Dove si legge della Spagna che si è innamorata della sua nazionale e dei sogni che fanno a Phoenix

 

lunedì 19 giugno 2023

 

  EUROGOL

In Spagna si sono re-innamorati della nazionale

 

Due cose impressionano stasera, nel ripensare alla vittoria della Spagna ai rigori sulla Croazia, nella finale di Nations League. La prima è la misura del tempo, la distanza tra il cucchiaio finale di Carvajal e l’antica egemonia del calcio di questo paese, una egemnia nei risultati e nell’ideologia, con il tris Euro 2008-Mondiali 2010-Euro 2012 abbinato alla diffusione per il mondo del tiki-taka. Undici anni, chi l’avrebbe detto. La seconda è che la Nations League neppure esisteva, quando Del Bosque festeggiava e Guardiola predicava. 

Come ha scritto David Alvarez su El Pais, la Spagna è tornata a vincere “sotto la direzione di un allenatore che ha passato settimane a discutere e con l’utlima fotografia di un terzino che calcia stile Panenka, segnando il rigore finale contro Livakovic, il portiere che più domina i tiri dal dischetto insieme all’argentino Dibu Martinez”. 

Nell’analisi di Alvarez, “la Croazia ha spinto la partita nella gola dei tempi supplementari per la sua ultima imboscata. In quelle strettoie sa muoversi come nessun’altra squadra. Con questo, fanno otto partite dai Mondiali in Russia, di cui sei vinte. Prima di questa a Rotterdam ne aveva persa solo una, proprio contro la Spagna, nei quarti di finale dell’ultimo Europeo. Lo svolgimento della partita, uno 0-0, tempi supplementari, rigori, aveva il profumo dell’ultima botta presa in Qatar contro il Marocco. Ma il percorso è stato diverso. La Spagna ha generato pericoli crescenti man mano che i minuti venivano consumati”. 

Alfredo Relano su As ha scritto che la nazionale ha recuperato credito e sorriso. “La Nations League è una competizione a cui ancora non diamo importanza, perché è recente e ha un format che non tutti seguono, ma è un campionato di livello, a cui partecipano tutte le squadre d’Europa e una sola vince”. A Relano pare che questa Spagna non sia “una selezione di ottimi giocatori, come quella che non abbiamo mai smesso di desiderare. Solo Rodri è un’eminenza nel suo ruolo, dobbiamo ricorrere a due centrali scartati dalla Francia, e in assenza di Pedri la cosa più notevole è l’iperattività turbolenta di Gavi. Ma una squadra c’è, c’è stata in entrambe le giornate, contro l’Italia e contro la Croazia.  Ne avevamo bisogno. Molti di noi, me compreso, erano ricaduti in quello sguardo fatalistico verso la Nazionale, lo sguardo che avevamo prima della generazione del tiqui-taca. Mancanza di vittorie, brutte vibrazioni, la Nazionale come un brutto anatroccolo, come prematura interruzione del calcio dei club, la nostra passione. Questo trionfo ha aperto un paracadute”.

 

E l’Italia?

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Paolo Condò su Repubblica stamattina si domandava: “Siamo usciti dalla crisi? La verità a settembre, con le gare contro Macedonia e Ucraina che dovranno qualificarci all’Europeo. Direttamente, senza l’impiccio — pratico e psicologico — di ulteriori spareggi.

Poche squadre come questa di Mancini – la sua tesi – comunicano sensazioni diverse, non di rado opposte, quando si tratta di valutare il loro potenziale, esaltando a targhe alterne l’ottimista e il pessimista che si celano in ciascuno di noi. Ieri hanno segnato i giocatori dei vari reparti ai quali il gol viene più facile: Dimarco fra i difensori, Frattesi fra i centrocampisti e Chiesa fra gli attaccanti”. 

