Come cambia la F1. Chi è Chase Carey, l’uomo che batterà la noia

Nel week-end del gp in Texas, a Austin sono state annunciate le regole che cambieranno la Formula dalla stagione 2021. Obiettivo: più equilibrio, più interesse, più soldi. 

 

Le novità in sintesi. Le macchine avranno limiti aerodinamici, peseranno di più (da 743 a 768 chili) e ruote più grandi: si calcola che saranno più lente di 3 secondi e mezzo al giro. Le macchine dovranno avere alettoni più semplici e saranno più manovrabili nei sorpassi. In calendario le gare arrivano a 22 con l’obiettivo di spingersi a 25. Ma i GP iniziano al venerdì e non più di giovedì. Tetto ai budget: 157 milioni di dollari per materiali e componenti anziché 400.

 

Ibrido. Il cuore di queste nuove monoposto dal look che Charles Leclerc ha definito «bello», resteranno le power unit turbo ibride. «I motori più efficienti al mondo» li ha definiti il presidente della Fia Jean Todt. «Per la Federazione era cruciale un messaggio di innovazione, ma con attenzione ai temi dell’ambiente, la F.1 deve essere leader tecnologico, ma allineata alle sfide del mondo di oggi, che lotta contro inquinamento e cambiamenti climatici». Ecco quindi che le benzine dovranno raddoppiare i contenuti rinnovabili. E poi ancora le sospensioni saranno semplificate, via quelle idrauliche. Il cambio avrà configurazione standard e potrà essere riprogettato per intero nell’arco di un ciclo di 5 anni. | Giusto Ferronato, la Gazzetta dello sport

 

Equilibrio. L’obiettivo è quello di vedere piloti che duellano a ogni gara, e che magari al vertice ogni tanto ci sia una Racing Point o una Toro Rosso al posto delle solite superpotenze. | Stefano Mancini, la Stampa

 

Il ruolo di Ross Brawn. Dal suo arrivo ai vertici dell’organizzazione, ha fatto una campagna sola, per rendere le macchine più lente ma in grado di combattere l’una contro l’altra. Una filosofia che non poteva che sedurre il boss americano di Liberty in cerca di uno spettacolo. Dal Brasile 2012 (e dal successo di Button sulla sua McLaren), nessun altro team che Red Bull, Mercedes o Ferrari ha vinto una gara. | Frédéric Ferret, l’Équipe

 

I piloti. Vettel si è detto perplesso solo pensando al peso delle nuove monoposto (la massa minima passa da 743 a 768 kg): «E’ il mio unico dubbio perché per il resto bisognerà guidarle. Da una foto o un rendering non si può esprimere un giudizio, vediamo come i team sapranno interpretare il regolamento». Anche Lewis Hamilton è curioso: «Sarà interessante essere un pioniere di queste nuove monoposto». | Giusto Ferronato, la Gazzetta dello sport

 

Chase Carey, l’uomo che batterà la noia

 

Chi è. Chase Carey, statunitense di 65 anni, dal 2017 è presidente e a.d. di Formula 1, che fa parte di Liberty Media. In breve, è il numero uno dei GP, il ruolo che occupava Bernie Ecclestone [1]. Ha giocato a rugby ai tempi dell’università [6]. Orgogliosamente newyorchese (seppur nato in Irlanda), è stato un luogotenente di Rupert Murdoch prima di passare dal concorrente John Malone. Il «cable cowboy», proprietario di Liberty Media, gli ha affidato il volante della F1. Dicevano che avrebbe resistito qualche mese in quel mondo di squali e invece [2]. Mentre brillava intorno alla pista, la sua vita personale era sconnessa. La sua seconda moglie, Slavica, una modella Armani di 28 anni più giovane e più alta di 30 centimetri, ha chiesto il divorzio nel 2008 [5]. Ha studiato matematica ed economia alla Colgate University (New York), un MBA ad Harvard. Ha iniziato a lavorare presso il produttore cinematografico Paramount e nel 1988 è entrato a far parte del gruppo News Corporation, in particolare Fox, dove è diventato CEO, e ha lanciato canali come Fox Sports e Fox News. Sulla linea editoriale di questo canale ha affermato alcuni anni fa che gli sembrava “giusto ed equilibrato”, sebbene le sue opinioni politiche specifiche siano sconosciute [6]. Dicono anche che quando era un dirigente della Fox, guadagnando circa 25 milioni di euro all’anno, beveva una birra durante i viaggi in treno tra Manhattan e New Canaan (Connecticut), dove viveva con sua moglie Wendy – con la quale ha due figli [6] .

