La rotazione dei centravanti e il caos ordinato
Luis Enrique non dimentica nessuno. Quando gli chiedono delle tante facce nuove viste da centravanti in questi primi mesi della stagione, lui li elenca quasi con orgoglio: Dembélé, Ramos, Mayulu, e perfino Désiré Doué, schierato martedì scorso a Leverkusen in un 7-2 che ha stordito i tedeschi. «Ci sono anche Kvaratskhelia, Barcola e Lee Kang-in che possono farlo», avverte l’asturiano. Prepariamoci. «Anche i due laterali possono diventare un numero 9 in certe azioni. Avere rotazione e mobilità è fondamentale per noi, non è un mistero».
A forza di cambiare, Luis Enrique ha trasformato la confusione in metodo. Così dice Emery Taisme su l’Equipe. Alla BayArena, come ha ammesso il ds del Bayer, Simon Rolfes, i giocatori di Kasper Hjulmand hanno finito per perdere la testa. Non sapevano più chi marcare, chi seguire, dove collocare il baricentro. Gonçalo Ramos, l’unico vero attaccante d’area, è rimasto in panchina: il suo profilo non coincide con l’idea che il tecnico ha del centravanti. «Non vuole un 9 alla Haaland: anche se è fortissimo, l’avversario sa già cosa aspettarsi», confida un agente. Con i suoi scambi e le sue inversioni di ruolo, il PSG rimescola i codici tattici.
Il turnover non è più un obbligo, ma un oggetto prezioso nella cassetta degli attrezzi [se su Slalom trovate spesso, molto spesso, questa dicitura – un oggetto nella cassetta degli attrezzi – è perché su Slalom non si scrive arma].
«Avere continuità, capacità di dribblare, superare i difensori, segnare e partecipare al lavoro difensivo», ha ribadito ieri Luis Enrique, come a dettare una formula che si rinnova ogni settimana. Ousmane Dembélé, il più rodato in quel ruolo mobile, ha toccato solo quattro palloni in area su trentasei al suo rientro, ma è bastato a mostrare la differenza: – È quello che capisce meglio il ruolo, si dice a Parigi.
Per altri, l’adattamento è più lento. «Nonostante la doppietta di Leverkusen, per Doué è meno naturale», spiega una voce del club. Ha bisogno di partire dall’esterno, dove può puntare l’uomo. “Nell’area c’è troppo traffico, troppo poco spazio per la sua ossessione del dribbling”.
In un contesto logorato dagli infortuni, la rotazione sistematica ha almeno aggiunto un elemento prezioso: l’imprevedibilità. Ma fino a che punto può spingersi questa ricerca del caos ordinato? Fin da inizio stagione, Luis Enrique non lo aveva nascosto: “Cerchiamo di innovare per mantenere l’effetto sorpresa”.
Da allora, il PSG è diventato un laboratorio tattico. Nuno Mendes schierato a destra contro lo Strasburgo [3-3 il 17 ottobre]. Lo stesso portoghese spostato in alto, da esterno puro, contro il Barcellona in Champions [2-1]. Lucas Hernandez passato a destra dopo l’intervallo di Leverkusen. Hakimi avanzato a Marsiglia, con Marquinhos retrocesso terzino. Tutto e il contrario di tutto, ma sempre con un senso interno, quasi matematico. E poi c’è Senny Mayulu, diciannove anni, simbolo della nuova flessibilità parigina: punta, terzino, mezzala. “È probabilmente quello che incarna meglio la polivalenza di cui Luis Enrique è innamorato”, scrive L’Équipe. Grazie a giocatori intercambiabili, il PSG è riuscito a sopravvivere a un’epidemia di assenze senza smarrire identità né ritmo. “L’arte – dice il giornale francese – sta nel cambiare senza perdere se stessi. Cercare sempre qualcosa di diverso, senza mai smettere di sorprendere”
ore 17.00 su Sky Sport: Brest vs PSG