La corsa verso l’oro della NBA: si apre l’età dei giocatori da 1 milione a partita

La corsa verso l’oro della NBA

Come milioni di persone nel mondo, anche la NBA aspetta con impazienza la consegna del suo pacco Amazon. Solo che non si tratta di una lampada o di un computer nuovo, il gigantesco pacco di dollari promesso dal colosso di Jeff Bezos è pieno di dollari. È stato ordinato nel luglio 2024, con la firma del nuovo contratto dei diritti televisivi.

Nel suo pezzo per L’Équipe, Sami Sadik scrive che è “un accordo quasi senza precedenti, secondo solo alla NFL”. Con Disney [ESPN] e NBC a completare il trio, la cifra è vertiginosa: 76 miliardi di dollari in undici anni. Il contratto precedente, 24 miliardi in nove anni, sembra improvvisamente poca cosa — “una mancia, il resto dimenticato sul bancone”.

Adam Silver, il commissioner della lega, si era congratulato con il suo staff e i partner: «I nostri partner offriranno i nostri contenuti su una moltitudine di piattaforme e ci aiuteranno a trasformare l’esperienza dei tifosi per il prossimo decennio». Ma sotto le parole lucide da comunicato stampa, i veri beneficiari del nuovo Eldorado televisivo si trovano in campo. 

Metà dei ricavi dei media va ai giocatori. «Il salary cap continuerà ad aumentare anno dopo anno», sorride l’economista Michael Leeds. Il primo a ringraziare sarà Shai Gilgeous-Alexander, MVP della stagione e delle finali con Oklahoma: domani notte, contro Houston, inaugurerà l’era NBC con un contratto da 285 milioni di dollari in quattro anni. Nella stagione 2030-2031 guadagnerà 79,1 milioni — quasi un milione a partita.

Non è il solo a entrare nell’età dell’iperbole. Devin Booker, a Phoenix, supererà i 70 milioni annui. Kevin Durant ha appena firmato con Houston un accordo di due anni per 90 milioni. Nikola Jokic aspetta l’estate per il suo nuovo patto con Denver che potrebbe riscrivere tutti i record. «Presto vedremo il primo giocatore con uno stipendio a nove cifre», pronostica un agente che lavora nel mercato americano.

Per capire quanto il mondo sia cambiato, basta ricordare che nel 1998 Michael Jordan fissò il record di sempre con 33 milioni per la sua ultima stagione a Chicago. Quel numero — un tempo astronomico — oggi è superato da 49 giocatori. Il milione a partita non è più un sogno da bar. Solo i principi sauditi, con Cristiano Ronaldo e Karim Benzema, possono permettersi cifre simili nel calcio, nota Sadik su L’Equipe, ma la NBA è pronta a colmare il divario. Cautamente. «La lega ha voluto evitare il caos del 2016», ricorda ancora l’agente a L’Equipe, «quando le squadre si ritrovarono improvvisamente con 25 milioni in più da spendere e strapagarono i free agent ben oltre il valore reale». 

Quell’onda di denaro portò Kevin Durant a Golden State e fu un dominio: due anni di perfezione con Stephen Curry. Ora l’aumento sarà graduale, circa il 10% l’anno, ma inarrestabile. Quando Forbes pubblicherà il suo prossimo listino dei primi-50, la marea NBA rischia di travolgere tutto: nel 2025 i cestisti erano 16 contro 8 calciatori. Con Ronaldo, Messi e Benzema prossimi al tramonto, il trono del mondo sportivo e degli assegni fuori scala sembra pronto per un nuovo sovrano che arrivi dal basket.

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Wembanyama prepara l’IBAN

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A media scadenza il candidato è lui, Victor Wembanyama, mister Unicorno. Il giovane francese dei San Antonio Spurs potrebbe diventare il primo giocatore nella storia della NBA a guadagnare un miliardo di dollari solo di stipendio. Attualmente ha firmato un contratto da rookie e potrà negoziare a breve un’estensione da  300 milioni di dollari in cinque anni. Se rimane agli Spurs e rispetta certe condizioni – un titolo MVP, un titolo di difensore dell’anno o entrare nel quintetto ideale della stagione [All-NBA] – potrà far salire presto la cifra. Il calcolo tiene conto della crescita prevista del tetto salariale NBA: un aumento costante significa che i contratti futuri saranno molto più alti di quelli che fino a poco fa sembravano incredibili, dice L’Équipe

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