 

Il caffè. Per il bicchierone di caffè sempre tra le mani («Ne bevo 7 o 8 al giorno: io non fumo, è il mio modo di fumare…») e per quei baffi a manubrio [1]. Quando è venuto al «Corriere» per l’intervista, è arrivato in anticipo: stava aspettando seduto sui gradini in via San Marco con un caffè in mano [3]. Carey è arrivato con una tazza di caffè di cartone. Ne beve otto o dieci al giorno, di solito con latte magro. “Mi dà qualcosa da fare con le mie mani, come fumare. Un bicchiere di vino, rosso o bianco, mi aspetta al termine della giornata [4].

 

I baffi. «Da giovane giocavo un po’ con la barba e tutto il resto. A un certo punto ho scelto questo look, in casa si sono abituati e quando un giorno ho chiesto a moglie e figli se dovevo tagliarli sono inorriditi. Così li porto sempre. Come riesco a curvarli? Facile, quando esco dalla doccia li piego e restano così» [1].

 

I cambiamenti. Primo paradosso: lo sport della tecnologia più avanzata, che viaggia a 300 km all’ora nel futuro, è da sempre ammalato di nostalgismo. Dopo cinque minuti in un paddock di F1, sentirete qualcuno che rimpiange i piloti di un tempo, le macchine di un tempo, le piste di un tempo. Ma viaggiare a 300 km/h nel futuro con la testa rivolta all’indietro è complicato [3]. «L’apertura ai social media e al digitale va bene. Stiamo creando tante iniziative collaterali, anche su sostenibilità e ambiente. Siamo contenti di nuove frontiere come il GP in Vietnam. Lo spettacolo? Si può migliorare. È necessario cambiare, per stare al passo con un mondo che si modifica di continuo. Oggi la gente guarda le corse con i device che ha in tasca. Cambiano le piattaforme. Guardate Netflix e Amazon, la serie sui GP (“Drive to survive”) ha avuto un grande successo. La direzione è chiara» [1]. «Uno degli effetti più incoraggianti della nostra riforma è che la percentuale di pubblico femminile aumenta del 40%. Anche grazie a iniziative come gli esports. E poi abbiamo donne pilota in Formula 2, ingegneri e team principal in F1» [2].

 

L’eredità di Ecclestone. «Io e Bernie siamo diversi e abbiamo visioni differenti. Ho grande rispetto per quello che ha creato ma negli ultimi 5 o 10 anni, mentre il mondo cambiava, la F.1 non ha fatto ciò che doveva per massimizzare le proprie opportunità»[1]. «La F1 non aveva fatto quei passi indispensabili per essere competitiva. Non aveva un reparto marketing né una struttura digitale. Non poteva funzionare nel mondo moderno. Siamo partiti da qui e negli ultimi due anni abbiamo lavorato seguendo la nostra ricetta: gare spettacolari e imprevedibili, eventi di portata mondiale, come 21 Super Bowl. Poi bisognava coinvolgere i tifosi: confrontate la qualità delle riprese televisive e delle grafiche di oggi con quelle di tre anni fa. Per dimensioni la F1 è paragonabile solo alla Coppa del mondo di calcio o ai Giochi Olimpici. Infine, aprirsi a nuovi mercati: la Cina è una grandissima opportunità e gli Usa anche. Possiamo ritenerci soddisfatti ma il bello arriverà con le regole 2021 che sono al rush finale» [2]
Il business. Naturalmente è tutta una questione di business: per guadagnare tutti di più, serve riaccendere l’entusiasmo nel pubblico e magari allargarlo un po’, puntando su giovani e donne, categorie prima totalmente ignorate. Per i non appassionati la F1 è ancora noiosa, anche se non è più vero, o almeno non sempre: più di metà delle gare di quest’anno è stata molto divertente. Certo, con il dominio Mercedes manca la lotta vera al titolo. E qui, con il cambio di regole, c’è il centro della sfida americana: convincere gli attori principali a fare dei sacrifici (leggi: rinunciare a parte del proprio vantaggio tecnico ed economico) per il bene dello sport (leggi: aumentare la competizione). Ai grandi team, Ferrari compresa, si chiede di ridurre la fetta della torta che si incassa ora, per farla poi diventare più grande. Secondo Liberty per riuscirci servono più competizione e verdetti meno scontati. È un modello di business opposto a quello che i grandi club europei hanno in testa per il calcio, con la creazione di una SuperChampions che segna una cesura tra i più ricchi e i meno ricchi; in F1 è il contrario: si vuole ridurre la forbice. Ci volevano gli americani per ridistribuire le risorse nello sport. È un altro bel paradosso, vedremo se funzionerà [3]. Con competitività, Carey vuole ridurre il divario tra le squadre. Nelle ultime 10 stagioni, solo quattro piloti diversi hanno vinto il campionato e otto dei titoli dei costruttori sono stati vinti da Red Bull o Mercedes. La prevedibilità e la mancanza di competitività sono diventati un problema urgente [7]
«Quando siamo arrivati abbiamo capito che la F1 non esprimeva il suo potenziale perché veniva gestita in un’ottica di breve periodo. Non c’erano investimenti, si pensava a far cassa. Abbiamo invertito questa tendenza: il 2017-2018 sono stati di rifondazione, la priorità non era fare soldi in sei mesi ma crescere in un arco di 3-5 anni. In questa stagione vedremo i primi effetti: nei primi due trimestri i ricavi sono aumentati del 24%, nel secondo si è passati dai 585 milioni di dollari del 2018 ai 620. Con un utile di 26 milioni al netto dei pagamenti dei premi ai team. Ma la vera crescita sarà nel 2020-21» [2]. Bryan Goldberg, analista della Bank of America Merrill Lynch, ha affermato che le modifiche alle regole potrebbero accrescerne il valore se fossero significativamente diverse. «I limiti di spesa sarebbero considerati favorevolmente dagli investitori di F1», ha affermato. «Una volta che la F1 diventerà più competitiva e imprevedibile, favorirà un maggiore coinvolgimento dei fan e flussi di entrate» [5]