Condò dice allora che “tenere Chiesa fuori dal 4-3-3 è una scelta difficile da comprendere, a meno di ritenerlo erroneamente un gregario anziché un protagonista”, e qui si riferisce alle scelte di Allegri, non di Mancini. Conclude: “Per per competere ai massimi livelli il prossimo dev’essere il tempo di Tonali e di Bastoni, di Scalvini e di Zaniolo, di Raspadori e di Zaccagni, di Buongiorno brillante al debutto. Dev’essere il tempo di Scamacca, perché alla fine delle varie sperimentazioni nessun centravanti garantisce meglio di lui il mix fra tecnica e fisico. Retegui ha soltanto il secondo, ieri non ha trattenuto un pallone e per lunghi tratti il campo è sembrato in pendenza a favore degli olandesi. Può restare nel gruppo, migliorerà certamente: ma l’uomo da piazzare fra Zaniolo e Chiesa, per dialogare con loro e andare in porta, non può che essere Scamacca”

  El Mundo: “Gli accusati di insulti razzisti a Vinicius ammettono i gesti ma negano il reato di odio, sostenuto dalla Liga e dalla Procura” – Due dei tre imputati hanno testimoniato davanti al giudice in un processo in cui la Liga difende gli interessi del giocatore e il Real Madrid non è presente. Vinicius parlarà domani in videoconferenza [qui]

 

    L’Équipe: “Alla ricerca di Roman Abramovich” –  L’oligarca russo è sparito dai radar europei dalla cessione del Chelsea nel marzo 2022. Viaggio nell’ultimo anno dell’ex patron dei Blues, tra avvelenamenti, corridoi umanitari, bonifici e la liberazione di prigionieri. [qui]

 

    El Pais: “Il PSG si avvicina a Luis Enrique nel bel mezzo di una crisi di identità”–  Ingrandisci segnalibro Confrontare stampe Ascoltare tradurre La società non riesce a trovare un allenatore, dopo aver contattato Zidane, Spalletti, Conte e Nagelsmann Al-Khelaifi preferisce lo spagnolo, e Luis Campos propende per Thiago Motta L’annuncio di addio di Kylian Mbappé solleva dubbi

 

CALCIO ITALIANO

La scelta napoletana di Garcia

 

    Ovviamente a Napoli ironizzano su Garcia, il sergente, Zorro, la mascherina di Osimhen, questa roba qua. In alternativa brontolano. D’altra parte, qualcuno aveva messo in giro finanche il balloon che insieme allo scudetto sarebbe potuta arrivare la Champions. Così, in queste ore tocca sentire e leggere giaculatorie ai confini con la realtà, dopo l’ingaggio di Rudi Garcia per sostituire Luciano Spalletti. C’è chi scrive che purtroppo si potrà puntare solo a rivincere lo scudetto [chiamiamolo il Partito Klopp], chi ha fatto voto di non criticare mai più De Laurentiis e avrebbe accolto con entusiasmo l’arrivo in panchina pure di Eziolino Capuano, c’è chi criticava don Aurelio un anno fa, è sceso dall’Aventino per i festeggiamenti, e ora teme l’Effetto Onnipotenza del presidente, e poi c’è la solita quota di napoletani che sa come si è veramente napoletani, come si è veramente intenditori di calcio, cosa è giusto, cosa non è giusto, da cosa lasciarsi incantare e da cosa no. Rinfacciano a ogni passante i giudizi sbagliati, confidando nel fatto che nessuno ricordi di quando volevano scambiare Osimhen con Ronaldo. A Napoli si divertono a dividersi così. 

Se l’anno prossimo il Napoli arrivasse secondo – miglior risultato in 100 anni di storia tranne che in tre campionati – ci sarebbero le forche in piazza. E danno pure torto a Spalletti che ha scelto la campagna. La distanza dalla lava aiuta a leggere meglio le cose. Il New York Times con Rory Smith ha scritto che questa squadra sarebbe tra le contendenti al titolo anche se perdesse Kim e Osimhen. Contendenti non significa che deve rivincerlo. 

| L’Équipe si domanda se le idee di Garcia viste finora siano in sintonia con il Napoli visto finora. Si sono convinti di sì. Matthias Ribeiro parla di “abitudini che corrispondono all’identità attuale del Napoli”. Scrive che è “senza dubbio un allenatore che lascia un segno nei club in cui passa. Con la sua arte della comunicazione, i suoi risultati e il suo metodo relativamente esportabile”. 

