottimale i limiti più evidenti”.

Gigi Garanzini sulla Stampa ha parlato di “raddoppio di Zielinski alla Messi, un assist di Ilicic alla Iniesta” (e di Zaccagni alla Ronaldo).

 

ZIBALDONE

  | ①  L’effetto Izzo sul Torino. All’improvviso Armando Izzo da Scampia sembra Gerd Müller, lui che peraltro di mestiere fa il difensore. Non giocava da tre mesi. Per reggere il suo rientro, Giampaolo ha riscritto la squadra, anche perché la prima volta onestamente gli era venuto un mezzo scarabocchio. Per la prima volta nel suo percorso nerd, ha rinunciato a certi integralismi, si è indromontanellianamente turato il naso ed è andato di difesa di tre, che pure nel suo caso significa di fatto a cinque. Il risultato è che Izzo ha fatto 2 gol in 2 partite. Ha portato 4 punti e ha tirato dentro la lotta per non retrocedere anche il Parma. “Ora viene facile chiedersi, e chiedere a Giampaolo, il perché di tanta panchina” scrive stamattina Guglielmo Buccheri sulla Stampa, sebbene aggiunga: “Il successo di Parma non vale un giudizio e, soprattutto, merita prove migliori per non rivelarsi uno spot”. Ora rischia Liverani a Parma, e con lui il ds Carli. 

 

  | ② Il Capodanno di Gasperini. Per la terza volta consecutiva, l’Atalanta ha segnato cinque gol alla prima partita dell’anno solare. Quando incrocia il Sassuolo, vive poi come sotto l’effetto di una poesia di Thomas De Quincey. È presa da visioni che si realizzano. Ha segnato 27 gol in 7 partite. «Forse siamo la loro bestia nera», ha detto Gasperini. Mettiamola così. Andrea Elefante sulla Gazzetta sottolinea che “i Papu vanno, l’Atalanta resta”. Per Tony Damascelli, sul Giornale, “ha smascherato, se ce ne fosse ancora bisogno, De Zerbi e il Sassuolo”. 

Diario AS in Spagna ha scritto che si tratta di un avviso al Real Madrid con un’altra esibizione. 

 

  | ③ Il gol di Dzeko al catenaccio di Ranieri. Diamine, sono già trent’anni. Claudio Ranieri era un allenatore emergente con una breve e felice gavetta, quando il Napoli lo scelse per fargli guidare la prima squadra senza Maradona. All’epoca, tutti a dirla decadente, ma aveva Zola, Careca, Ferrara, Blanc, ancora De Napoli e Alemão. Ranieri era una specie di De Zerbi d’oggi. Per buongustai. Teorizzava la squadra camaleonte. Andava in Coppa UEFA a Valencia e faceva cinque gol. I primi 10 anni all’estero (Valencia, Atlético Madrid, Chelsea) li ha costruiti con questa fama di – nooo, non dirlooo – giochista. A Genova sta invece mostrando la facciata B del camaleontismo. Quagliarella davanti, solo solo come Tom Hanks in Cast Away, e dietro tutti quanti. In una trincea fantozzianamente scavata nel prato fangoso per la pioggia. “Danno una grossa mano in chiave difensiva” considera Damiano Basso sul Secolo XIX. E ti credo. 

È stato Dzeko a far saltare il lucchetto alla fine di lungo assedio. Marco Evangelisti sul Corriere dello sport-Stadio ha scritto che “quando il campo diventa un Mare dei Sargassi, con tutto il corredo di tempeste, alghe intrecciate, sabbia delle profondità, gambe e braccia e ginocchia che emergono inattese dal brodo torbido, questo è l’unico modo di vincere le partite. L’abbordaggio cieco e furioso, l’ira contro la corrente che ti tira sotto. Servono i pirati oppure gente capace di diventarlo alla bisogna. Inutile in tal senso citare Edin Dzeko, nomade della storia e capitano di lungo corso per tutta la sua altezza”. 