 

Le resistenze. «È un ambiente in cui convivono ego molto grandi, più di quanto pensassi: 10 squadre, 21 organizzatori di GP, gli sponsor, le tv, ognuno ha il proprio obiettivo. Se hai 100 soggetti coinvolti, hai 100 punti di vista diversi. Tutti dicono: “Qui bisogna cambiare” e spiegano benissimo cosa non va. Però, quando chiedi cosa fare per migliorare, nessuno ha un suggerimento. Per esempio tutti vogliono una competizione più serrata, ma per ogni idea che proponi trovano un’obiezione. È un processo strano e devi stare attento, ci vuole equilibrio. È uno sport che ha una storia lunga e una grande cultura sportiva, con personaggi iconici come Frank Williams. Devi usare tatto» [1]. «Lo sport deve essere intrattenimento, deve saper creare eroi e passioni. Deve regalare sorprese. E per farlo deve essere gestito bene. Gare come quella in Germania, ricca di energia e imprevisti, di tensione. Un romanzo. Ci vorrebbero 22 Gp così.
Non si possono fabbricare in laboratorio, lo so, ma ogni sport ha bisogno di momenti umani e di storie. Nelle ultime sette gare abbiamo visto un bellissimo spettacolo. E stiamo lavorando per renderlo ancora più bello» [2]. «Ci sono già passato ai tempi di Fox. Quando siamo entrati nella Nfl (il campionato americano di football, ndr), i tifosi ci criticavano: “Che cosa vogliono questi? Non rispettano la tradizione”. Poi l’abbiamo rinnovata e c’è ancora uno slogan a ispirarmi: “Non vedrai mai la stessa partita guardandone due”. Ecco, è solo una questione di equilibrio fra preservare la storia e portare aria fresca. È normale che alcuni tifosi siano preoccupati quando sentono profumo di novità, è sempre così. Ma la nostra missione è anche spingere nuova gente a guardare la F1. L’anno prossimo in un paio di Gp vorremo modificare il format delle qualifiche, una delle opzioni è una gara preliminare con la quale sarà definita la griglia di partenza della domenica. Per avere più imprevedibilità. I tradizionalisti non saranno d’accordo, ma se non cambi mai nulla come fai a portare energie nuove? Abbiamo già introdotto un punto in classifica per il giro veloce, ha protestato qualcuno?» [2].

 

I volti di domani. «Una delle cose emozionanti di quest’anno è vedere talenti giovani all’opera. Abbiamo lavorato perché F.2 e F.3 godessero di più visibilità per crescere piloti nuovi e diversi. Ora in F.2 abbiamo un cinese (Zhou, oggi in pole; n.d.r. ), una donna, il figlio di un sette volte iridato di F.1 (Mick Schumacher; n.d.r. ). Tutto molto promettente» [1]. Avanza una generazione di giovani piloti, Max Verstappen e Charles Leclerc ci faranno divertire. Sono già diventati degli idoli. Quanta gente viene in circuito solo per vedere Max? Ogni sport deve avere i suoi eroi e loro lo sono già» [2]. «Mi piace Lando Norris e George Russell ha una personalità meravigliosa» [4].

 

autori
[1]  Gianluca Gasparini, Gazzetta dello sport, 13 luglio
[2]  Daniele Sparisci, Corriere Economia, 16 settembre
[3]  Arianna Ravelli, Corriere Economia, 16 settembre
[4]  Jonathan McEvoy, Daily Mail, 13 luglio
[5]  Ben Woods, Sunday Times, 14 luglio
[6]  Cinco dìas, El País, 27 gennaio 2017
[7]  Kate Walker, NYTimes, 22 marzo 2018

 

 

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