
Il rugby ha bisogno di meno calci. Ai Mondiali le squadre vi hanno fatto spesso ricorso perché era diventata una strategia magnifica per vincere le partite. Non è un motivo di poco conto. Ma questa tendenza va frenata. Lo dice Warren Gatland, allenatore del Galles, intervenuto sul Telegraph per riferire di un meeting tecnico nel quale sono stati analizzati lo stato del rugby e gli stili di gioco. Gatland racconta di come i dati certifichino il dominio della difesa, “ma la cosa più importante in questo momento, quella che probabilmente ha la maggiore influenza sulle prestazioni e sui risultati è la strategia dei calci. Il numero, il tipo, la distanza”.
L’80% delle partite agli ultimi Mondiali sono state vinte da chi ha cercato di correre meno rischi nella propria metà del campo, da chi si è preoccupato cioè della battaglia per la protezione del territorio e non di muovere il pallone, cercando di attaccare.
La media di calci a partita [56.9] è stata la più alta dal 1995. Gatland legge le statistiche e rimugina sulla sconfitta ai quarti di finale contro l’Argentina, “l’unica partita – dice – in cui abbiamo perso il duello dei calci, nonostante più passaggi, più metri percorsi con la palla in mano. L’Argentina ha finito la partita con più tiri e più metri al tiro di noi. Una cosa è conoscere le statistiche, un’altra avere la capacità di applicarle”.
Nella seconda parte del suo intervento, Gatland sostiene che si debba fare qualcosa per riequilibrare il gioco a favore dell’attacco e propone una serie di modifiche: una accelerazione nella formazione delle mischie in modo analogo a quanto accaduto nelle rimesse laterali, con la proposta di usare un cronometro come per i calci di piazzati. Gatland propone allora il divieto del drop di liberazione in difesa dopo il “tenuto alto” all’interno della propria area di meta, e pensa a un reugby nel quale la palla sia riconsegnata all’attacco sui 5 metri per un calcio libero giocabile alla mano. Inoltre vorrebbe ridurre le sostituzioni disponibili e intervenire su quelle utilizzabili in caso di comprovato infortunio.
È una discussione che ricorda quella affrontata dal calcio dopo i Mondiali del 90, segnati dal gran numero di falli sugli attaccanti e dall’ostruzionismo dei portieri. Fu il passaggio che portò la FIFA a riflettere su alcuni cambiamenti nelle norme, fino a introdurre il divieto per i portieri di raccogliere il pallone con le mani su retropassaggio. Uno strappo che parve all’inizio pittoresco, limitato al fattore tecnico, e che invece ha stravolto il panorama del calcio con le sue conseguenze.
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