L’addio di Serena senza ancora un addio

Sono una giocatrice abbastanza brava, e mi piacciono le sfide

Serena Williams

In quello che viene considerato il suo ultimo torneo in carriera, Serena Williams ha vinto ancora. Nella notte italiana, sul campo centrale di Flushing Meadows, ha battuto in tre set l’estone Annette Kontaveit, attuale numero 2 del mondo, in tre set. 

 

  ▻  Una volta Michele Serra ha scritto che quando ti chiedono una cosa ridicola, o inopportuna, o impropria, oppure sottilmente offensiva, esiste una tecnica efficace per smontare l’insidia. Una parola sola. «Come?». Fingere di non aver capito e far ripetere la domanda. Nella peggiore delle ipotesi, ci saremo tolti lo sfizio di dare all’altra persona il peso di buttar fuori due volte il suo quesito ridicolo. Serena ha fatto suo lo schema. Voleva esser certa di aver inteso bene, quando Mary Joe Fernandez a bordo campo le ha chiesto se fosse sorpresa di quanto era appena accaduto.

 

«Are you surprising yourself with your level at the moment?». 

«What?». 

 

“Sembrava sull’orlo di una risata”, racconta Lucile Alard per L’Équipe. “E allora ha risposto: «Sono solo Serena». Dove essere Serena è sinonimo di superare i limiti”

La più piccola delle sorelle Williams lo ha fatto quando è arrivata sulla scena e così fa adesso, nel momento in cui ha detto di volerla lasciare. È come un ultimo fuoco d’artificio dell’estate al quale ne segue sempre un altro. È come l’ultima sigaretta di Zeno. Che diavolo stai combinando, Serenella. 

 

 

Eva Wallace su Washington Post dice che d’ora in avanti la domanda è un’altra. “Fino a che punto può arrivare la Williams”. In 2 ore e 27 minuti di partita, dice il Washington Post, ha dimostrato che “le sue capacità fisiche rimangono intatte all’età di 40 anni. Con sole quattro partite giocate negli ultimi 14 mesi e l’insicurezza nel suo gioco, la domanda non è più se il corpo di Serena possa essere all’altezza di un torneo di tennis del Grande Slam. Ha dimostrato che ricorda ancora come si accede a un serbatoio di energie, durante una battaglia”.

“Non molti avrebbero immaginato uno scenario del genere – sottolinea Alard su l’Équipe – quando l’hanno vista uscire dal campo battuta per 6-0 da Emma Raducanu, quindici giorni fa a Cincinnati”.

Emma invece è a casa, Serena vende biglietti per il campo Centrale, dal basso della sua 413esima posizione al mondo [in tempo reale] e dall’alto del bene più prezioso di ogni sua partita. L’irripetibilità. Se lunedì Danka Kovinic poteva sembrare un po’ tenera per l’evento, stavolta dall’altra parte della rete c’era la numero 2 del mondo, Annette Kontaveit, che si sta certamente riprendendo dal long covid, ma resta la 2 del mondo. È vero che non ha mai raggiunto i quarti di finale di uno Slam in vita sua, ma a questo punto bisogna farsi due domande su come sia possibile che in una situazione simile si arrivi lassù. Ma non è la mattina giusta, per tutto questo. 

 

    Questa è invece la mattina italiana, già [ancora] notte in America, in cui Helene Elliott scrive sul Los Angeles Times che “Serena Williams non sta entrando tranquillamente nella fase successiva di quella che chiama la sua evoluzione lontano dal tennis. Non se ne sta andando affatto, per il momento”.

Christopher Clarey sul New York Times scrive che “gli US Open hanno organizzato la cosa più vicina a una celebrazione d’addio per Serena Williams, nella sua partita di apertura lunedì sera. Ma se fosse stata una festa, il suo desiderio, se fosse stato tutto ciò che voleva, la 23 volte campionessa in uno Slam, avrebbe potuto organizzarne una da sola e saltare tutte le ore di sudore sui campi in cemento, a casa sua in Florida. La Williams non è venuta a New York per una cerimonia di addio, per ascoltare un’altra serie di elegie su come ha cambiato questo sport e molto altro, su come ha abbattuto le barriere e ha spianato la strada alle prossime generazioni afro-americane. Sa tutto questo, meglio di chiunque altro. È venuta a New York per competere in un torneo del Grande Slam, apparentemente l’ultimo, e per mettere ancora una volta il suo meglio in gioco,  contro le migliori giocatrici del mondo, sul palco più grande dello sport”. 

