
Il 7 marzo nel 1966 è un lunedì, i giornali raccontano la visita del presidente Saragat a Torino e nella politica internazionale si sta aprendo una discussione sulla necessità per l’Europa di dotarsi di una difesa comune. È la linea della Germania, interessata a un accordo con Parigi per quello che viene definito dal Corriere della sera in prima pagina “il club atomico”.

Il futuro sta arrivando pure per altre vie. L’Inghilterra avrà la televisione a colori verso la fine del ‘67. Lo annuncia alla Camera dei Comuni il ministro delle poste Wedgwood Benn. All’inizio è previsto che i programmi siano realizzati solo da BBC2. Per quattro ore a settimana. Non si esclude che nel giro di un anno le ore diventino dieci. Nei primi due anni, i televisori per i programmi a colori verranno a costare 250 sterline, oltre 400 mila lire del 1966. Secondo i tool di conversione storica che si trovano online, sono pari a 4.800 euro di oggi.
A proposito di tv. Il futuro è stampato a tutta pagina sulla Gazzetta, in una inchiesta di Franco Mentana. È una discussione che nel marzo 1966 sta cominciando a emergere nel calcio italiano: il diritto dei calciatori a ricevere un compenso per l’uso televisivo delle partite.

Con la crescente diffusione della televisione e delle immagini delle partite, alcuni di loro iniziano a sostenere che il calcio non sia più solo una competizione sportiva ma anche uno spettacolo mediatico, e quindi chi lo interpreta deve partecipare ai benefici economici.
Giacomo Bulgarelli propone che l’eventuale compenso non sia destinato direttamente ai singoli giocatori ma versato nel fondo pensioni, come forma di tutela collettiva per la categoria. L’idea nasce dal riconoscimento che i calciatori sono attori dello spettacolo e che la televisione, trasmettendo immagini e servizi, utilizza di fatto la loro prestazione sportiva.
Dalla parte opposta si collocano molti dirigenti che respingono la richiesta: i giocatori sono già legati contrattualmente ai club e sono tenuti a mettere la loro attività sportiva a disposizione della società; di conseguenza eventuali ricavi derivanti dalle immagini delle partite dovrebbero restare nelle casse dei club. Altri temono che accogliere la richiesta apra la strada a nuove rivendicazioni economiche.