La corsa, le donne, la prigionia di Loujain al-Hatlhoul. Come può contribuire al cambiamento il rally, che resterà nel Paese almeno per i prossimi 5 anni? Yutta Kleinschmidt, la prima e finora unica donna ad aver vinto il Rally nel 2001 su Mitsubishi, responsabile Fia Tout-Terrain, è qui al bivacco di tappa come osservatrice. E non ha dubbi.
➣ Come vede l’approdo della corsa in Arabia Saudita? «Volevo rendermi conto di persona e devo dire che finora sono stata ben impressionata. Ho visto grande interesse, soprattutto da parte dei giovani. Sono sicura che potremo avere un impatto positivo sul Paese, essere dei modelli. Ispirare e sostenere, con la nostra presenza, il cambiamento».
➣ Con un tweet, Lina al-Hatlhoul, sorella di Loujain, ha inviato un appello ai piloti e ai giornalisti della Dakar per sostenere la sua liberazione. Come si può conciliare questo con una corsa sotto l’egida Fia? «Sicuramente queste condizioni non sono accettabili per l’Europa e la Fia e questo è uno dei motivi per cui sono qui. Volevo rendermi conto di persona e credo fermamente che una gara come questa, che raggiunge gli angoli più remoti e vede i concorrenti sfidarsi senza distinzione di genere, possa servire da volano per contribuire al cambiamento». | Intervista di Maria Guidotti, il Giornale