 

  Per la prima apparizione di lunedì, quella dei dolci saluti, dice il Nyt, si sono visti in tribuna un ex presidente degli Stati Uniti [Clinton], star della musica e del cinema, arrivati a Flushing Meadows per vedere e per essere visti. La seconda partita è stata tennis, tennis vero, davanti a “un’intera nuova galleria di nomi in grassetto” [sempre parole del Nyt], come Tiger Woods che sedeva proprio nel palco della famiglia Williams, come Zendaya, come altri circa 23mila spettatori all’Arthur Ashe Stadium, tutti decisamente schierati.

“Non importava chi avesse prevalso, di certo non sarebbe stata una partita con molte sottigliezze. È stata una resa dei conti, tra due giocatrici che quando sono in campo, si propongono come le migliori attaccanti del mondo, due giocatrici agli estremi opposti dello sport. Una di loro, supponendo che a questo punto mantenga la parola data, sta giocando per prolungare la più grande carriera nel tennis moderno e per mostrare a sua figlia, Olympia, di cosa è capace. Olympia ha compiuto 5 anni giovedì e si è presentata a questo torneo con le iconiche perline che sua madre indossava quando ha iniziato a dominare questo sport in questo stesso stadio. L’altra stava cercando di ottenere una cosa che ogni giovane giocatrice desidera: la possibilità di dire ai nipoti che in una notte magica, nello stadio più grande di questo sport, ha battuto la più grande giocatrice di tutti i tempi. Una battaglia del genere, specialmente su questo campo, è stata migliore di qualsiasi video tributo che finanche Spike Lee possa realizzare”.

 

David Waldstein, sempre sul Nyt, scrive che è stata una partita tra la povera Kontaveit contro Serena e contro una folla. Williams ha alzato ancora il livello rispetto a due giorni fa, soprattutto al servizio, mettendo 11 ace, facendo il 75% dei punti con la prima, il barometro del suo gioco, lo chiama L’Équipe, “mostrando che avresti dovuto calpestarla, per farla uscire da questo campo, il suo giardino”. 

Il punto più bello sul 4-2, uno scambio di 19 tiri, con un rovescio tagliato in lunga linea dopo una serie di difese che citavano una campionessa di un’altra epoca che portava il suo stesso nome.

Serena Williams è in procinto di privatizzare le sessioni notturne dell’Arthur Ashe, dice adesso il giornale francese, perché stanotte sarà ancora là, e sarà di nuovo toccante, perché si presenterà in campo non solo con Olympia in tribuna, ma pure con Venus di fianco, per la prima partita del torneo di doppio. E poi di nuovo domani notte, come una rockstar mai stanca di repliche, per il match del terzo turno contro Ajla Tomljanovic, mai affrontata prima. Ieri, mentre New York si preparava a ruggire per la sua tigre, Ajla ha vinto la sua partita contro la russa Rodina in tre set, davanti a una dozzina di persone sul campo numero 7. È questa la differenza che deve colmare. Lei è Tomljanovic, l’altra è solo Serena. 

 

✘  CADUTE Non solo Kontaveit. Dopo l’eliminazione di sette ex vincitrici di uno Slam, nella terza giornata sono usciti altri tre grandi nomi: Maria Sakkari, numero 3 del tabellone, eliminata dalla cinese Wang; la finalista del 2021 Leylah Fernandez, 14 del torneo, battuta da Samsonova; Barbora Krejcikova, vincitrice del Roland-Garros 2021, fatta fuori da Krunic. Tra gli uomini ci saluta Auger-Aliassime, numero 6 del tabellone, rimandato a casa dal giovanottino britannico Jack Draper. 

 

 

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