Le freccette sono tornate e Jonathan Liew sul Guardian racconta la prima giornata dei Mondiali per quello che sono diventati, un rito stagionale inevitabile, “un addobbo natalizio indispensabile che, come il Natale stesso, arriva ogni anno un po’ prima”. Tornano i cliché, le formule rituali e torna soprattutto Luke Littler, che a due ore dal match è già alla lavagna di allenamento: un dettaglio minimo che dice molto di lui.
Littler ha vinto all’esordio, naturalmente. Il 3-0 contro Darius Labanauskas non merita grandi autopsie tecniche, nemmeno per lui. Ma il lituano pare sia uscito a testa alta, spingendo il campione in carica fino ai deciding legs dei primi due set – qualunque cosa essi siano – e viaggiando a 95 punti di media. Non abbastanza per incrinare una convinzione ormai condivisa: Littler è il favorito per diventare il primo a portarsi a casa un premio da un milione di sterline per il vecchio gioco dei pub.
Qui Liew allarga lo sguardo e individua il paradosso che tiene insieme tutto il torneo: “un evento che continua a crescere a dismisura riuscendo, allo stesso tempo, a restare identico a sé stesso”. Campo allargato a 128 giocatori, biglietti esauriti in dodici minuti, trasloco annunciato nella Great Hall. Eppure la sensazione è sempre quella, l’Alexandra Palace è un centro di gravità emotivo, simbolico ed economico.
Perché è qui che le freccette hanno smesso di essere una vita fatta di tornei settimanali in centri ricreativi regionali diventando “una roulette esistenziale. Una sola corsa ad Ally Pally può fare o disfare un’intera stagione, un’intera carriera”. Arno Merk, dilettante tedesco quasi sconosciuto al grande pubblico, ha incassato 25mila sterline battendo Kim Huybrechts e parla già di salto definitivo tra i professionisti. Non vuole comprarsi una macchina nuova, vuole un futuro diverso.
Ma se l’ascesa può essere fulminea, la caduta lo è altrettanto. Liew ricorda Michael Smith, in cima al mondo nel gennaio 2023, precipitato due anni dopo fuori dalla top-16 nel giro di una sera. Le freccette del nuovo mondo sono diventate come molti altri sport, sono fatte di “vertigini feroci”: esaltazione totale o schiacciamento immediato.
Smith sta tornando dopo anni di infortuni e dolori cronici. Ha battuto Lisa Ashton 3-0 e ammette che l’ansia era insopportabile fin dal mattino. “I nervi non distinguono tra campioni e sopravvissuti”. Intanto monta il dibattito sul peso sproporzionato del montepremi mondiale. Michael van Gerwen protesta: la distribuzione non è equa, chi vince può quasi permettersi di non giocare più. È una distorsione? Forse. Ma Liew ribalta il ragionamento senza moralismi: “Questo è ancora l’unico vero spettacolo del darts, l’unico evento che buca davvero lo schermo”. E i premi riflettono il ruolo.