Il giornale francese fa i nomi di Eden Hazard, Gervinho, Mohamed Salah, Florian Thauvin, Karl Toko-Ekambi come esempi di ali su cui Garcia ha “sempre fatto affidamento per creare la differenza sulle fasce e per tuffarsi negli spazi. Garcia sa basare i suoi principi sulle individualità che ha a disposizione. A Napoli, con il destro di seta di Khvicha Kvaratskhelia sulla fascia sinistra e con l’aura immensa di Victor Osimhen nell’area avversaria, sfrutterà più che mai un’attrezzatura adeguata alle sue idee”.

 

      titoli  

Marco Ciriello, la Gazzetta dello sport: “È il vecchio problema di Napoli: vince e si monta la testa. A Garcianon toccherà rimettere la chiesa al centro del villaggio, ma celebrare la messa conquistando i non credenti. È tutta una questione teologica, come sa il gesuita De Laurentiis: ad maiorem Neapolitanorum gloriam. Ma anche una vicinanza di gusto, estetica, riapertura all’internazionalità: se i francesi a Napoli importarono la moda del collezionismo di oggetti preziosi, ammiccando alle chinoiserie, l’arte ispirata alle porcellane orientali, con Garcia si potrebbe rinnovare e ampliare l’acquisto di altri giocatori, dall’Asia, come si augurava il presidente. Che torna a scommettere su uno straniero, come ai tempi di Rafa Benitez, con il quale gettò le basi dell’oggi, e delle vittorie”

 

Il Cagliari tra i re degli improbabili

 

    Un vento di imprevedibilità ha soffiato sui campionati europei di calcio durante i play-off. L’Équipe  ha messo in fila le cinque promozioni più improbabili a cui abbiamo assistito in questi giorni, inserendo il Cagliari nella crema della crema, al quarto posto, per quel gol segnato a Bari da Pavoletti in pieno recupero. Tra gli “scenari del tutto folli” di cui parla il giornale francese ci sono quelli vissuti dal Metz in Francia , dall’Alavés in Spagna, dall’Heidenheim in Germania e dallo Sheffield Wednesday in Inghilterra. 

 

      titoli  Antonio Giordano sul Corriere dello sport-stadio di lunedì 12: “Bentornati al Sud, nella magìa di questa stagione in cui il sole ha baciato seriamente i più belli, il Napoli di Spalletti e poi il Cagliari di Ranieri, i simboli di quest’annata abbagliante tra scudetti freschi e antichi, una mescolanza tra il presente degli Osi e i Kvara e il passato travolgente dei Riva e degli Albertosi, capolavori sceneggiati da Aurelio De Laurentiis e prodotti da Tommaso Giulini, gli opposti che si attraggono La S erie A, che il Cagliari ha strappato ai sessantamila di Bari (la promozione sarebbe stato un altro capolavoro della famiglia De Laurentiis, visto che a Napoli comanda il figlio Luigi) , un kolossal per la B, adesso si lascia carezzare piacevolmente da una città che il calcio l’ha rivoltato, e in che modo, in quel favoloso ’ 69-70, stagione di lotte serrate nel caro, indimenticabile Amsicora, è una spruzzata di borotocalco che rinfresca e rallegra, perché dei ricordi non si può fare a meno”.

 

Repubblica Bari: “Spari contro l’auto del capitano del Foggia dopo la mancata promozione in B. L’ultima di una lunga scia di intimidazioni ai calciatori” – Vittima questa volta Davide Di Pasquale, la cui auto era parcheggiata all’esterno dello stadio Zaccheria. Nel 2020 l’allora capitano Gentile lasciò dopo l’incendio della porta di casa: lui era all’interno con i suoi figli piccoli [qui]

 

TENNIS

La pazienza di aspettare Muchová

 

