I robot sono i miei prossimi simili
Red Hot Chili Peppers
Erling Haaland è quel 22enne norvegese nato a Leeds quando suo padre Alf-Inge giocava lì. Avrebbe potuto mettere anche la maglia dell’Inghilterra, così fra cinquanta giorni lo avremmo visto ai Mondiali. Invece sta diventando ogni giorno di più il grande rimpianto del torneo in Qatar, l’assenza più vistosa, mentre frantuma primati su primati in Premier League, innescando il dibattito su come abbia aggiornato lo stile di una squadra di Guardiola e su come stia modificando i connotati al calciatore-tipo, con il suo metro e 94 d’altezza, i suoi 94 chili di peso.
Il suo palcoscenico al derby di Manchester
6-3 | Sono successe un po’ di cose che non accadevano da tempo, dentro il derby della città di Manchester. Nessun giocatore del City segnava una tripletta dai tempi di Francis Lee nel 1970. Ne sono invece arrivate due, completate a nove minuti di distanza. Una di Phil Foden, l’altra di Erling Haaland – che ha portato il suo numero di gol in stagione a 17 in sole 10 partite, in campionato fanno 14 in 8 giornate. Come si sospettava in estate, lui e il gioco di Guardiola avrebbero dovuto prendersi le misure. In effetti. Le misure le hanno prese. È una XXL.
Nessun giocatore nella storia della Premier aveva segnato tre triplette in tre partite casalinghe consecutive. Se non fosse impossibile anche soltanto ipotizzarlo, di questo passo Haaland chiuderebbe il campionato con 66-67 gol.
Tutto questo bendidio fa scrivere a Jason Burt sul Telegraph che ieri pomeriggio sembrava ci fossero in campo uomini contro bambini”. Nell’intervallo, sul 4-0, un gran numero di tifosi dello United è uscito dallo stadio per non tornare più, una scena – dice il giornale inglese – che “rifletteva il vuoto dello United, mentre era completamente umiliato dal City”.
I tifosi di casa hanno cantato ne vogliamo 10, nel senso di 10 gol, “un’ipotesi che sembrava del tutto possibile – scrive il Telegraph – e hanno deriso gli sforzi goffi dell’avversario con degli ooh di meraviglia, quando quelli mettevano insieme dei passaggi o tiravano in porta. Quando Anthony Martial ha segnato il primo dei suoi due gol di consolazione nel finale, alcuni tifosi del City hanno persino esultato, beffardi. Immaginate voi che atto d’accusa. Che derby di demolizione. In qualche modo lo United alla fine ne ha segnati tre, per un punteggio finale che non riflette assolutamente il gioco, nel derby di Manchester con il punteggio più alto di tutti i tempi. Sul 6-1 Pep Guardiola ha effettuato non meno quattro sostituzioni contemporaneamente per far riposare i giocatori in vista della Champions contro il Copenaghen. Tutto l’ottimismo dello United per quattro vittorie in campionato è stato bandito, quando i loro rivali li hanno fatti a pezzi. Rivali? Anche usare la parola è uno scherzo. Sir Alex Ferguson sedeva sugli spalti e il suo viso tradiva i suoi sentimenti. Un misto di rabbia e disagio, sicuramente provato anche da Erik ten Hag in panchina, mentre sedeva tristemente a guardare, chiedendosi cosa fosse successo”.
Il ciclone Haaland. Questo era successo. James Gheerbrant sul Times analizza gli errori di ten Hag, tra cui aver rinunciato a Casemiro, e parla di “un senso di futilità di fronte al calcio intergalattico di Pep Guardiola. Lo United è semplicemente anni luce indietro rispetto ai migliori: è un divario che può iniziare a essere colmato solo con scelte severe”.
Barney Ronay sul Guardian dice che con il norvegese “i campioni di Premier League di Pep Guardiola hanno portato il loro gioco a un livello completamente nuovo. Il City aveva già speso il primo tempo giocando un calcio che sembrava avesse beneficiato di un aggiornamento del sistema operativo, mostrando un ultimo processore miracoloso contro una serie di idioti con la maglietta rossa. Un calcio digitale contro avversari che avevano il modem. Il prodotto di una matematica indiscutibile. Da un lato una squadra di calcio mortale, comune, quotidiana, banale, dove tutto si unisce e taglia, tutto si impiglia negli ingranaggi. Dall’altra, una miscela di pura immaginazione e di risorse illimitate, 12 anni di lavoro raffinato, per arrivare a creare questo tono, questa finezza di tocco e di movimenti”.
