
Ci sono due Mondiali. Uno è il prodotto commercializzato, l’altro è quello dentro gli stadi. Solo uno dei due è autentico. Indovinate quale. Così sul Guardian scrive Leander Schaerlaeckens, docente di comunicazione sportiva alla Marist University, in un riflessione su quello che ci aspetta negli USA. La sua analisi è intrecciata a una serie di ricordi personali tratti dai tre precedenti Mondiali vissuti in prima persona e si concentra soprattutto intorno al cosiddetto Pride Match di Seattle, istituito “per celebrare il weekend dell’orgoglio LGBTQ+ della città. In un curioso ribaltamento – ricorda – il sorteggio dei Mondiali ha poi assegnato Egitto e Iran a quella partita, due Paesi in cui la comunità gay è perseguitata e dove nel caso dell’Iran l’omosessualità è persino punibile con la morte”.
Dice allora Schaerlaeckens che un Mondiale non appartiene al protocollo, bensì ai luoghi che lo accolgono e alle persone che lo vivono. In questo caso, Seattle difenderà il Pride Match come parte integrante della sua cultura — e lo farà anche davanti a squadre provenienti da paesi che perseguitano la comunità LGBTQ+. «Il Mondiale – si legge sul Guardian – dà il meglio quando sembra meno un mega-evento trasportato in blocco su un nuovo continente ogni quattro anni, e più una struttura che chi ospita può modificare come crede. Sono il sapore locale e l’eccellenza in campo a restare nella memoria».
Il Mondiale, secondo l’editorialista del Guardian, sopravvive non grazie al suo marchio, ma nonostante esso, e “resta una delle grandi celebrazioni dell’umanità nonostante la FIFA”. Quello in Nord America doveva essere inclusivo e minaccia di essere il contrario, più cupo, meno colorato, meno gioioso. “Questo Mondiale avrà successo e sarà all’altezza dei suoi precedenti – scrive Schaerlaeckens – se i giocatori offriranno uno spettacolo sfidando stanchezza, caldo, viaggi e tutto ciò che il calcio moderno richiede loro. Se i tifosi saranno ammessi nel paese, tanto per cominciare, e poi lasciati liberi di divertirsi. E se chi ospita il torneo sarà lasciato libero di farlo a modo proprio». In sintesi – diciamo la verità: ci siamo messi in un grosso casino.