C’è una donna, nel tennis professionistico, il cui nome in questi anni produceva sospiri e malinconia. Tutti restavano incantati dai suoi colpi e ora che quella donna è arrivata in finale al Roland-Garros, Matthew Futterman li ha definiti sul New York Times “morbidi e burrosi, dal potere ingannevole, di un equilibrio sublime”. Lei ha un fisico scolpito e movimenti apparentemente senza sforzi, così sciolti da “poterla immaginare mentre dirige l’attacco della nazionale di basket della sua nazione, o il centrocampo della squadra di calcio”. Questo è il ritratto di Karolina Muchová, la ceka che ha pure fatto saltare dal tabellone del Roland-Garros la testa di serie numero 2, Arena Sabalenka, arrivata fino al match point. Muchová ha perso contro Iga Swiatek la prima finale Slam della sua carriera, all’età di 26 anni. 

“È come quella grande cantante indie, i cui occasionali set dopo mezzanotte nel locale nella parte cool della città, vengono frequentato solo da quelli che la conoscono. Quelli che avvertivano: se  Karolina Muchová riuscirà mai a mantenersi in salute, fate attenzione”.

Finalmente, eccola qua. Vediamo cosa accadrà dopo Parigi. 

 

 

AMERICHE

I grandi sogni che fanno a Phoenix

 

A Phoenix hanno deciso di riprovarci. Vogliono sfidare l’aria che tira. I super team si sono sfarinati uno dietro l’altro. I Suns sono stati distanti dai play-off per così tanti anni che adesso non gli pare vero di poter andare a un buffet senza che nessuno li fermi. Che significa? Che Phoenix va a giocare un all-in per il suo primo titolo NBA, come scrive L’Équipe in queste ore, Svincolato al secondo turno dei play-off da Denver in questa stagione, Bradley Beal sta per unirsi a Kevin Durant e Devin Booker, per la creazione di un nuovo grande Big Three nella lega. Gli altri sono falliti. 

“Nel bel mezzo della festa del papà di domenica – scrive il giornale francese – la famiglia Bartelstein ha invertito la tradizione. Invece di ricevere un regalo, l’agente di Bradley Beal, Mark Bartelstein, ne ha fatto uno a Phoenix, la franchigia di cui suo figlio Josh è presidente e amministratore delegato. 

Sky Sport sottolinea il conflitto di interessi piuttosto evidente che ha forzato la mano ai Wizards, “che non erano nella posizione di chiedere molto di più ma hanno di fatto “subito” le decisioni di altri — per colpa loro e della loro decisione di concedere quella clausola, è bene ribadirlo”. 

Cos’è successo? “Come per ogni scambio di mercato, il contesto è importante. L’ostacolo più grande per gli Wizards in questa contrattazione lo ha rappresentato certamente la “no-trade clause” presente nel contratto di Beal, che ha dovuto quindi avallare qualsiasi scambio che lo coinvolgesse. Sia chiaro: Washington si è creata questo problema da sola, visto non c’era motivo di inserire anche questa clausola — che è già rara di suo e, considerando questo precedente, potrebbe non vedersi più per molto, molto tempo — nell’estensione di contratto al massimo salariale garantita a Beal un anno fa”.

 

RUOTE

I nemici che Saronni ha all’Anas

 

  Una mano di vernice grigia ha provato a cancellare la scritta W Saronni che da quarant’anni si trova sulla campata del ponte della Ferrovia sull’Appia, fra Sessa Aurunca e il Garigliano. È il tema del racconto di Gian Paolo Porreca per le pagine di Caserta del Mattino, ripreso da Tuttobici. Porreca lo ha chiamato “quasi un vilipendio allo sport e all’affetto popolare, per chi da 40 stagioni conta con la parola di ordine di quella scritta le sue estati”. 

Porreca spiegava di averne parlato con il diretto interessato, dispiaciuto, per questa sbianchettatura dovuta a dei lavori di ristrutturazione. 

“E ci affida così – si leggava sul Mattino il 5 giugno – una proposta che facciamo vostra. «Si completi ovviamente il debito lavoro sul Ponte ferroviario, ci mancherebbe altro. Ma suvvia, che costerà al termine poi riscrivere un “W SARONNI” in bianco nuovamente, per onore e rispetto del passato condiviso? A menochè, ma non ci credo, le maestranze delle Ferrovie al lavoro in quella tratta non siano tifosi di Moser. Ma io spero vivamente nel loro ravvedimento”. 