Dzeko alla fine ha chiesto alla società di aggiungere qualche giocatore alla squadra. Ugo Trani sul Messaggero annota: “Se Dzeko, cioè il capitano e leader della Roma, chiede rinforzi, come ha fatto dopo il 1° successo nel nuovo anno, sta a significare che Fonseca e la squadra non si accontentano del 3° posto (+ 2 sul 4°) alle spalle delle milanesi”. 

 

  | ④ La Fiorentina senza tiri in porta. Non è la prima volta che le succede, a questo punto non è escluso che non risuccederà. L’unico portiere che ha lavorato è stato il suo, Dragowski, decisivo un paio di volte su Palacio. Nel ricordare la vittoria sul campo della Juventus, il Corriere fiorentino parla di “ritorno sulla terra” e si domanda in prima pagina: “Era solo un sogno?” . Quanto a Palacio, Emilio Marrese ironizza su Repubblica Bologna: “Siccome il Bologna ha l’unico centravanti del mondo autorizzato a non fare gol, quello di Firenze è un buon pareggio. Va in campo con l’autocertificazione: io vado dove mi pare, quando mi pare, come mi pare, ma mai in rete. L’unico attaccante che non ha l’assillo del gol. Anzi, pare quasi un’offesa insopportabile – secondo molti tifosi – il solo pensare che ogni tanto potrebbe accidentalmente fare gol anche lui. Quando si presenta davanti alla porta, e ieri è successo due volte, istintivamente lo spettatore cerca con l’occhio dov’è il compagno al quale potrebbe servire un assist, e magari ci si spazientisce più con quello che non è arrivato in tempo al posto giusto, mentre Palacio sbaglia puntualmente e impunemente il tiro. Ecco, guarda: poveretto, gli è toccato perfino tirare, ma vi pare?”. 

 

in tv mercoledì ore 12 Sky Sport 1: Juventus-Roma (semifinale Supercoppa donne) | 12.30 Sky Sport Serie A: Cagliari-Benevento | 15 Sky Sport Serie A: Sampdoria-Inter | 15 DAZN: Bologna-Udinese e Lazio-Fiorentina | 18 Sky Sport 1: Fiorentina-Milan (semifinale Supercoppa donne) | 18 DAZN: Napoli-Spezia | 20.45 Sky Sport 1 e Serie A: Milan-Juventus 

 

  mercato Il pasticcio del bonus negato che era già nel 730 | Il rinvio del regime fiscale per gli sportivi professionisti «impatriati» ad opera della circolare 33/2020 delle Entrate dello scorso 28 dicembre rischia di finire in «fuorigioco» rispetto alle istruzioni – di segno opposto – alla dichiarazione dei redditi approvate con provvedimento del 31 gennaio 2020 dalla stessa Agenzia. Il Dpcm è norma di rango secondario rispetto alle disposizioni del decreto Crescita che hanno stabilito l’applicazione degli incentivi dal 2019, oltre al fatto che le circolari non sono fonti del diritto (Cassazione 5137/2014); contrasta con il principio di tutela dell’affidamento potendo compromettere rapporti giuridici in corso. Ma il paradosso è che la circolare è in contraddizione con le istruzioni alla dichiarazione dei redditi già approvate per il 2019 dalla stessa Agenzia. Nel quadro RC – Redditi di lavoro dipendente e assimilati, sezione I, del modello Redditi 2020 (e vale anche per il quadro C del modello 730/2020) è prevista la casella «Casi particolari» in cui indicare il codice «9» per dichiarare la spettanza delle agevolazioni da parte degli sportivi professionisti. Le disposizioni agevolative siano pienamente operanti. L’incertezza è comunque destinata ad influenzare negativamente la finestra di calciomercato di gennaio ed obbliga i club ad un’analisi del potenziale rischio fiscale, valutando eventuali accantonamenti e clausole contrattuali ad hoc nei rapporti con gli sportivi.

di antonio longo, il Sole 24 ore

 

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