
I bicchieri a forma di tulipano restano sul bancone mentre nella Tunnel Schänke si svuotano i tavoli, e i foulard biancoverdi scivolano sulle sedie. È il solito sabato sera, a Wolfsburg, e un altro pareggio ha lasciato la sensazione più crudele. L’immobilismo. Il pantano. A due giornate dalla fine, la squadra si sta giocando il terzultimo posto con il St. Pauli. Chi soccombe va in B, chi la scampa gioca uno spareggio. L’azione migliore dell’ultima giornata, raccontano quasi ridendo i tifosi rimasti al bar, l’ha fatta uno dagli spalti durante l’intervallo, centrando da centrocampo una cassa di birra piazzata al limite dell’area e regalando mezz’ora di bevute gratis a tutti. In una città che ha sempre chiesto al calcio una forma di orgoglio, adesso perfino l’episodio più memorabile arriva fuori dalla partita, e sa di parodia.
Nel reportage che Laura Sophia Jung firma per Die Zeit, con le fotografie di Jonas Berndt, Wolfsburg appare come una città che si è ritrovata a giocare per due salvezze nello stesso momento. Da una parte c’è la Volkswagen, il centro nervoso attorno a cui tutto è stato costruito, entrato in una crisi non solo industriale ma psicologica, con vendite in calo, profitti che si restringono e migliaia di posti destinati a sparire entro il 2030. Dall’altra c’è il Wolfsburg, già campione di Germania, ma ora minacciato per la prima volta di retrocessione.