 

  MEDUSE  I giovani attaccati alla macchina su per lo Stelvio

È accaduto al Giro d’Italia Under 23 e ne ha scritto Enzo Vicennati su Bici Pro

“Quello che è successo subito dopo la tappa dello Stelvio al Giro Next Gen, con 31 corridori squalificati per traino, fotografa perfettamente una serie di situazioni così emblematiche, che si potrebbe metterle in scena e ricavarne uno spettacolo teatrale. Lo Stelvio è stato l’amplificatore di una situazione per niente sconosciuta. Se per Staune Mittet il Giro Next Gen era la quarta corsa a tappe di stagione, per una larga fetta dei nostri si trattava della prima: non per scarsa volontà, ma perché nel calendario U23 italiano non ci sono corse a tappe prima di giugno e si sa che i nostri all’estero non ci vanno. Mancano soldi e volontà, si può ragionare sull’ordine in cui scriverli.

Perché, avendo in mano la gestione del movimento, la FCI non interviene personalmente con le risorse tanto sbandierate (siamo curiosi di conoscere l’esborso per la produzione televisiva del Giro Donne), propiziando la nascita di un calendario migliore? Perché non prendere otto organizzatori di corse di un giorno, unirli e provare a farne gli organizzatori di una corsa a tappe? Se non sei in grado di arrivare sullo Stelvio 37 minuti dopo il vincitore (questo il tempo massimo), forse hai sbagliato mestiere. Non è obbligatorio essere corridori, ma se hai direttori sportivi che ti fanno attaccare alla macchina, allora sei spacciato. E’ come il doping, ma senza aghi. Non è obbligatorio neppure essere direttori sportivi: forse a qualcuno di loro andrebbe strappato il tesserino. La morte di Gino Mader ha fatto calare il silenzio sul triste spettacolo dello Stelvio. In due giorni il ciclismo è passato dallo squallore al dolore”.

 

MEDUSE  In memoria di Gino Mäder

Leonardo Piccione su Bidon ha raccontato che “uno degli obiettivi principali di Giroglifici 2021, la terza edizione del podcast al seguito del Giro d’Italia, era combinare un’intervista di Gino Cervi – il nostro Gino Cervi – a Gino Mäder, giovane ciclista svizzero in gara. Gino intervista Gino al Giro. Una di quelle trovate scemotte che piacciono a noi, insomma.

…  E così Gino (Cervi) chiese a Gino (Mäder) se sapesse qualcosa di Gino (Bartali, ovvero l’ultimo Gino a vincere al Giro prima di quel giorno), e il secondo Gino rispose sorridendo al primo Gino che del terzo Gino conosceva poco ma gli sarebbe piaciuto saperne di più. Non escludeva addirittura che sulla scelta del suo nome di battesimo avesse avuto una qualche influenza la passione ciclistica dei suoi genitori. Dopodiché Filippo gli fece una domanda sulla sua, di passione ciclistica, se cioè il suo rapporto con la bicicletta fosse ancora quello di un paio d’anni prima, quando Mäder aveva scritto su Instagram che il ciclismo per lui, “ragazzino pieno di amore e di speranza”, era stato “il biglietto per una vita migliore” dopo il divorzio dei suoi genitori, e Gino disse di sì, di essere felice come allora. …  Era spaventato dal cambiamento climatico, dall’eventualità che alle generazioni future potesse essere negata la vista dei ghiacciai.   … Oggi è proprio dura”.

 

      Bicisport: “Van der Poel, dal Belgio nuove certezze: «Sto bene e sono sulla strada giusta per il Tour»“

“Evenepoel dopo lo Svizzera: «Il bilancio non è negativo. Adesso sfido Van Aert ai campionati belgi»”

“Van Aert in Svizzera: terzo, terzo, secondo e quinto. «Speravo meglio»”

 

 

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Una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, con brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, i siti, i blog, i social, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento.

Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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