Il Guardian non si nasconde la madre di tutte le obiezioni. Le possibilità illimitate di spesa del Manchester City. L’obiezione del suo editorialista Ronay è la seguente. “Il presidente della Liga, Javier Tebas, ha parlato di nuovo in questo fine settimana dei super club statali che distorcono il mercato, uccidono la concorrenza e così via. Ma sono discorsi che semplicemente non tornano, a questo livello d’élite. Anche il Manchester United ha speso ingenti somme di denaro, così come il Real Madrid e il Barcellona. La differenza è che il City l’ha speso bene. Ha rimosso dalle equazioni la fragilità umana, l’avidità commerciale a breve termine, la stupidità dei consigli di amministrazione. Metti in gioco risorse illimitate, il più grande allenatore del mondo e il risultato è questo: qualcosa senza spigoli, un progetto che forse raggiungerà presto la sua espressione finale; e che nelle mani di Guardiola rimane indiscutibilmente una dimostrazione di bellezza.
Haaland. Parliamone
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artefici Le sue cifre | Quattordici gol in otto partite di Premier fanno una media di 1,75 a partita. Significa cominciare ogni volta quasi con un 2-0 di vantaggio. Di questo passo, tutti i record saranno cancellati: i 32 gol di Mohamed Salah nel 2017-18 (primato per una stagione con 38 partite) e i 34 di Andy Cole e Alan Shearer, il picco per una stagione da 42 giornate. Di questo passo, anzi, Haaland raggiunge quei due fra 12 partite. Con quattro pedalate, come diceva Totò al Giro d’Italia.
Erling Haaland è la prima superstar del calcio della Gen Z: 40 gol sono facilmente raggiungibili Dice James Ducker sul Telegraph che “l’iperbole è sempre un pericolo, in giorni di delirio vertiginoso come questo, ma non è una fantasia credere che dobbiamo prepararci alla prima stagione da 40 gol della Premier League. Se Cristiano Ronaldo e Lionel Messi sono stati i grandi giocatori della generazione Millennial, la Gen Z potrebbe essere testimone del progresso di una delle prossime superstar del gioco”.
Sempre sul Telegraph ci sono alcuni termini per un confronto. Michael Owen ha impiegato 48 presenze per segnare tre triplette, Ruud van Nistelrooy 59, Fernando Torres 64 e Andy Cole 65. Ronaldo ha avuto bisogno di 196 presenze. Haaland ce l’ha fatta in otto partite. Dice il giornale inglese che però è stato sorprendente vedere lo spazio che lo spazio ha offerto, a lui, proprio a lui, “l’attaccante più caldo del pianeta e probabilmente alla squadra migliore”.
Non è meno sorprendente che L’Équipe – il giornale delle pagelle più crudeli – stamattina gli abbia messo 10 evocando “Haaland nel Paese delle meraviglie”.
Per il Daily Mail è unstoppable, per The Independent mostra l’evoluzione delle idee di Guardiola. Invictos lo chiama androide, perché ha più partecipazioni in azioni da gol [209 tra reti e assist] che partite giocate da professionista. A Barcellona ovviamente parlano di mercato e dicono che tra due anni se lo andranno a prendere [lo scrive Sport chiamandolo “mostro”] – sempre che non saranno collassati sotto i debiti. “Insaziabile” per il quotidiano politico spagnolo Abc e per Marca un essere umano che va oltre i suoi limiti. In America, la Espn dice che siamo di fronte al miglior giocatore del mondo in questo momento.
Gary Neville alla BBC ha detto che è «semplicemente ingiocabile» e secondo Peter Schmeichel, anche lui dagli schermi della tv britannica, «la dote più importante in un marcatore è la pazienza. I Cristiano Ronaldo, i Filippo Inzaghi, potevano sparire e, all’improvviso, zac, colpire. Ma quando vedi Haaland, vedi che lui segna gol sia come Zlatan sia come Ronaldo, mette insieme tutti i tipi di marcatori. Ecco perché è così pericoloso».
Non un Bignami. Non è un riassunto. È un Pantheon che cammina.